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«Case di riposo modenesi, vaccinati 9 operatori su 10 Ma chi dice “no” indosserà tuta e visiera»

Il coordinatore delle Asp provinciali Marco Franchini: «Pronti a riaprire ai parenti con stanze ad hoc e test entro 24 ore»

Luca Gardinale

Senza dubbio c’è la situazione sanitaria, che sarà sempre al primo posto, a maggior ragione quando i soggetti sono più fragili. Ma poi c’è anche dell’altro. Per esempio, ci sono dei vuoti da colmare: quelli lasciati dalle persone che non si possono vedere, e la cui presenza non può essere sostituita da una - pur importantissima, in questi momenti - videochiamata. Vuoti che ora è arrivato il momento di riempire, almeno in parte. Perché nei giorni in cui la campagna vaccinale sta per chiudersi con le ultime somministrazioni della seconda dose, le case di riposo modenesi sono già al lavoro per arrivare pronte alla riapertura alle visite. Lo sa bene Marco Franchini, amministratore unico dell’Asp di Vignola e coordinatore delle sei Aziende di servizi alla persona presenti sul territorio provinciale - Asp Charitas e Poveri Bisognosi di Modena, Terre di Castelli, Terre d’Argine, Area nord e Castelfranco - che gestiscono oltre dieci residenze per anziani.


Franchini, partiamo dalla campagna vaccinale nelle Cra: com’è andata?

«E’ andata molto bene: nelle strutture gestite dalle Asp il dato complessivo è del 90% di ospiti e dell’85% di operatori vaccinati. Si tratta di una media molto alta, anche perché bisogna tener conto che buona parte di chi non si è vaccinato lo ha fatto perché i medici glielo hanno sconsigliato: penso a chi soffre di allergie o a chi ha avuto il Covid da poco. Credo che questa prima fase della campagna rappresenti un po’ una “anteprima” di quello che succederà con la campagna di massa, e dunque un’alta adesione rappresenta un bel segnale alla popolazione».

Resta il problema di quel 15% che non si è vaccinato: è possibile ipotizzare una sospensione dal lavoro?

«Non è possibile ipotizzare alcuna modalità coercitiva per questi operatori, e allo stesso modo non è possibile sospenderli dal lavoro, perché questa possibilità non è prevista dalla legge. Detto questo, credo che la forza della campagna vaccinale sia legata alla chiarezza: per questo abbiamo insistito sulla formazione, incontrando non solo gli operatori, ma anche ospiti e familiari, ascoltando le loro incertezze. Questa modalità di coinvolgimento è stata la chiave del successo, e credo che la stessa cosa valga per la campagna di massa».

Chi non si è vaccinato, dunque, continuerà a lavorare senza conseguenze?

«No: se da una parte non può esserci coercizione, dall’altra bisogna essere chiari con chi non ha fatto il vaccino, perché stiamo parlando di strutture con pazienti fragili, di cui qualcuno il vaccino non ha potuto farlo. Di conseguenza, come Asp rafforzeremo i dispositivi per chi ha deciso di non vaccinarsi: non più solo mascherine, ma anche tute e visiere, ad esempio. In ogni caso parliamo di pochi operatori: nell’Asp Terre di Castelli non hanno fatto il vaccino in 5 su un centinaio di persone».

Ora che la campagna di vaccinazione è ormai chiusa, pensa che sia ipotizzabile la riapertura ai parenti?

«Per noi la riapertura è una priorità, perché siamo convinti che il ricongiungimento familiare vada fatto al più presto, in presenza e non dietro a barriere di plexiglass. Credo che tutto questo sarà possibile nel giro di 10-15 giorni e con protocolli chiari per fare entrare le persone in luoghi sanificati. I punti-chiave per noi sono due: avere stanze dedicate agli incontri e frequentemente igienizzate, dove fare entrare i parenti che hanno fatto un tampone rapido nelle 24 ore precedenti. La linea d’azione che stiamo costruendo è questa: ovviamente la riapertura arriverà con il “via libera” del ministero e della Regione, ma noi vogliamo farci trovare pronti, facendo da traino per questa nuova fase». —

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