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L'INCHIESTA/ La fibra ottica slitta di due anni Il mondo smart è ancora per pochi nel Modenese. La situazione comune per comune

Solo 11 Comuni con rete finita tra i 28 ritenuti fuori mercato Per gli altri 19 tutto dipende dallo slancio dei provider privati La mappa con la situazione comune per comune INCHIESTA A CURA DI DANIELE MONTANARI

In tempi di smart working e didattica a distanza, si sta evidenziando tutta l’importanza di una rete internet performante. Un bene che oggi si può ritenere a tutti gli effetti primario, ma che è ancora ben lungi dal diventare comune. Nella nostra provincia infatti solo 11 Comuni su 47 possono contare su una rete di fibra ottica completata, secondo gli ultimi dati di Open Fiber, l’azienda incaricata di dare il servizio nelle cosiddette “aree bianche” fuori mercato. In altri 17 comuni “bianchi” ci sono lavori in corso o ancora in progettazione. Il resto è in mano ai privati con attivazioni ancora frammentarie.

 

LA SITUAZIONE COMUNE PER COMUNE

MODENA Smart working e didattica a distanza chiamano fibra ottica e internet veloce. Ma la risposta è ancora ben lungi da essere completa e uguale per tutti in provincia. Dove tra i 47 comuni, solo 11 possono contare sulla voce “rete disponibile agli operatori” da parte di Open Fiber, l’azienda misto pubblico-privata a cui sono stati assegnati nel 2017 da Infratel i lavori del bando Bul (banda ultralarga) del Ministero per lo Sviluppo Economico per la copertura delle cosiddette “aree bianche”, dove cioè senza iniziativa pubblica la fibra non arriverebbe mai per l’anti-economicità del contesto per gli operatori privati. Negli altri 17 comuni fuori mercato siamo ancora ai lavori in corso o in progettazione, mentre i restanti 19 (tra cui Modena, Carpi e Sassuolo) sono in “area nera” di mercato fuori dal bando e quindi con un’attivazione del segnale legata all’intervento dei singoli operatori, in contesti ancora abbastanza frammentari, anche in città.



I comuni in area bianca che hanno una rete ormai ultimata (ma non sempre attivata) secondo i dati Open Fiber aggiornati all’11 gennaio sono: Bastiglia, Bomporto, Camposanto, Castelfranco, Montecreto, Palagano, Ravarino, San Possidonio, San Prospero, Soliera e Vignola. In quelli più piccoli l’intervento di Open Fiber è pressoché integrale sul territorio, in quelli più grandi è invece rivolto al collegamento delle aree periferiche (come Sozzigalli per Soliera).

I comuni più indietro nel piano, dove siamo ancora alle fasi di progettazione, sono tutti in montagna (ad eccezione di Savignano), dove si tratta nella pressoché totalità dei casi di aree interamente fuori mercato (a parte Pavullo, Sestola e Guiglia, dove si sono attivati i privati) e dove quindi il gap si ripercuote su tutta la popolazione. In mezzo, quelli con lavori in corso in fasi differenti.



La storia doveva essere diversa. Il piano prevedeva la copertura di tutte le aree bianche entro il 31 dicembre 2020. Nella nostra provincia della trentina di comuni classificati come tali solo un terzo (i famosi 11) hanno raggiunto l’obiettivo. Per gli altri si parla di un rinvio di due anni al 31 dicembre 2022. Ma è tutta colpa di Open Fiber? In realtà per via dei ricorsi sul bando ministeriale, l’azienda ha potuto cominciare i lavori a regime solo a metà del 2018.

Ci sono stati indubbiamente ritardi operativi, ma è anche vero che per procedere agli scavi necessari l’iter autorizzativo (da Comuni, Provincia e Anas) non è stato esente da contrattempi. Adesso però la strada dovrebbe essere più piana, grazie all’iter snello sancito per questo tipo di opere con il Decreto “Semplificazioni” del luglio scorso.

È l’auspicio della stessa Open Fiber: «Siamo ben consapevoli dell’importanza strategica che rivestono le infrastrutture di telecomunicazione in fibra ottica, specialmente in un momento d’emergenza come quello che stiamo attraversando - sottolineano dalla ditta - che ha comportato l’adozione dello smart working e della didattica digitale, rendendo di fatto indispensabili connessioni affidabili e di qualità.

