Modena In una “mappa” i tesori in rovina della provincia

A destra Matteo Agnoletto, professore di Composizione architettonica a Bologna, con, a sinistra, Renzo Piano

MODENA Un progetto corale che coinvolge studenti, tirocinanti, tesisti, dottorandi e intreccia, tra gli altri, l'opera di Luigi Ghirri, Antonio Delfini, Claudio Parmiggiani e riprendendo gli scritti di Vittorio Savi, Gianni Celati, Arturo Quintavalle, esplora trasversalmente il recupero e l'analisi del territorio rurale con il patrimonio storico architettonico minore.


«A seguito del terremoto del 2012, il rettore prof. Ivano Dionigi decise di istituire un gruppo di lavoro incentrato sullo studio dei nostri territori, affinché potessimo raccontarli, progettarli, salvarli forse da una distruzione in corso, non solo quella del terremoto, ma anche quella della modernizzazione, che dimentica e cancella storie, memorie, tradizione. Fu costituito così il “Laboratorio Ricerca Emilia” – spiega l’architetto modenese Matteo Agnoletto, professore di Composizione architettonica all’Università di Bologna, coordinatore del Laboratorio e responsabile scientifico del G124-Renzo Piano - Inizialmente l’attività era incentrata sull’area modenese e bolognese, e nel tempo si è allargata ad altre province della regione».


Il Laboratorio Ricerca Emilia nel porre particolare attenzione allo studio e alla valorizzazione della provincia, guarda alla grande pianura, che rappresenta in un certo qual modo le nostre radici. «Tutto è iniziato nell’estate 2012 quando con Giovanni Chiaramonte e grazie al contributo di Franco Cosimo Panini Editore che ha pubblicato il catalogo, abbiamo fotografato i luoghi colpiti dal sisma – racconta Agnoletto - In quelle escursioni, mi sono convinto quanto valesse la pena dedicare energie al nostro territorio, per capire come oggi in una società estremamente globalizzata, i valori della provincia siano ancora fondamentali per definire un tratto specifico con i quali si sono alimentati architetti, fotografi, artisti e molti esponenti di una cultura italiana che ci contraddistingue nel mondo. Non è un caso credo che il più importante architetto modenese, Dante Bini, venga dalla provincia, da Castelfranco Emilia. Intesa nella sua più ampia accezione è davvero un luogo capace ogni volta di stimolarci».


Con il lavoro “Sulle tracce di Luigi Ghirri”, il Laboratorio è andato alla ricerca dei luoghi raffigurati nelle sue fotografie, sia i più noti come l’ossario del cimitero di San Cataldo o il muro dell’ex ippodromo al Parco Ferrari, sia ripercorrendo le orme dei suoi brevi itinerari fuori città.

Da questo lavoro nasce, ad esempio, la riqualificazione della Piazza di Solara, il cui progetto è concepito partendo da una nota fotografia di Ghirri all’osteria del paese. «I suoi “viaggi randagi”, come li definì Franco Guerzoni, hanno fatto comprendere l’importanza di una civiltà rurale che resiste, non solo nei film di Pupi Avati e Bertolucci, o nell’arte di Parmiggiani e Della Casa, ma ancora tra le architetture anonime delle nostre campagne. Fienili, stalle, case a torre, colombaie, piccoli oratori votivi. Da Concordia a Nonantola ne abbiamo rilevati e ridisegnati oltre 100. Abbiamo riscoperto anche la straordinaria tradizione dei cinema di paese – prosegue Agnoletto - Una mia tesista, Alice Gaddi, ne ha mappati oltre 90, di cui purtroppo ne sono rimasti appena una quindicina in funzione». Si tratta di architetture irripetibili: a volte sono edifici nati con questo uso esclusivo come il cinema Mocambo di Novi in un gradevole stile razionalista-modernista, altre volte sono cinema-teatro in stile liberty come il Facchini di Medolla. Unico nel suo genere era il Casinone, un cinema all’aperto ricavato in una grande casa contadina a San Giacomo Roncole da don Zeno, voluto per gli orfani della sua comunità

. La “fuga dalle campagne” che ha contrassegnato il secolo scorso, si tramuterà nei prossimi anni in “fuga dalla città”, per l’inquinamento e il traffico.
«Abbiamo redatto la carta dei “100 giardini” per la periferia di Modena – conclude Agnoletto - per dimostrare come attraverso il recupero di vuoti dismessi, interstizi urbani, aree incolte, possono essere valorizzati spazi creando una “città degli alberi”, che riconnette il centro urbano con la vicina campagna». Tra i progetti di ricerca in cui Agnoletto è coinvolto, ci sono anche “La ciclabile del Naviglio”, che ritrovando un percorso già esistente sugli argini dei canali e lungo il Panaro e il Po, permetterebbe facilmente di collegare con la bicicletta Piazza Roma a Modena direttamente con Piazza San Marco a Venezia; il secondo, in collaborazione con i prof. Stefania Toselli e Pasqualino Maietta, riguarda una proposta per il primo “Parco della salute” in Emilia-Romagna, a Modena. —