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Sassuolo. «Mi ha violentata all’ex Cisa» Ma è un’invenzione: assolto

Si è chiuso il processo contro due fratelli, accusati da una giovane fidanzata Non ci furono costrizioni e minacce nella fabbrica abbandonata dove si trovavano

SASSUOLO Nelle parole dell’avvocato difensore Nicoletta Tietto c’è la sintesi di un processo particolarmente toccante per i contorni che ha dovuto analizzare. «Non ci sono colpevoli», dice il legale di un 34enne di origini magrebine, imputato – e assolto perché il fatto non sussiste – insieme al fratello di lesioni, minacce e violenza ai danni di quella che fu la sua ex fidanzata. Lei, giovanissima ragazza di Sassuolo, aveva un tribolato passato famigliare alle spalle tanto che era affidata ad un comunità per la complessità dei rapporti con la madre e il suo nuovo compagno. Era solita allontanarsi da casa e fare uso di sostanze stupefacenti - cocaina e hascisc - all’interno dell’ex Cisa Cerdisa, mostruoso stabilimento dismesso dove sono soliti ritrovarsi i senza fissa dimora o chi vive ai margini della società.

E proprio in quell’ambiente la ragazzina aveva conosciuto il magrebino con il quale, nel 2017, ha intrattenuto una relazione fatta anche di rapporti sessuali consenzienti tanto che era rimasta incinta.


Proprio nell’ex Cisa si inserisce l’ultima vicenda che portò la ragazza a fare ricorso alle cure del pronto soccorso. «Mi ha picchiato per ore», disse alla polizia, allertata dal personale del Policlinico di Modena, mostrando un livido. Raccontò anche che in un’occasione, pochi giorni prima, era stata portata in una stanza dove il suo fidanzato le aveva usato violenza sessuale. Ma di quei fatti non formalizzò mai una denuncia, lasciando che l’iter giudiziario facesse il proprio corso.

Chiamata in udienza a testimoniare si è contraddetta più volte, ammettendo che “non avrei voluto essere qui”. Un’affermazione raccolta da tutte le parti coinvolte: il pubblico ministero Maria Angela Sighicelli, l’avvocato Tietto e la collega Silvia Silvestri che invece difendeva il fratello del 34enne per un episodio di lesioni e minacce non meglio specificato e impossibile da ricostruire anche nel corso del dibattimento.

«Inquadro la vicenda come un rapporto di coppia – ha analizzato la pm prima di chiedere l’assoluzione per gli imputati – Anche le testimonianze della mamma e di una sua amica non ci rendono un quadro diverso e neppure la presunta violenza è riscontrabile visto che la ragazza ci ha detto che appena lei si è opposta al rapporto sessuale lui si è fermato».

Argomentazioni riprese dall’avvocato Tietto a cui si è aggiunta la richiesta di assoluzione formulata dall’avvocato Silvestri: «Mancano le querele per i capi contestati al mio assistito, lesioni non meglio specificate», ha ribadito.

Così, dopo mezz’ora di camera di Consiglio, il presidente del collegio, Roberto Mazza (a latere Gilda Del Borello e Chiara Mutti), ha letto la sentenza di assoluzione per “non aver commesso il fatto” relativamente alla violenza e il non doversi procedere per lesioni e minacce mancando le querele di parte. —

F.D.

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