Sassuolo, banda svuotava aziende fallite. Arrestato Ambrisi. Sigilli a un milione

Blitz della Guardia di Finanza nell’inchiesta con 13 indagati. Scoperta la galassia di società del 46enne di Sassuolo

Modena. La Finanza: "Così abbiamo scoperto la banda dei fallimenti"

SASSUOLO. Un Rocco Ambrisi diverso, per nulla intimidatorio come emerso in altre inchieste, ma più propenso ad indossare i panni del perfetto manager e amministratore dei propri beni. Beni che non potrebbe più detenere in quanto colpito da una misura di prevenzione antimafia, e che infatti aveva provveduto ad intestare a persone a lui vicine. Ma le operazioni del 46enne originario di Irsina, volto noto di Sassuolo e residente a Castellarano, sono state interrotte da un blitz della Guardia di Finanza di Modena, scattato all’alba e che hanno portato al suo arresto e al sequestro preventivo di un milione di euro. Un suo sottoposto è finito ai domiciliari e altri 11 persone sono state raggiunte da un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’OPERAZIONE

Poco dopo le 4 le auto della Finanza sono uscite dal comando provinciale. Quarantaquattro uomini, diretti dal tenente colonnello Angelo Ancona, comandante del Nucleo Pef, e coordinati dal pubblico ministero Claudia Natalini, hanno dato il via ai provvedimenti emessi dal giudice Andrea Scarpa. Auto civetta e uomini in divisa sulle auto di servizio hanno raggiunto la zona di Sassuolo, il distretto ceramico, arrivando anche nel reggiano per procedere all’arresto di Ambrisi e alla disarticolazione dell’associazione criminale, reato contestato dalla Procura. A vario titolo ai 13 indagati vengono contestati reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta all’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una serie indefinita di delitti di natura fiscale, fallimentare e trasferimento fraudolento di valori.

LE INDAGINI

L’attenzione della Finanza su Ambrisi non si è mai arrestata e l’operazione di ieri è una costola autonoma nata dagli accertamenti dell’inchiesta “Intoccabili”, tuttora in fase dibattimentale in tribunale a Modena.

Tutto parte dal fallimento della Italimmobiliare, società che risulta nella disponibilità di Ambrisi. Le indagini lasciano ipotizzare una bancarotta fraudolenta di natura contabile e documentale. Emerge infatti che sono stati distratti tutti i beni mentre i documenti fiscali e contabili sono stati distrutti al fine di rendere più complicato risalire alle operazioni. Il tutto lasciando ovviamente i creditori senza indennizzi né riscontri economici. Ma ai finanzieri che indagano si apre uno scenario fino a quel momento inatteso

. Attraverso operazioni di verifiche fiscali, intercettazioni e pedinamenti emerge che la Italimmobiliare è solo una delle società della galassia di Ambrisi, il quale si è specializzato nel rilevare imprese edili che poi accompagnava al fallimento dopo averle svuotate. In parallelo il 46enne sfruttava società e aziende, intestate a vari prestanomi, per avviare un giro di false fatturazioni utili ad aumentare le compensazioni fiscali. E il legame tra le varie società è presto emerso quando i finanzieri hanno scoperto come vi fossero interposizioni fittizie, scambio di fatture e addirittura di personale.

A quel punto, con tre società già portate in fallimento e una quarta destinata allo stesso destino, è scattata la prima perquisizione il 22 maggio 2019, che ha permesso di sequestrare denaro, documenti, timbri, chiavi Usb: tutte prove utili a ricondurre le società ad Ambrisi e ai suoi sottoposti.

Le armi

Le intercettazioni telefoniche hanno inoltre permesso agli investigatori di venire a conoscenza almeno dell’esistenza di un’arma che però non è stata trovata nel corso delle perquisizioni, ma che dimostra l’elevato livello criminale dell’associazione di cui facevano parte anche tre soggetti che percepivano il reddito di cittadinanza. —

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