QUANDO LA NEVE DIVENTA TRAGEDIA/ Monte Giovo: 33enne muore travolto dalla valanga salvi i suoi 2 compagni. Monte Cusna: tre modenesi scampano alla slavina

Marcello Fiorentini di Lama Mocogno, ingegnere e consigliere comunale, è stato trascinato via insieme a due amici e ha battuto la testa. Vani tutti i soccorsi. Sul Cusna tre modenesi si salvano per miracolo Articoli a cura di Daniele Montanari, Saverio Cioce e Miriam Figliuolo

Un escursionista morto e altri 5 scampati, E' il tragico bilancio di un sabato pomeriggio sulle nevi dell'Appennino modenese, di due incidenti avvenuti a causa di altrettante cadute valanghe a pochi minuti di distanza l'una dall'altra.  Una sul Monte Cusna, sull'Appennino reggiano, e un'altra sul Cimone, montagna modenese - in cui è morto il modenese Marcello Fiorentini, 33enne di Lama Mocogno. Marcello era andato a fare una scalata nei canali del Monte Giovo, insieme ad altre due persone che, appena sfiorate dalla massa nevosa, sono riuscite a dare l'allarme al 112. Tre gli escursionisti tutti modenesi che si sono invece salvati sul Monte Cusna.

VALANGA SCIVOLA SUGLI ESCURSIONISTI A MONTE GIOVO

Marcello travolto e ucciso a 33 anni dalla valanga dalla quale cercava di fuggire


PIEVEPELAGO. Morto sotto la neve mentre cercava di evitare il rischio di una valanga. Un destino veramente beffardo si è portato via un ragazzo di 33 anni, straordinario amante della montagna. È Marcello Fiorentini di Lama Mocogno (ma nativo di Pescara), grande escursionista e ingegnere meccanico (laureato a Modena) che aveva davanti un radioso avvenire.

Pievepelago. Tragedia a Monte Giovo, muore escursionista. Parlano i soccorritori


Tutto è finito in un attimo sulle sue montagne attorno a casa. Quelle, meravigliose, che circondano il lago Santo (Pievepelago), dove ieri mattina assieme a due amici, i 31enni L.B. di Casalgrande e F.P. di Pescara, era venuto per la camminata del fine settimana, per nulla scoraggiato dai 30 centimetri di neve siberiana, leggera e polverosa, che erano caduti nella notte tra venerdì e sabato, tra temperature glaciali. I tre amici hanno anche affrontato in macchina una strada da paura per salire su al lago passando per Tagliole, tanto innevata e ghiacciata da rimanere ancora ieri pomeriggio off limits in assenza di catene.


Fermata l’auto al parcheggio del lago, hanno preso tutto l’equipaggiamento necessario (Marcello conosceva bene la montagna e tutto ciò che serve per affrontarla), hanno fatto tappa al Rifugio Vittoria raccomandando di tener pronto per loro un bel pranzo, e poi verso le 11 si sono incamminati diretti con piccozze e ramponi su un canale dello spallone ovest del monte Giovo, il Joe Condor nel triangolo sopra al lago Baccio, a quota 1.700 metri. La salita di un canale innevato di fresco è sempre un’emozione forte per un alpinista.


Quel che è successo è in ricostruzione, ma dalle testimonianze raccolte pare che una volta arrivati alla base del canale i tre amici abbiano valutato che non c’erano le condizioni per tentare la salita, riconoscendo che c’era un alto rischio valanghe (di grado 3 e quindi “marcato” nell’allerta Meteomont di ieri), decidendo quindi di tornare indietro. Ma non sullo stesso percorso fatto in salita. E qui il destino ha teso la sua subdola trappola: nell’attraversare il pendio per prendere il sentiero Cai 525 che rientra al Vittoria, è partita la valanga. Un movimento di medie dimensioni, ma non la classica valanga dall’alto che seppellisce. Al contrario, la neve gli è scivolata via da sotto i piedi: si è mosso improvvisamente tutto lo strato fresco di 30 centimetri appena caduto, scivolando sopra i 2 metri e mezzo di neve che accumulati qui da inizio inverno.


I tre ragazzi sono stati portati via: il 31enne di Pescara è soltanto scivolato giù senza farsi niente, il coetaneo di Casalgrande ha accusato traumi lievi al torace. Marcello invece nel trascinamento ha picchiato forte la testa, probabilmente contro l’albero a cui è stato trovato vicino. Erano le 12.30 circa.


Gli amici hanno tentato disperatamente di rianimarlo, poi capendo che il sangue sulla testa era segno di un trauma gravissimo hanno chiamato il 112. Il ragazzo di Casalgrande si è incamminato verso il Vittoria per essere certo che l’allarme fosse attivato (il rifugio è presidio di Soccorso Alpino), dato che in zona la comunicazione telefonica è molto difficoltosa. L’amico di Pescara non è stato con le mani in mano: per accelerare i soccorsi ha iniziato lui la manovra di avvicinamento, facendolo scivolare per una cinquantina di metri.


