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Giorno della Memoria / Onorificenze per 15 modenesi prigionieri nei campi nazisti

La cerimonia di consegna delle medaglie ieri in Prefettura Figli e nipoti ricordano i racconti di sofferenze e di fame

Carlo Gregori

Palazzo Principe Foresto, sede di Rappresentanza della Prefettura, ha ospitato la commemorazione della “Giornata della Memoria” per ricordare a livello istituzionale la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei e di quanti subirono la deportazione nei campi di sterminio.


Alla cerimonia di ieri mattina, chiusa al pubblico e alla stampa, hanno partecipato i rappresentanti delle forze dell’ordine, i sindaci dei comuni di residenza degli insigniti (tra questi Gian Carlo Muzzarelli che ha consegnato alcune medaglie), il rabbino capo e il rappresentante della Comunità Ebraica cittadina. Tutti hanno manifestato la vicinanza alla Comunità Ebraica e ai familiari degli insigniti. La volontà è di tenere viva la memoria delle tragedie causate dal nazismo e dal fascismo.

Sono state consegnate le Medaglie d’Onore concesse dal Presidente della Repubblica ai familiari degli ex internati modenesi oggi deceduti: Michele Amico, Primo Boccaleoni, Nando Cappi, Domenico Cermelli, Guido Debbia, Ardino Levratti, Desiderio Lugli, Aldo Manzini, Doviglio Masoni, Aldo Menozzi, Lino Penoni, Vittorino Rodolfi, Gino Silvestri, Aldino Tosetti, Paolo Vandelli. La cerimonia è stata l’occasione per ricordare questi parenti veterani in guerra coinvolti nelle retate contro l’esercito italiano e internati in campi in Germania e altri Paesi occupati dai tedeschi spesso con grandi sofferenze e tanta fame. Ecco alcuni racconti che abbiamo raccolto dopo la consegna delle medaglie.

Claudio Penoni di Concordia: «Mio padre Lino Penoni entrò nell’esercito di leva nel 1938 e fece tutta la guerra come sergente maggiore di artiglieria. Dopo la Ritirata di Russia, tra i pochi a salvarsi della sua compagnia, rientrò in Italia e subito dopo fu mandato a Berlino. Era l’8 settembre quando arrivò. Presso l’ambasciata c’era un gran caos e nessuno gli disse niente. Invece delle guardie italiane trovò le Ss. Venne arrestato e portato in un campo come prigioniero di guerra senza neppure avere la possibilità di avere gli aiuti della Croce Rossa e quanto prevedeva il codice militare. In Germania è rimasto internato fino alla fine della guerra venendo trasferito in vari campi di concentramento. Lo hanno salvato gli inglesi in Olanda. Era scheletrico, pesava meno di 40 chili. Lo hanno nutrito in maniera scientifica e con delicatezza a thé e biscotti. Il suo ritorno a casa è stato drammatico: si è ritrovato in un paese che non riconosceva più. A Concordia c’erano tensioni e vendette contro i fascisti».

Martina Pattuzzi, Serramazzoni: «Studio storia all’Università di Firenze e nel corso di ricerche d’archivio, attraverso la sua matricola, ho ricostruito alcuni aspetti di Primo Boccaleoni, mio bisnonno, in ambito militare. Così ho scoperto il suo internamento, perché non ne ha mai parlato. Dopo l’8 settembre, si trovava a Vipiteno, era alpino, e decise di rifiutarsi di combattere. Lo arrestarono e internarono in Polonia. Venne liberato nel maggio ‘45. A noi non ha mai raccontato niente».

Mirco Cappi, Soliera: «Mio nonno Nando Cappi di Mirandola si trovava a Maranello con altri tre a fare le guardie al Consorzio agrario. La Linea Gotica era visibile. Una notte credettero che gli Alleati avessero sfondato, disertarono. Tornò a casa, ma venne arrestato. Fu internato in Austria. Finita la guerra, siccome on li avevano informati, viaggiò con altri su un treno coi vagoni scoperti, scriveva sulle assi e su fogli di carta la fermata dove voleva scendere con scritto “W il duce” pensando che non fosse cambiato niente. Io sono il nipote che ascoltava ma era un uomo introverso e finiva per piangere».

Maria Pia Cermelli di Modena: «Nostro padre Domenico è uscito nel 44 dall’Accademia Militare di Modena come tenente. L’8 settembre a Parma, alla Scuola di Applicazione, è finito in una retata dei tedeschi. Lo hanno deportato prima in diversi campi in Polonia e dopo è strato trasferito col gruppo in Germania, ultima sede ad Amburgo. Civili e militari, erano destinati al lavoro in fabbrica, dato che la manovalanza tedesca non c’era, e molti sono morti. Finita la guerra ha viaggiato per mesi, camminando tanto. Poi ha continuato a fare l’ufficiale in Accademia».

Carlo Zanni Campioli di Modena: «Michele Amico, mio nonno, veniva da Caltanissetta, partì per la guerra e lì tornò a piedi dall’Austria. Dopo l’8 settembre venne fatto prigioniero a Bolzano, lo portarono a Innsbruck. Fece 15 mesi di prigionia fino alla liberazione. Poi si arruolò in polizia e a Modena sposò mia nonna. Non parlava volentieri, credo per i ricordi di fame e dolore, nonostante il mio interesse e gli rompessi le scatole». —

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