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Formigine. Morto da solo per freddo in un casolare

Sessantenne ghanese trovato da connazionale in un edificio abbandonato di via Viazza a Magreta. Soccorsi inutili

Saverio Cioce

FORMIGINE. Quando lo ha visto steso sul giaciglio ha capito che era successo qualcosa d’irreparabile. Ha provato a chiamarlo, ripetutamente. Lo ha toccato quasi per muoverlo dal suo torpore e subito ha tirato indietro la mano.


Quell’uomo in terra, nel cascinale di campagna abbandonato in via Viazza a Magreta, era ormai cadavere. Il freddo e gli stenti avevano avuto ragione della salute precaria di un ghanese di 60 anni, da tempo in Italia e nella nostra provincia, ma ufficialmente senza fissa dimora. Anzi, per la legge italiana era un “irregolare” sul territorio perché non aveva il permesso di soggiorno a tempo indeterminato.

Al suo amico non è rimasto altro che correre a Formigine dai carabinieri per avvisarli dell’accaduto. Una volta sul posto assieme ai sanitari del 118 i militari hanno constatato il decesso dell’uomo. Esternamente nessuna lesione e nessuna ferita da taglio. In ogni caso la salma è stata portata agli specialisti di Medicina Legale per un’autopsia che sia in grado di determinare con esattezza le cause del decesso.

Quanto all’identità del ghanese e alle ragioni che lo avevano portato a scegliere quel casolare abbandonato per ripararsi dal freddo non ci vuol molto a capire che proprio l’isolamento garantiva una relativa sicurezza nella notte.

Tra le case abbandonate da decenni l’entrata di qualche sbandato che cerca di ripararsi dal freddo è diventata una prassi comune.

Anzi, nello squallore dello stanzone vuoto e senza finestre, dove solo le imposte danno un riparo parziale al maltempo, c’era la ricerca di un minimo d’ordine.

Un’unica sedia che dev’essere servita per il riposo, come tavolino e comodino. In un angolo del locale le sporte con i pochissimi oggetti di una vita in sospeso, tra speranze naufragate e bisogni disperati. Un secondo paio di scarpe, tre pentole e le stoviglie di plastica avanzate dalle mense, un pacco di biscotti, qualche bustina di tè. Insomma, quanto restava ancora dell’ultimo pacco alimentare rimediato chissà dove.

Il ghanese infatti non era seguito nè dai servizi sociali di Formigine, dov’era praticamente sconosciuto, nè era una delle persone assistite abitualmente dalla Caritas.

«Noi non ce lo ricordiamo - dice il responsabile formiginese Paolo Casali - Stiamo cercando di capire come aiutare chi si trova nelle stesse condizioni. Nei giorni scorsi ci siamo trovati con altre realtà attive nel volontariato sociale, con Croce Rossa e altri, per fare due conti su quanti siano i senza dimora che non hanno un letto caldo neppure in condizioni di emergenza. Una stima di larga massima, condivisa con gli altri, arriva a venti, trenta persone al massimo che sono a rischio quando il termometro va sotto lo zero. In tutto il comprensorio, s’intende».

«L’area delle povertà, nelle sue tante forme di bisogno, si allarga sempre - commenta da parte sua il parroco di Formigine, don Federico Pigoni - Ognuna delle quattro parrocchie è impegnata in questo senso. Noi in tutte le messe mettiamo a disposizione dei cesti in cui ognuno può depositare beni alimentare o un pacco spesa a sua scelta. A Corlo poi c’è un gruppo specializzato che raccoglie mobilio usato, da offrire a chi ne ha bisogno. E poche mesi fa abbiamo fatto un accordo tra Caritas e Comune per mettere insieme gli aiuti». —