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Modena, Sandrone contro Italia Nostra: «Casa dei modenesi, io dico sì»

Il presidente della Società Giancarlo Iattici sul trasferimento a palazzo Solmi: «Non siamo degni di quell’edificio storico? Lasciamolo dire ai veri geminiani»

MODENA. Una presa di posizione che ha lasciato perplessi tanti modenesi, a partire da quelli più legati alla tradizione. E ora a parlare è proprio... Sandrone, o meglio il presidente della Società Giancarlo Iattici, che replica così alle parole dell’associazione Italia Nostdra, che nei giorni scorsi aveva bocciato il progetto della “Casa della modenesità” a palazzo Solmi, sulla via Emilia centro, che ospiterà anche la stessa Società del Sandrone.

«Quando nel 1970 l’allora presidente della Società Antonino Messerotti Benvenuti chiese al dottor Giancarlo Carlotti di poter affittare la metà del piano nobile del suo palazzo che si era resa disponibile - spiega oggi Iattici - lui semplicemente rispose: “Sono onorato di avere a fianco della mia abitazione una società storica come la vostra, che ha fatto del motto “Divertimento e beneficenza” lo scopo della sua esistenza». Io, allora venticinquenne, ero presente».



Il presidente ricorda quindi che «il palazzo turrito del quale stiamo parlando, che fa angolo tra piazzale San Domenico e via Belle Arti, fu edificato nel 1468 per ordine di Cristoforo Rangone sul canale Cerca che lì passava scoperto, a breve distanza dal Palazzo ducale.

Per reggere il confronto con palazzo Solmi, diremo che nell’atrio si trovano quattro colonne rinascimentali con capitelli blasonati con lo stemma dei Rangoni. Dall’atrio si accede al fastoso scalone a due rampe parallele opera del Tarabusi, mentre gli affreschi all’interno delle sale al piano nobile sono attribuiti ad Andrea Becchi. La vendita del palazzo - incalza Iattici - ha costretto la Società del Sandrone a lasciare uno dei luoghi storici più belli e importanti della nostra città, dove per cinquant’anni ha svolto la propria attività culturale per approdare ad una più modesta sede provvisoria in attesa della definitiva collocazione nell’altrettanto storico palazzo Solmi, dal balcone del quale nel 1886 Sandrone sproloquiò alla cittadinanza stipata sulla via Emilia. Allora - chiede Iattici rivolgendosi a Italia Nostra - siamo proprio sicuri che la Società del Sandrone, che è stata ospitata per mezzo secolo a Palazzo Rangoni, non sia “degna” di palazzo Solmi? Lasciamolo dire ai modenesi, quelli veri, quelli che hanno le radici ben piantate intorno alla Ghirlandina, quelli che fino ad oggi hanno apprezzato quella “modenesità di maniera” alla quale qualcuno, senza ragione, fa riferimento. Chiediamolo a quei geminiani schietti e sinceri come Sandrone, che sanno apprezzare la nascita della “Casa della modenesità” perché sanno che ci consentirà di continuare a lavorare per la conservazione delle nostre tradizioni e della nostra lingua, il dialetto. Il progetto prevede anche l’allestimento di una grande mostra permanente di oltre 100 burattini e di una baracca originale di fine 800. Una mostra sicuramente gradita ai modenesi e ai turisti, per ricordare che la nostra terra è la patria dei più grandi burattinai dell’Ottocento e della prima metà del Novecento. Noi auspichiamo che diventi la casa di tutti i sodalizi che fanno onore a Modena, come l’Associazione delle società centenarie, unica in Italia che conta oggi ben trentaquattro adesioni. Sì, la faremo, questa “Casa della modenesità, con buona pace della colta Lucrezia». —

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