La storia/ Modena. Il medico artista della mano e il paziente-cantante: «Così abbiamo salvato Nek»

Il dottor Roberto Adani ha operato il musicista dopo un grave trauma con una motosega «Per noi sono interventi di routine. Lui? Persona squisita e paziente fantastico»

Giovanni Balugani

Artisti della chirurgia per salvare la mano di un artista della musica.


Filippo Neviani, in arte Nek, a novembre è stato vittima di un gravissimo incidente domestico mentre stava utilizzando una motosega circolare che gli ha causato profonde lesioni alla mano sinistra. Solo il sangue freddo e l’intuizione di correre al pronto soccorso di Sassuolo gli hanno dato la chance di salvare le dita, grazie al tempestivo intervento eseguito al Policlinico di Modena dall’equipe guidata dal dottor Roberto Adani, direttore di Chirurgia della mano.


«Ha avuto una lesione molto grave ed è stato fantastico nell’avere la lucidità, subito dopo il trauma, di salire in auto e recarsi al pronto soccorso – spiega il dottor Adani – ma quello che gli è accaduto è qualcosa che per noi è abbastanza comune. Incidenti domestici, sul lavoro o in strada sono la nostra routine quotidiana. E questo è un tema che voglio sottolineare: Nek è un personaggio famoso e noi siamo estremamente felici di averlo curato e di curarlo tuttora, ma la nostra filosofia è “Nessuno resta indietro”. In questi giorni qualcuno sui social network ha detto che a Nek è stata salvata la mano solo perché è un personaggio famoso: è una frase che mi ha turbato molto. Noi rivolgiamo la stessa attenzione e professionalità anche a chi famoso non è, senza distinzioni di razza, status economico, mestiere o religione. Quello che noi diamo, lo diamo a tutti e al meglio delle nostre capacità».



L’operazione, durata oltre nove ore, è stata molto complessa per i profani, ma non certo per chi ne esegue ogni settimana: «Abbiamo suturato tutti i tendini flessori del secondo, terzo e quarto dito. Tutti i fasci neuromuscolari al microscopio, tutte le arterie e tutti i nervi. E parliamo di vasi che sono sotto al millimetro di calibro. Era una situazione critica, tuttavia di interventi del genere se ne fanno tanti».

Anche se un pizzico di responsabilità nel trattare la mano di un musicista che suona chitarra e pianoforte a quei livelli c’è stato: «Io non lo sapevo, ma mi hanno riferito che il quarto dito per i musicisti è importante per gli accordi, per cui ci siamo detti “Speriamo di riuscire a farlo”. Devo dire che l’ho visto la settimana scorsa e la situazione mi sembra molto buona. Sono convinto che avremo un ottimo risultato, anche se è sempre difficile prevedere quale sarà la percentuale di recupero della mobilità: a volte servono ulteriori interventi».

Dopo l’intervento Nek ha intrapreso un lungo percorso di fisioterapia per riacquisire le capacità motorie: «Tu puoi essere un chirurgo fantastico e avere il migliore team del mondo: ma se non hai accanto bravi fisioterapisti sei perso. Noi abbiamo un gruppo di ragazzi giovani che sono bravi, gentili e disponibili. Nek è seguito da un paio con cui è diventato anche amico. E lui è bravo perché si applica, il che rende tutto più facile ed efficace».

E infine una nota su Filippo Neviani, l’uomo: «È stato un paziente da 10 e lode. Tranquillo, educatissimo, che non se la tira e che non ha mai creato un problema. L’altro giorno c’era un bambino con lui a fare fisioterapia e sono diventati amici. Lui è così - conclude il dottor Adani - sempre gentile con tutti, medici, infermieri o fisioterapisti. Una persona squisita». —

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