Modena, morti nelle Cra: archiviazione respinta

La richiesta presentata dalla Procura non è stata accolta. L’avvocato Casale: «Chiediamo l’imputazione coatta»

MODENA.  La richiesta di archiviazione per i morti nelle Cra Opera Pia Castiglioni di Formigine e Villa Margherita di Modena non è stata accettata, servirà un altro confronto davanti al gip. Infatti, il minuzioso atto di opposizione di oltre 50 pagine, depositato dall’avvocato Gianni Casale, in rappresentanza del comitato “Emilia Romagna Parenti vittime in Rsa e Cra”, ha convinto il tribunale a un necessario confronto per poi determinare se accettare la richiesta del comitato d’imputazione coatta o se serviranno nuove indagini.

Si tratta di una decisione presa in tempo record dal giudice. Soltanto la settimana scorsa, infatti, era stata depositata l’opposizione. E ieri mattina è arrivata la notizia che la richiesta di archiviazione non è stata accettata. Sarà, quindi, possibile, o procedere effettuare nuove indagini, all’esito dell’udienza fra circa un mese.


«Abbiamo chiesto l’imputazione coatta dei responsabili delle strutture dove si potevano verificare i decessi. Siamo pronti a rivolgerci anche alla Corte europea – spiega l’avvocato Gianni Casale – E chiediamo che vengano proseguite le indagini. Tanti approfondimenti non sono stati effettuati. Chiediamo, inoltre, che tanti testimoni, nell’ambito della prima ondata di contagi, possano essere ascoltati. Ci sono tutti i presupposti perché inizi un processo. Il gip ha ritenuto fondata la nostra opposizione esprimendosi a pochi giorni dalla presentazione. Abbiamo posto un’ulteriore tassello nel percorso ».

Lo scorso dicembre, la Procura aveva richiesto l’archiviazione per due strutture in cui si sono verificati decessi durante la prima ondata di contagi a causa del Coronavirus: Villa Margherita a Modena e l’Opera Pia Castiglioni di Formigine. Qui, nella primavera del 2020, sono deceduti ospiti e i familiari hanno presentato esposti per chiedere accertamenti.

In una delle due strutture, Villa Margherita, lavorava una delle vittime più giovani del Covid: l’operatrice Anna Caracciolo: aveva 36 anni. Una volta conclusi gli approfondimenti di questi mesi, la Procura, per quei decessi, aveva concluso che non ci sono responsabilità nel personale che lavora presso le strutture. Nei mesi scorsi, sono stati effettuati anche approfondimenti del Nas (Nucleo antisofisticazione). Nel registro degli indagati erano stati iscritti i legali rappresentanti e i coordinatori delle Cra.

Nel caso dell’opera Pia di Formigine, compariva nel fascicolo anche un medico geriatra. Nessun comportamento scorretto era stato ravvisato dalla Procura e gli operatori, secondo questa tesi, non avevano commesso sottovalutazioni tali da indurre la morte dei residenti della struttura. Inoltre, sempre secondo la Procura, i decessi sono avvenuti all’inizio del periodo di emergenza.

Le conclusioni della Procura avevano scatenato indignazione tra i famigliari delle vittime nelle Cra e nelle Rsa. Ciò ha portato al deposito dell’opposizione. «Non potevamo accettare che queste morti venissero bollate come ineluttabili – rimarca il legale – Da tempo, inoltre, esiste un sistema di gestione, Defcon1, in grado di monitorare ogni singolo ospite delle Rsa e Cra. Si tratta di una piccola centrale operativa con cui si sarebbero potuti leggere i dati di tutti gli ospiti contemporaneamente. Il materiale è stato messo a disposizione della Regione, sono state fatte orecchie da mercante». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA