Modena, tre padiglioni di coperte per i profughi in Bosnia

Enorme successo per la raccolta benefica organizzata dai circoli del Pd in città. Il materiale sarà inviato attraverso una Onlus per i rifugiati abbandonati al freddo

MODENA. Si è dovuta concludere con un giorno di anticipo l’iniziativa a scopo umanitario “Una coperta che scalda il cuore”: la due giorni dedicata alla raccolta di coperte e indumenti caldi destinati al campo profughi di Lipa in Bosnia, promossa dai circoli Pd di Sacca, Crocetta e Albareto in collaborazione con quello della Madonnina a cui poi si sono aggiunti tutti i circoli Pd della città insieme a tante altre associazioni del territorio tra cui Arci, Arcigay, Agedo e Protezione Civile.

La raccolta, organizzata appositamente nella settimana dedicata alla “Memoria dell'orrore della Shoah”, vuole tenere accesi i riflettori su un’altra tragedia umanitaria che si sta consumando ormai da troppo tempo nella cosiddetta “rotta balcanica”: la via che si sviluppa lungo tutta la ex Jugoslavia (territorio europeo) fino ai confini con l’Italia, attraverso la quale i migranti provenienti dal Medio Oriente tentano di raggiungere l’Europa via terra. Lungo questa rotta, e in particolare in Slovenia, Croazia e Bosnia, avvengono i famosi “respingimenti” a catena, ovvero l’impedimento ai profughi di raggiungere l’Italia e altri Paesi dell'Europa Centrale per avvalersi del diritto di asilo come rifugiati politici. Ciò avviene purtroppo con violenze inaudite e torture (specie in Croazia) e detenzione nei campi di accoglienza bosniaci in condizioni disumane.

«La generosità dei modenesi non si è smentita nemmeno questa volta – afferma commossa Rossella Giulia Caci, attivista e promotrice insieme ai circoli del Pd dell'iniziativa - Abbiamo riempito di roba tre padiglioni interi dell’area destinata alla festa dell’unità di Ponte Alto. Ora ne stiamo verificando lo stato per poi procedere alla suddivisione per categorie e all’impacchettamento idoneo alla spedizione. Domani - continua la Caci- l’associazione veronese “One Bridge to Indomeni”, la onlus con cui abbiamo scelto di collaborare per far avere la merce raccolta ai profughi di Lipa, vista l’ottima organizzazione e reputazione, ci fornirà una lista dettagliata di quello che effettivamente servirà in base ai censimenti che hanno fatto nel campo in questi giorni, e il resto degli indumenti raccolti lo destineremo in parte alle associazioni locali e regionali che si occupano di interventi a bassa soglia e in parte, specie l'abbigliamento per l'infanzia, alla onlus modenese “Tefa Colombia” che lo spedirà ad alcuni orfanotrofi del sud America».

Intano le persone che sabato hanno accolto l’invito dei circoli Pd per questa operazione umanitaria sono stati state davvero tantissime e non solo nella nostra città. Molti hanno fatto pervenire le loro donazioni anche dalla provincia organizzando punti di raccolta a Carpi e Sassuolo, ma addirittura c’è chi è venuto fin da Bologna e Reggio.

«Quello che avviene nei campi profughi della ex Jugoslavia, dove migliaia di persone stanno morendo di freddo, a causa di un’inadeguata politica comune europea – conclude Caci - non può essere ignorato. Soprattutto alla luce di ciò che accade in Croazia dove si verifica il famoso "game" (gioco), ovvero l'attraversamento delle zone boschive croate in cui i profughi vengono respinti dalla polizia a manganellate costringendoli a ritornare verso i campi bosniaci nella neve senza prima averli privati di scarpe, abiti e cellulari. Credo allora che questo grande slancio di solidarietà da parte della gente sia dettato anche dal periodo di semilockdown al quale la pandemia ci ha costretti, poiché non solo ci ha indotti a riflettere sulla nostra vita ma ci ha concesso anche più tempo per leggere, documentarci, curiosare in internet e acquisire consapevolezza di quanto stava accadendo in questi stati che fanno parte a tutti gli effetti dell’Unione Europea ma nei quali si sta verificando una grave violazione dei diritti umani.

Il fatto poi che l'Italia pochi giorni fa sia stata condannata dal tribunale di Roma per l'illegittimità delle "riammissioni" verso la Slovenia, ha contribuito a sensibilizzare l'opinione pubblica ancora di più su questo fenomeno e ha scaturito un grande sentimento di solidarietà umana tra la gente». —

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