Proprio per questo i lavori del piano Bul stanno accelerando sensibilmente su tutto il territorio nazionale, e si auspica possano accelerare ancor di più in virtù delle disposizioni contenute nel DL Semplificazioni. Realizzare una rete così capillarmente diffusa richiede una miriade di permessi e autorizzazioni: è dunque necessario uno sforzo di sistema congiunto. L’obiettivo condiviso con Infratel e Regione è terminare i cantieri in Emilia Romagna entro il 2022». —

RABBIA IN APPENNINO

«Montagna lasciata indietro: ora basta» Presto un summit per avere tempi certi
Pasini (Uncem): «Chiederò un nuovo incontro con la Regione, non si può più rimandare un’infrastruttura così strategica»
 
La montagna è la parte di provincia più in sofferenza per i ritardi nella posa della fibra ottica, che secondo il piano iniziale doveva essere ultimata al 31 dicembre 2020. È vero che il Covid ha condizionato tutti i cantieri, ma proprio il Covid ha mostrato anche tutta la strategicità dell’opera soprattutto per chi vive nelle aree disagiate. Sul fronte delle necessità innanzitutto: didattica a distanza e smart working. Ma anche su quello delle opportunità, perché l’epidemia ha portato anche a una riscoperta dell’Appennino e dei suoi ampi spazi, sottolineando l’importanza della visibilità turistica che oggi più che mai passa per il web.
In questo quadro il sindaco di Lama Mocogno Giovanni Battista Pasini in qualità di presidente regionale dell’Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) a metà 2020 aveva ottenuto un incontro con Lepida (l’agenzia regionale che segue le infrastrutture per la comunicazione) per fare un punto generale di sollecito, con la partecipazione di 22 rappresentanti di Unioni montane in regione. E ora di fronte allo stallo ne sta organizzando un altro: «La fibra è un’opera più che mai strategica ma non sappiamo a che punto è - sottolinea - i sindaci faticano tantissimo ad avere informazioni e non sanno cosa rispondere ai cittadini che chiedono quando potranno avere il collegamento a casa. Mi sto attivando per organizzare al più presto un altro incontro per fare il punto generale: i territori vogliono avere tempi certi sulla realizzazione della rete, che non è più rimandabile». 
 
Pasini ribadisce tutta l’importanza dell’intervento, sia nell’immediato che in prospettiva: «Lo sviluppo della montagna non può più prescindere dalla fibra, che è un’esigenza fondamentale al pari della viabilità - sottolinea - in primis per tutto il discorso che riguarda il turismo, che richiede adeguata visibilità sia per le realtà attive sia per i nuovi progetti che mi auguro possano sorgere, magari per mano di giovani, in questo momento di riscoperta della montagna.
 
Ma la fibra è ormai imprescindibile anche per le importanti realtà industriali che abbiamo sul territorio, che devono potersi rapidamente interfacciare con il mondo». E parlare di aziende in questo momento significa parlare anche di smart working: «Lavoro a distanza nell’ambito delle realtà del territorio, certo, ma anche lontane: perché non pensare a persone, a famiglie, che pur mantenendo una sede di lavoro in pianura decidono grazie a questa opportunità di stabilirsi qui attratte dalla bellezza di questi luoghi? In un momento che invita a ripensare gli stili di vita, è un’opportunità non di poco conto. Ma dobbiamo essere pronti a coglierla».
 
Pasini guarda poi al mondo della formazione: «Penso a tante attività legate al mondo universitario, dottorati e ricerche che potrebbero svolgersi anche a distanza permettendo a tanti giovani di restare qui pur continuando ai massimi livelli il loro percorso formativo».
 
Insomma, le ragioni per chiedere - anzi per esigere a questo punto - la fibra diventano sempre di più appena ci si mette a stendere un piano di prospettiva, a parlare di visione del territorio e, più in generale, di futuro. Ecco perché non si può più aspettare: «Tutti gli attori, a partire da Comuni e regioni, devono lavorare insieme perché il programma concordato di estensione della fibra venga attuato nel più breve tempo possibile e nelle giuste modalità - osserva - perché finora dove si è intervenuto lo si è fatto lasciando a volte ai sindaci delle situazioni problematiche su cui intervenire, ad esempio nel ripristino degli asfalti. Va da sé che a loro volta i responsabili delle strade (Comuni, Provincia e Anas) devono facilitare il più possibile le procedure autorizzative senza più perdersi in inutili lungaggini». —
 
 
 
Per Palagano e Montecreto traguardo fibra ormai a un passo
 
stola, ci sono altri due comuni montani ormai in dirittura d’arrivo sulla fibra ottica, e con il collegamento più performante: l’iperfibra FTTH che assicura fino a 1 giga al secondo. Sono Montecreto e Palagano, dove nei giorni scorsi i sindaci avevano evidenziato con incredulità una singolare dinamica: posa della rete ormai ultimata nei loro territori ma ancora nessun segnale nelle case.
 
