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Maranello. «I 96mila euro in nero non sono dello spaccio ma del lavoro in Usa»

Il 38enne arrestato dai carabinieri si oppone al sequestro «Là mi pagavano così». Il giudice però non gli crede 

MARANELLO. Ha chiesto al giudice della Corte di Cassazione di dissequestrare i 96mila euro che i carabinieri gli avevano trovato all’interno di un armadio in casa, o almeno una parte di essi. Ma la sesta sezione non ha ritenuto condivisibili i motivi del ricorso di Nicola S., condannandolo anche al pagamento di 3mila euro.

Quel ritrovamento di denaro fece parecchio parlare a maggio quando i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Sassuolo, insieme ai carabinieri di Formigine e Maranello, effettuarono il blitz che fece scoprire oltre 400 grammi tra cocaina e hascisc e soprattutto portarono alla luce 189mila euro in contanti trovati negli armadi dei due arrestati. Perché oltre al 38enne Nicola S. finì in carcere anche un suo assiduo cliente, capace di acquistare almeno 50 grammi a cadenza settimanale e al costo di 60 euro al grammo.


Il 38enne si è però opposto al sequestro di parte del denaro, offrendo una lettura alternativa. Ha infatti raccontato al giudice di aver lavorato dal 2014 al 2017 negli Stati Uniti dove aveva avviato anche un’attività di importazione di vini. Al termine del triennio, con il permesso di soggiorno in scadenza, ha liquidato la società ed è tornato a Maranello. Con sé, ha continuato nella sua ricostruzione, si è portato circa 59mila dollari. «Erano soldi in nero con cui mi avevano pagato», ha voluto sottolineare davanti al giudice in sede di convalida dell’arresto, ammettendo comunque le proprie responsabilità nello spaccio.

Ma quella tesi, prospettata con convinzione, non ha trovato terreno fertile. Per prima cosa - ha annotato anche la Cassazione - non si spiega come i 59mila dollari fossero diventati, a distanza di tre anni, 96mila euro. Soprattutto perché, ha ribadito Nicola S., rientrato in Italia ha faticato a trovare lavoro, vedendosi costretto a dedicarsi allo spaccio. In secondo luogo la Cassazione ha giudicato poco credibile la possibilità che i 59mila dollari non fossero stati mai spesi, valutando invece potenzialmente corretta l’ipotesi che tutto quel contante, trovato in mazzette da 50 euro, servisse per continuare nell’approvvigionamento della cocaina. —

F.D.

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