Qui poi sono sopraggiunti incontro tutti i soccorritori: tecnici del Soccorso Alpino del Cimone, colleghi del Soccorso Alpino della Finanza di stanza all’Abetone (con 4 uomini), carabinieri di Pieve e ambulanza 118, che ha attivato anche l’elicottero di Pavullo (poi non atterrato per la nebbia). Non c’è stato nulla da fare: il medico non ha potuto che constatare il decesso. Uno strazio il dolore degli amici. Tutti gli accertamenti sono stati fatti dalla Finanza, e una volta arrivato il via libera del pm Sighicelli la salma verso le 17 è stata portata al Vittoria e quindi consegnata alle Onoranze Rocchi di Pieve (arrivate fino al lago con il furgone catenato) per il trasporto a Modena in Medicina legale. —

 

IL TESTIMONE

Il vano appello di Tex: «Ragazzi non partite» Il gestore del rifugio Vittoria ha cercato di farli desistere:
«Non c’erano le condizioni, ma non mi hanno ascoltato»

 

«Ciao Tex, noi si va a fare a un giro lo stesso, ma non ti preoccupare che è un giro tranquillo: tienci pronto un bel pranzo caldo, eh?».
È l’ultima frase che Massimo “Tex” Bernardi, gestore del Rifugio Vittoria, ha sentito da Marcello insieme ai suoi amici. Poi hanno aperto la porta e se ne sono andati con ramponi e piccozze, con tutto l’entusiasmo dei loro trent’anni. Mai avrebbero pensato a cosa si celava per loro dietro il candore della neve.

Il saluto di Tex è stato un po’ quello del padre ansioso di fronte al figlio che esce in una notte di temporale: «Non ero per nulla tranquillo - racconta - io gliel’avevo detto:

“Guardate ragazzi, secondo me oggi non è una giornata adatta per uscire: c’è troppa neve accumulata, c’è molto freddo ed è pericoloso lo strato nuovo che è caduto stanotte”.

Così come ho invitato tanti altri che chiamavano a venire un altro giorno, perché per me non c’erano le condizioni per una salita. Ma non c’è stato nulla da fare, e Marcello ha pagato con la vita il suo indomabile amore per la montagna».


Lo conosceva bene Marcello: era venuto diverse altre volte per le sue escursioni sulle bellissime cime che circondano il lago. Era un alpinista esperto ormai, e lo dimostra anche la valutazione finale del rischio troppo grande che lui e i suoi amici avrebbero corso salendo il canale Joe Condor. Era partito con tutta l’attrezzatura tecnica necessaria, senza leggerezze. Purtroppo però la neve gli ha riservato un’altra insidia sotto i piedi, quasi un colpo alle spalle.

«La montagna è bella, questo per me è il più bel posto del mondo. Ma ha i suoi pericoli - sottolinea Tex, che è anche nel Soccorso Alpino e referente per Rete Radio Montana - e bisogna sempre confrontarsi prima di prendere la decisione di salire in presenza di metri di neve. Non mi stancherò mai di ripeterlo: consultare il bollettino di Meteomont prima di tutto, e poi sentire sempre il rifugista di zona. Noi viviamo la montagna tutto l’anno e la conosciamo: se scoraggiamo certe uscite è perché vediamo troppi elementi di rischio. Ma tante volte siamo visti come dei noiosi: venerdì a quei due escursionisti che poi hanno avuto grossi problemi sul Rondinaio io avevo consigliato di non partire. Ma mi hanno guardato storto. E sono partiti lo stesso». —

CORDOGLIO A LAMA MOCOGNO

La giunta incredula: «Era molto preparato e non rischiava mai»

LAMA MOCOGNO. La notizia della scomparsa di Fiorentini è arrivata in paese come un fulmine a ciel sereno.
«Lo conoscevo perché eravamo insieme in Consiglio comunale - lo ricorda con tristezza Stefania Benassi, assessore al Turismo - Era presente alle sedute e lo ricordo come una persona molto preparata. Era appassionato di escursioni, scrupoloso, competente e molto bravo nella sua attività sportiva».


Il vicesindaco Fabio Canovi rimane incredulo quando scopre che la vittima del Cimone è il giovane consigliere della lista della “Scalinata” a cui fa capo la maggioranza eletta nel 2019. «Non ci sono parole, non riesco a crederci - dice incredulo - ho approfondito la sua conoscenza durante la campagna elettorale e l’ho sempre stimato tantissimo. Era gioviale e disponibile, gentile con tutti quelli che si rivolgevano a lui».