Non dovrebbe comunque protrarsi ancora molto l’attesa, secondo i chiarimenti forniti da Open Fiber. A Palagano risulta tutto veramente ultimato a livello infrastrutturale, e la cablatura completa permetterebbe già di avanzare la richiesta di attivazione dell’iperfibra nelle case. C’è però un problema non di rete ma informatico: alcuni civici non si trovano nel database, rendendo impossibile in questo momento l’attivazione. Trattandosi però di una questione che richiede non altri lavori sul campo ma solo una correzione a livello di elaborazione dati, si dovrebbe risolvere nel giro di poco facendo di Palagano il primo comune della Val Dragone connesso alla massima velocità, con tutte le opportunità che ne conseguono.
 
Anche a Montecreto la posa della fibra in paese è ormai ultimata, arrivando a 2.500 case. Ma c’è un problema diverso: manca ancora il cosiddetto “backhauling”, il collegamento tra la rete in paese e la dorsale nazionale (rete primaria), in sostanza il grosso cavo aereo di allacciamento. Che in teoria spetterebbe agli operatori, ma Open Fiber si sta attivando in proprio per arrivare al completamento dell’opera. Anche qui dunque non dovrebbe esserci un’attesa lunga: in ditta conoscono bene la problematica e sono intenzionati a risolverla il più in fretta possibile, meteo permettendo.
 
A Zocca invece la stesura della rete non è stata ancora ultimata, ma anche qui ci sono buone notizie: Open Fiber sta chiudendo un accordo con InRete (Hera) per l’utilizzo di cavidotti già esistenti così da limitare fortemente la necessità di nuovi scavi (che sono stati abbastanza problematici nella gestione nei mesi scorsi) e quindi dare una sensibile accelerata. 
Su Fanano siamo ancora in fase di progettazione, ma c’è l’intenzione di partire con i lavori già nel 2021, come del resto a Riolunato (primavera), Serramazzoni e Prignano (luglio). —
 
 
 
L’attesa vale il risultato: l’80% avrà l’iperfibra da un giga
 
Ma qual è l’internet veloce su cui sta lavorando Open Fiber? I campi d’azione sono sostanzialmente due.
L’obiettivo “di terra” è portare nel maggior numero possibile di case la cosiddetta rete FTTH, acronimo inglese per “Fiber to the Home”, cioè “fibra fino a casa”, un cablaggio con fibra ottica dalla strada alle mura delle abitazioni.
 
Con le conseguenti altissime prestazioni: si parla di una velocità di trasmissione fino a 1 gigabit al secondo, sia in download che in upload. È l’iperfibra. Il bando ministeriale vinto da Infratel chiedeva di assicurare almeno 100 Megabit al secondo a circa l’80% della popolazione: Open Fiber ha fatto una scelta più performante optando per questa tecnologia, con cantieri più complessi da avviare e gestire ma in prospettiva un risultato che permette il massimo sviluppo futuro delle potenzialità internet.
 
Nei centri abitati si lavora sempre per l’FTTH, ma nelle frazioni e nelle altre aree periferiche (vedi i borghi sperduti dell’Appennino) non è ipotizzabile fare perno su questa soluzione in tempi brevi, per un’ovvia questione di distanze. In quei casi allora Open Fiber punta sulla tecnologia FWA, ovvero “Fixed Wireless Access” che prevede l’appoggio della fibra ottica a un ponte radio indispensabile per raggiungere i contesti geografici più fuori portata. In questo caso la potenza di rete assicura almeno 30 megabit al secondo, comunque un altro mondo rispetto all’Adsl odierna.
La FWA rimane dunque a servizio del 20% della popolazione. Nella nostra provincia sono una quindicina ad oggi i cantieri di questo tipo aperti. Oltre alle aree geograficamente “difficili” possono riguardare porzioni di un’area di mercato (“nera”) per cui gli operatori privati avevano dichiarato interesse (facendole così escludere dal bando pubblico) senza però arrivare a una copertura integrale. Così è ad esempio per Finale, dove la FWA Open Fiber è già terminata. A Carpi è in dirittura d’arrivo nelle periferie un’altra rete di questo tipo, così come a Guiglia, Marano, Nonantola e in altre realtà. 
 
Nelle aree nere solidamente gli operatori privati ricorrono a un terzo tipo di rete: la FTTC “Fiber to the Cabinet”, cioè “Fibra fino all’armadio”. Ovvero l’armadio stradale da cui si dipanando i cavi che vanno nelle case. Non in fibra ma in rame, con prestazioni un po’ più basse. —