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Appennino modenese. Il nuovo inizio diventa beffa Stop allo sci, i turisti lasciano il Cimone

Dopo la chiusura degli impianti è il giorno delle disdette. Magnani: «Al lavoro da tempo, mancheranno 5 milioni di incassi»

PASSO DEL LUPO Doveva essere il giorno del nuovo inizio, doveva essere il giorno della fine di una lunga attesa. Doveva, ma non è stato. Impianti chiusi e, giusto per non far macare nulla, tempo perfetto per sciare. La beffa nella beffa, come se anche il meteo si fosse voluto accanire sulla nostra montagna.

Passo del Lupo, impianti chiusi: rabbia e grande amarezza



E così la giornata della ripresa si è trasformata in quella della rabbia. Sì, proprio della rabbia. Il Cts ha detto stop e lo sci si è fermato di colpo. A certificare la situazione sono, impietosi, i numeri. Luciano Magnani, presidente del Consorzio del Cimone, elenca un dato dopo l’altro. Quello che più colpisce riguarda l’introito andato in fumo: «All’appello mancano qualcosa come 5 milioni. Questo è quello che non andremo ad incassare tra le mancate entrate dello scorso anno e quelle di questa stagione che ormai è compromessa. Ripartire adesso, oggi, sarebbe stato comunque un qualcosa in più. Magari ci avrebbe dato la possibilità di recuperare il 20/30%. La gente ha voglia di sciare e di montagna. Basta vedere in quanti salgono per le ciaspole o per un week end all’aria aperta. Le piste, però, sono chiuse. Vedere, poi, le città e i centri commerciali pieni non fa altro che aumentare la nostra amarezza».

Si diceva dei numeri, quelli impietosi. L’analisi, che arriva da Passo del Lupo, continua «Abbiamo speso, da novembre a questa parte, circa 250mila euro. Investimenti necessari per tirare a lucido le piste. Da dieci giorni siamo al lavoro: reti nuove, manutenzioni varie, assunzioni di personale stagionale. Tutto inutile, quello che è peggio è che molte persone torneranno ad essere senza lavoro. Grazie a loro avevamo messo in sicurezza tutto. Ogni nostro impianto è a norma. Era anche iniziata la vendita online: 35mila euro di Skipass venduti, circa mille persone che ne avevano approfittato. Aspettavano e aspettavamo la giornata di oggi. Domenica sera la notizia: rinvio al 5 marzo. A poche ore dal nuovo “via”, ci sentiamo presi in giro da chi governa. Personalmente posso anche nutrire una grande stima verso il professor Draghi, ma non posso nascondere che con il primo provvedimento ha colpito pesantemente la montagna».

Le parole di Magnani sono confermate da quanto sta accadendo al Passo del Lupo. C’è per esempio Martina Samorì che sta portando il trolley nella sua auto: «Sono venuta con i bambini, dovevamo stare alcuni giorni. Domenica sera, mentre stavo scaricando i bagagli, è arrivata la notizia dello stop. Abbiamo dormito qui, ma siamo già pronti per ripartire. Non ha senso rimanere. Dispiace molto per i ragazzi dell’albergo. Erano disperati».

Stesso copione per Ivan Abati da Formigine, doveva essere il primo giorno di una settimana di ferie: «Chiederò di rientrare al lavoro domani. Abbiamo un appartamento in affitto da novembre, praticamente mai sfruttato. Mi faccio qui la giornata con mio figlio, poi torneremo a Formigine».

Più passa il tempo, più le storie di questo tipo si sprecano: Matteo e Gaia arrivano dalla Romagna. «Abbiamo preso lo Skypass online spendendo 101 euro, ci hanno detto che saremo rimborsati. Ci dispiace molto per questa situazione».

I turisti che vanno e gli albergatori devono fare i conti con le disdette. All’hotel-ristorante Gabriella di Canevare, Umberto Bonacina ci dice: «Avevamo delle prenotazioni, questa mattina abbiamo ricevuto diverse chiamate e altrettante disdette. Chi si era prenotato online ha annullato tutto già nella serata di domenica».

Al Miramonti di Sestola c’è invece Silvia Frodati: «Avevamo fatto 4mila euro di spesa per riaprire. Cosa faccio ora? Mangio tutto io? Non basta riempire un fine settimana per coprire le spese di una struttura grande come la mia».

L’appuntamento, a questo punto, è per il 5 marzo. Argomento sul quale Luciano Magnani precisa: «Non so dire cosa succederà. Non so davvero se riapriremo...». —

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