«L’ho conosciuto all’assemblea di presentazione della lista. So che era di Montecenere e ho ascoltato con interesse dei suoi progetti ambientali, grazie anche ai suoi studi in ingegneria»: così lo ricorda Magda Morselli, titolare di un’azienda agricola.

 


«Ci conoscevamo da sempre - dice Fabio Ballotti, capogruppo di maggioranza in Consiglio - la delega all’ambiente e all’energia sembrava tagliata apposta per lui. Era spesso fuori per lavoro, ma tornava sempre a Lama. Non ho parole». —
 

I SOCCORRITORI

Il Soccorso Alpino: «Meteo sfavorevole ma anche sfortuna»

A gestire bene i soccorsi di fronte all’emergenza più grande che ci può essere in montagna d’inverno, la valanga, sono stati i due Soccorsi Alpini che operano in sinergia nel nostro Appennino: la stazione Cimone del Saer, di cui è responsabile Nicholas Barattini, e il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (Sagf) di stanza all’Abetone, comandato dal maresciallo Simone Less, che assieme a quattro dei suoi uomini ha svolto anche i compiti di polizia giudiziaria affidati dalla Procura di Modena.


Entrambi sul posto ieri, tra quasi 3 metri di neve e una temperatura vicina ai -10°C. «Una situazione abbastanza impegnativa - ha osservato Less - che devo dire secondo me i tre ragazzi in parte hanno saputo gestire bene. Purtroppo la fatalità non ha lasciato scampo a uno di loro. E quando uno muore in montagna è un dolore per tutti, ancor di più pensando alla sua età».


«Il meteo non era favorevole per una salita di questo tipo - ha sottolineato Barattini - le condizioni della neve presentavano insidie. Ma personalmente ritengo che questi ragazzi siano stati anche molto sfortunati nella dinamica di questo incidente, purtroppo fatale per uno di loro». —

 

VALANGA SUL CUSNA

Valanga sul Cusna, travolti 3 modenesi Raggiunti dai soccorritori: sono salvi Si tratta di un 40enne di Soliera e un 35enne e un 32enne di Modena sorpresi da distacco nella zona di Coste delle Veline

VILLA MINOZZO. Si è conclusa con un fuori programma al cardiopalma ieri mattina un’escursione sul Cusna per tre scialpinisti. Sono stati travolti da una valanga, distaccatasi dal versante in zona Costa delle Veline. Imponente la macchina dei soccorsi che si è mobilitata per trarli in salvo.


Dopo alcune ore, e con non poche difficoltà, sono stati tutti e tre raggiunti e portati a valle, seppure in tempi diversi. Tutti e tre, per fortuna, usciti illesi da questa pericolosissima disavventura.


Il bilancio poteva essere ben peggiore, come purtroppo è accaduto nelle stesse ore sul monte Giovo, sopra il lago Santo, in una giornata di sole seguita a una nottata che aveva portato altra neve fresca a ricoprire lo spesso strato ghiacciato accumulatosi in settimane di intense precipitazioni, come non se ne vedevano da anni.
E proprio la neve soffice e fresca è stata per la piccola comitiva di grandissimo pericolo, ma al contempo anche una salvezza.


Non ha costituito, infatti, un grosso problema farsi largo per estrarre i travolti. In particolare sono stati gli stessi escursionisti a liberare uno dei compagni sepolto sotto due metri di neve.


Uno dei maggiori ostacoli per i soccorritori è stato invece raggiungere i tre in sicurezza, visto l’area dove si trovavano al momento della valanga, fuori dal bosco e su una parete scoscesa, e nel minore tempo possibile. Per questo si è alzato in volo anche l’elicottero che però ha dovuto fare rientro per il forte vento, che imperversava: un altro problema, quello delle condizioni meteo, che ha gravato e non poco sul lavoro dei soccorritori.


Prima il vento, che ha impedito all’elicottero di intervenire, anche con l’impiego del verricello, poi la nebbia che ha reso ancora più difficile prima raggiungere i tre e poi le successive operazioni di bonifica necessarie per accertare non vi fossero altre persone coinvolte. Per fortuna, alla fine, si è appurato che i tre scialpinisti erano gli unici presenti in quel momento sul versante teatro della valanga. L’allarme dalla zona Costa delle Veline, a un’altitudine di circa 1900 metri sopra il livello del mare, è scattato un quarto d’ora dopo mezzogiorno. A lanciarlo è stato uno dei tre escursionisti, tutti provenienti dal Modenese. Si tratta di un 40enne di Soliera, e un 35enne e un 32enne entrambi di Modena.


Con l’uso dell’applicazione GeoResQ, un servizio di geolocalizzazione gestito dal Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, lo scialpinista è riuscito a segnalare la sua posizione. Ma i contatti telefonici sono stati fin da subito molto difficoltosi. A intervenire gli uomini del Soccorso alpino, il 118 con le ambulanze della Croce Verde e l’automedica di Castelnovo Monti, oltre all’elisoccorso, i carabinieri di Villa Minozzo e di Collagna e i vigili del fuoco con mezzi speciali per percorrere la neve e cani per le ricerche.


