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Modena. Curva killer, ecco il guardrail: «Figlio mio, ci saresti ancora»

La madre del 29enne sul luogo dell’incidente nello svincolo della complanare  Lettera aperta: «Pensate a questa tragedia quando vi mettete alla guida»

MODENA Oggi sono due anni dall’incidente mortale che l’11 febbraio 2019 si portò via le energie e il sorriso di Giacomo Montella e dei suoi 29 anni. Il ragazzo di Spezzano uscì di strada al termine del rettilineo della complanare Einaudi nella forte curva destrorsa di raccordo con la Statale 12. L’ultimo di 12 incidenti in 9 anni, con un altro morto e 14 feriti. Sempre nello stesso punto, per l’incredibile mancanza del guardrail a sinistra. Da martedì c’è, nell’ambito dei lavori di messa in sicurezza che Anas aveva annunciato, in una situazione che stava diventando quantomai sensibile anche in seguito alla presentazione di un esposto in Procura da parte di Franco Piacentini, presidente dell’Associazione Famigliari e Vittime della Strada di Modena.



Ieri la madre di Giacomo, Maria Assunta Partesotti, è venuta a vedere: tra i mille pensieri, quello che con quel guardrail suo figlio oggi ci sarebbe ancora. E ha pensato di scrivere una lettera aperta: per lui e per tutti. «Ora la curva si presenta esattamente come avrebbe dovuto essere quella notte: visibile, segnalata e ben protetta, pronta a raccoglierti e attenuare, in extremis, il tuo ultimo errore - scrive - sì, perché sei morto sbagliando, non da eroe. Hai violato regole che conoscevi benissimo, hai sfidato il rischio e sei stato battuto dalla statistica, in un match senza rivincita. Hai pagato un prezzo altissimo la leggerezza di una scelta avventata: non con un verbale e una sanzione, ma con la tua stessa adorata vita».

Sia da agente scelto della polizia locale di Formigine che come membro dell’Aifvs, la madre sta conducendo una forte campagna di sensibilizzazione sui rischi della guida. E lo fa anche in queste righe, con parole molto toccanti: «Se 3.500 persone scompaiono ogni anno sulla strada, ricordiamoci che un multiplo indefinito viene condannato all’istante all’ergastolo insopportabile della tortura: quello riservato ai familiari. Non ci resta che provare a dare un senso a questo disastro e trasformarlo in straziante avvertimento per chi ha ancora la fortuna di poter decidere la condotta di guida da tenere. Sopravvivere a un figlio è contronatura, è inumano: un dolore insopportabile, perché viene strappato un amore insuperabile. Un ruolo, un compito, un avvenire. Dedico questo anniversario a coloro che hanno ancora l’opportunità di discutere con i figli, anche ostinati, di litigarci, di arrabbiarsi per le loro scelte avventate. Vorrei che fossero amati così tutti i figli del mondo e vorrei, iniziando dal mio minuscolo impegno, che nessun genitore o congiunto mai più arrivasse a patire un dolore del genere. Il compito di sensibilizzare sul tema della sicurezza stradale trasforma i sopravvissuti in messaggeri improvvisati: a disposizione quindi anche la tua tragica storia, figlio adorato». —

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