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Modena. Le lacrime del Murazzo per padre Romano «Hai imitato Dio soccorrendo gli ultimi»

L’addio al francescano che ha vissuto dalla parte dei diseredati Una folla di centinaia di amici, fedeli, beneficiati, fratelli di fede, si diceva, sempre ben distanziata, che sia dentro la chiesa che era stata retta per anni da padre Romano sia fuori, nel cortile, con la diretta su un maxischermo ha potuto seguire la commemorazione di un frate che fino all’ultimo ha creduto a San Francesco d’Assisi e al grande mistero dell’uomo nel mondo e tra gli uomini.

il racconto

MODENA Un pianto silenzioso è scoppiato da tanti occhi abbassati nella folla che ieri si è trovata alla Madonna del Murazzo per il funerale di padre Romano Volpari. Il pianto mesto si accompagnava alle parole rotte dall’emozione di don Giuliano Gazzetti, vicario della curia e per anni vicino a padre Romano, che ha officiato la messa funebre con quindici sacerdoti e frati francescani intorno a una umile bara di legno grezzo. Una folla di centinaia di amici, fedeli, beneficiati, fratelli di fede, si diceva, sempre ben distanziata, che sia dentro la chiesa che era stata retta per anni da padre Romano sia fuori, nel cortile, con la diretta su un maxischermo ha potuto seguire la commemorazione di un frate che fino all’ultimo ha creduto a San Francesco d’Assisi e al grande mistero dell’uomo nel mondo e tra gli uomini.

Leggendo passi della riflessione autobiografica del francescano ed ex parroco di San Pancrazio scomparso a 77 anni (“Frate, nonostante tutto”), monsignor Gazzetti ha ricordato il faticoso percorso alla ricerca di Dio nell’uomo di questo frate sempre con gli ultimi, i diseredati, gli immigrati allo sbando, i detenuti e i tossicodipendenti. Aveva smesso di temere questo Dio che nella sua gioventù era stato spesso incomprensibile e dopo anni di meditazioni aveva scoperto un Dio diffuso in tutto ciò che esiste. «Spesso mi capita di tenere in mano quel pezzo di pane in cui si trova Dio cercando di vederlo. Mi pare di vederlo misterioso in un sorriso», scriveva nel suo libro.

È stato perciò sottolineato come padre Romano abbia cercato di imitare Dio dando vita e amore, ciò che è possibile per l’uomo. «Ecco Romano, tu di questo volto di Dio che dà vita e amore sei stato un grande imitatore. E come dicono tutti, sei stato manifestazione di Dio Padre. Tu hai fatto nel tuo lavoro e nella tua accoglienza incondizionata verso tutti, senza distinzioni. Molti hanno trovato in te quel padre che tu stesso hai trovato, che ama e accoglie tutti senza fare distinzioni di colore, cultura, religione. Puoi dire di avere avuto nella tua vita tanta soddisfazione nel ricongiungere le persone e le famiglie, a trovare un posto di lavoro e una casa per vivere dignitosamente.

Non mi è facile dar voce a tante testimonianze su di te che ho ascoltato in questi giorni. Sapevi di avere un’immensa fortuna: essere circondato da persone che ti amavano. I racconto su di te che ho raccolto possono servire a scrivere un altro libro su di te, Romano, un libro di centinaia di pagine, dedicato a coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerti e confermano quello che sei stato per loro: il sorriso di Dio».

Don Gazzetti e i padri francescani hanno omaggiato padre Romano ricordando quanto fosse sincero, presente, pronto al lavoro più duro, generoso, sensibile, sempre disponibile.

La vita di questo frate che veniva dall’Appennino - era nato a Polinago nel 1943 e cresciuto a Faeto - è iniziata con la scelta difficile, dopo il noviziato a Villa Verucchio di Rimini, di fare lo scaricatore di porto a Ravenna Èper stare vicino a operai rudi e lontani dalla Chiesa; il suo impegno ne ha fatto il beniamino dei portuali che ha poi dovuto lasciare per raggiungere prima Faenza e poi Modena. Dal 1984, alla Cittadella, come cappellano, ha iniziato a dare aiuto e conforto a ogni genere di persona in difficoltà, anche ai primi immigrati. Un impegno totale per gli ultimi che ha suscitato anche critiche, risentimento e malignità. Come ha ricordato un suo fratello, «il tuo insegnamento è che bisogna andare oltre ai giudizi degli altri. Il tuo modo indisciplinato nascondeva il tentativo di realizzare un disegno divino. Ci hai mostrato che possiamo seguire la nostra coscienza nell’aiutare il prossimo». —

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