Non potendo intervenire l’elicottero si sono incamminate a piedi le squadre del Saer. I soccorritori hanno raggiunto così prima uno degli escursionisti, rimasto seppellito da due metri di neve, ma tirato fuori dai suoi compagni grazie al kit costituito da Artva, pala e sonda, di cui erano correttamente dotati.
Gli altri due sono invece stati avvicinati in un secondo momento e più in alto rispetto al primo. A tradire anche loro la fitta nebbia.


Non è ancora del tutto chiara la dinamica dell’accaduto ma pare che, dopo il primo distacco di neve, un fronte molto ampio, che ha travolto il primo componente della comitiva, ce ne sia stato un secondo che ha travolto gli altri due.


Questi ultimi, dopo essere riusciti a loro volta a liberarsi, hanno cercato di allontanarsi, ma hanno finito per perdere l’orientamento. I soccorritori li hanno trovati parecchio più in là del luogo del primo distacco.
Raggiunti li hanno poi riportati a valle, dove il terzo scialpinista era già stato accompagnato. Tutti quanti sono risultati in buone condizioni e apparentemente illesi. Sono stati sottoposti comunque ad accertamenti.
Mentre in montagna continuava la mobilitazione su diversi fronti di emergenza che hanno tenuto impegnati i soccorritori per tutta la giornata e fino a sera inoltrata. —

IL SOCCORSO DEI TRE MODENESI

Sotto due metri di neve Tirato fuori con la pala
Fondamentale per l’allarme la prontezza di uno dei travolti
Due elicotteri in volo, uomini e mezzi anche dal vicino Rifugio

VILLA MINOZZO. Erano attrezzati di tutto punto i tre escursionisti travolti ieri mattina da una valanga sul Monte Cusna. Tutti con Artva, pala e sonda. Un fattore determinante per la loro salvezza, oltre alla prontezza di uno di loro che ha dato il primo allarme.


Secondo la ricostruzione fornita in serata dal Soccorso alpino i tre – un 35enne, un 40enne e un 32enne, tutti del Modenese – erano partiti dal rifugio Monte Orsaro, nonostante le condizioni meteo fossero molto proibitive. Si sono poi inoltrati nella vegetazione, ma la fitta nebbia ha fatto loro perdere l’orientamento e sono finiti nel versante Ovest del Cusna, dove il terreno è molto ripido e impervio e qui sono stati travolti dalla valanga.
Uno di loro è rimasto bloccato con gli sci, anche perché il distacco nevoso lo ha coperto fino al torace, ma è riuscito a liberarsi e dopo aver dato l’allarme ha iniziato subito la ricerca con apparecchio Artva, degli altri due. È stato appunto grazie a questo scialpinista che l’evento non si è trasformato in tragedia.


Sono circa le 12.20 quando vengono attivati la squadra del Soccorso alpino e speleologico, stazione di Monte Cusna, l’ambulanza, i vigli del fuoco e l’elicottero del 118 di Brescia, perché l’elicottero di Pavullo era già impegnato sul monte Giovo.


In particolare per i vigili del fuoco è intervenuta la squadra di Castelnovo Monti con 5 persone da terra, tre vigili del fuoco sono stati invece trasportati dalla Reggio Emilia a Febbio con elicottero del 115, intervento da Bologna, tutti in assetto neve ghiaccio con sci ai piedi. Inoltre due unità sono partite con la sala operativa mobile. Sul posto anche i carabinieri di Villa Minozzo e di Collagna.


Fondamentale anche l’attività degli operatori del luogo. Il gestore del rifugio Monte Orsaro, in particolare, ha messo a disposizione il gatto delle nevi per movimentare il personale ed è stato di grande aiuto. Gli uomini del soccorso alpino si sono messi subito in movimento con gli sci e le pelli in quanto l’elicottero di Brescia, a causa del forte vento non è riuscito a raggiungere il luogo dell’evento.


Dei due escursionisti rimasti sotto la neve, il secondo si è liberato autonomamente, mentre l’altro compagno è stato estratto con la pala perché era sotto due metri di neve. La rapidità dell’intervento di autosoccorso è stata determinata. Una volta liberato dal manto nevoso l’uomo è rimasto sul punto del distacco ad aspettare i soccorritori.


Gli altri due hanno cercato di trovare una strada per scendere verso valle ma la nebbia li ha bloccati di nuovo, probabilmente facendo perdere loro ancora l’orientamento. Dopo una ventina di minuti anche loro sono stati raggiunti dai soccorritori e riportati a valle. Apparentemente illesi, per precauzione, sono stati tutti e tre portati all’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti. —