Modena. Il virus ha cambiato le famiglie «Figli e anziani da accudire»

Papaleo (Cisl): «Donne ancora più impegnate per la chiusura di scuole e strutture assistenziali. Lo sblocco dei licenziamenti peggiorerà il quadro»

Ripensare un mondo del lavoro al femminile anche grazie agli aiuti che arriveranno dall’Europa, partendo dalla fotografia del contesto locale.

«Per quanto riguarda le donne, pur non avendo numeri alla mano, dall’analisi che abbiamo fatto nel corso del 2020, la situazione nel Modenese non si discosta da quella delineata a livello nazionale – afferma Rosamaria Papaleo, segretaria Cisl Emilia Centrale con delega alle Pari opportunità e Mercato del lavoro – L’anomalia di tutto il mercato del lavoro italiano è data dal fatto che sono le donne quelle ad essere impiegate con i contratti più precari, poi c’è anche un altro fattore: ad ammalarsi di Covid sono state più le donne degli uomini almeno in una determinata fascia di età, perché sono le più occupate nei settori essenziali, quali sanità, servizi sociali e altri settori come la vendita al dettaglio, call center, attività di pulizia».


Anche i settori del turismo e della ristorazione, tra quelli che soffrono di più, coinvolgono un gran numero di persone di sesso femminile e tutto questo ha portato la situazione a precipitare. «Aggiungiamo che le donne hanno avuto un sovraccarico di lavoro senza precedenti nel 2020 – prosegue Papaleo - Con la chiusura delle scuole, hanno dovuto seguire molto spesso i figli nella didattica a distanza o comunque accudirli; poi c’è stato tutto il problema delle aperture e chiusure delle strutture di accoglienza per anziani e quindi anche il tema della cura degli anziani a casa. Questa cornice negativa è andata a pesare notevolmente sull’attività lavorativa delle donne e temiamo che ci possa essere un ulteriore peggioramento nel momento in cui ci sarà lo sblocco dei licenziamenti». Dello stesso parere è Manuela Gozzi, segreteria generale provinciale Cgil Modena: «All’indomani dello sblocco dei licenziamenti, è difficile prevedere quale sarà l’effettiva ricaduta nella nostra provincia. I numeri che leggiamo a livello nazionale e che si riflettono in proporzione anche sul locale, fanno profondo riferimento a contratti a termine non rinnovati e a contratti di somministrazione altrettanto non rinnovati. Questa situazione è figlia della pandemia da una parte e dall’altra del bisogno che c’è di un’effettiva riforma del mercato del lavoro così come è imprescindibile una riforma degli ammortizzatori sociali».

Il legame tra la precarietà e l’assenza di ammortizzatori adeguati sommate al dato culturale della nostra società che in questa pandemia in modo particolare vede scaricare tutti i tempi di cura sulle donne, è determinante. «L’ultima Legge di bilancio varata prevede una serie di sgravi per l’assunzione delle donne che vanno sicuramente bene ma non devono essere la soluzione al problema perché non bisogna far sì che le donne accettino lavori meno retribuiti, se no si aumenta il gap retributivo tra uomo e donna e si rischia che, una volta finiti gli sgravi contributivi, il lavoro non sia duraturo» conclude Papaleo. «Se non si pone al centro l’idea che in questo Paese le donne sono un investimento e non un costo non ci sarà sviluppo demografico né di opportunità di carriera ma soprattutto continueremo a registrare perdite di posti di lavoro – specifica Gozzi – Con il Patto per il lavoro, a livello regionale si va verso questa direzione, investendo su istruzione e formazione». —

L.S.

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