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«Guarda come riflette bene di notte» I veleni nelle strade e i dubbi dei Comuni modenesi

Lavori sempre ben eseguiti e capaci di convincere i più scettici. Ma l’allerta dei carabinieri forestali cade spesso nel vuoto

FINALE A Finale, dove Tavellin ha lavorato parecchio, si narra che una sera alcuni addetti vennero accompagnati in una strada interpoderale per ammirarne la luminosità. E il racconto prosegue con affermazioni entusiastiche tanto che il “Concrete green” venne promosso e salì in rampa di lancio per altre lavorazioni. In paese, però, l’allerta dei carabinieri forestali venne preso sul serio, attirando l’attenzione del presidente del Consiglio, Maurizio Boetti, dei 5 Stelle che interrogarono la Giunta e a seguire della lista civica che chiese ulteriore conto delle azioni dell’amministrazione. «Sul nostro Comune – rispose l’assessore Rachele Randone – sono stati individuati 8 siti, quindi 8 cantieri, che sono dislocati a Massa Finalese e Finale».

Nel capoluogo il concrete è stato posato in via Genova, via Quattrina e via Redene Cremonine, in via Campodoso a Reno Finalese, mentre a Massa le lavorazioni sono state in via Vallicella, via Ceresa, strada provinciale e via Massa Finalese. A Finale, alla pari di molte altre realtà, si chiese un immediato supporto ad Arpae, considerata l’Agenzia pubblica in grado di garantire alcune certezze. Non va infatti scordato che i carabinieri forestali di Rovigo arrivarono a scrivere ai Comuni, informandoli dell’inchiesta in quel momento in corso e affinché valutassero “se procedere ad eventuali ulteriori verifiche e/o controlli amministrativi di propria competenza, finalizzati a conoscere la natura del materiale utilizzato, nel qual caso potrà avvalersi del supporto tecnico-scientifico di altre istituzioni, e la reale destinazione d’uso dello stesso”.


Ma quelle verifiche non sono mai state fatte per svariati motivi: in prima battuta molte delle strade o i piazzali in cui è stato utilizzato in “Concrete green” sono private e quindi sarebbe stato compito dei privati pagare per i carotaggi; in secondo luogo torna la questione economica: prelevare campionature e farle analizzare costa parecchi soldi e nessuno – Comune di Modena compreso – ha all’interno della struttura municipale le competenze tali da ridurre i costi. Tutto è stato delegato ad Arpae, che ha replicato con una lettera, in cui si allegavano anche le perplessità della Regione, spedita alle amministrazioni di Bastiglia, Bomporto, Castelfranco, Castelvetro, Carpi, Cavezzo, Finale, Formigine, Medolla, Mirandola, Modena, Novi, San Felice, San Prospero, Spilamberto e Vignola: «In merito alle eventuali problematiche ambientali determinate dall’utilizzo di questo materiale, pur con le limitate informazioni in possesso della scrivente Agenzia, è possibile effettuare una prima valutazione utilizzando i dati della rete di monitoraggio regionale delle acque sotterranee. Nel periodo 2013-2017 nei corpi idrici sotterranei freatici della pianura di Ferrara, Bologna e Modena, province interessate da questi conferimenti, sono state controllate 65 stazioni di monitoraggio (31 a Modena) per un totale di 581 campionamenti di acque sotterranee, nelle quali sono stati analizzati oltre 150 parametri, tra cui nichel, cromo, piombo e cloruri. Le concentrazioni di questi parametri nelle 65 stazioni di monitoraggio, ritenute significa ive per evidenziare un potenziale impatto dovuto ad attività antropiche, non evidenziano nei 5 anni considerati (2013-2017) variazioni statisticamente significative rispetto gli andamenti dei parametri stessi riscontrati nel monitoraggio pregresso al 2013». Detta in altre parole: le falde non risultavano più inquinate di altre occasioni. E di fronte a queste perplessità i Comuni hanno ulteriormente evitato di analizzare i terreni sui cantieri pubblici, arrivando a processo senza troppi dettagli che tanto avrebbero fatto comodo nella costituzione di parte civile. —

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