Fanano. «Dopo questa beffa dello stop allo sci regalo il mio hotel: non vado più avanti»

Lo sfogo della proprietaria dell’Albergo Siren di Fanano  dove per il weekend erano già state prenotate 15 camere

Daniele Montanari

FANANO. Tanto amareggiata della situazione da essere pronta a regalare l’hotel. È lo stato d’animo di Angela Di Giorno, proprietaria dell’Albergo Siren di Fanano, dove ora campeggia un cartello “vendesi” sulla facciata. «Era tutto pronto per aprire venerdì - racconta - ma l’annuncio dello stop allo sci arrivato domenica sera mi ha gelato. Avevamo già 15 camere prenotate su 20 per il weekend, e altre impegnate nella settimana successiva: sarebbero state una boccata d’ossigeno indispensabile in quella che diventava la nostra prima apertura stagionale, dato che per Natale siamo rimasti chiusi. E invece stamattina (ieri, ndr) il telefono squillava di continuo per le disdette e rimborsi. Così non si può andare avanti, perché già devo sborsare di tasca mia per luce, acqua e il riscaldamento che va comunque acceso per non rovinare tutto. Io vendo l’hotel, anzi lo regalo se c’è qualcuno che lo vuole in queste condizioni».


L’esasperazione è legata anche al fatto che lei finora non ha visto un euro dai ristori per il primo lockdown. Gli importi finanziati dal governo infatti erano calcolati sul 2019, ma lei quell’anno aveva affittato la struttura (peraltro in modo problematico visto che con l’inquilino c’è stata una rottura per diverse questioni) e quindi non era gestore con un bilancio mensile da raffrontare. «Non avevo niente per documentare la richiesta di ristori perché il mio ultimo periodo di gestione risale al 2018 - sottolinea - e così sono rimasta completamente esclusa da un meccanismo che non contempla la figura dei proprietari. L’affittuario poi mi ha consegnato le chiavi solo alla fine di giugno perché non si poteva muovere prima a causa delle restrizioni. E così non ho avuto il tempo per organizzarmi come si doveva per l’apertura estiva: ho potuto lavorare solo per 15 giorni nel periodo in cui tornava a circolare gente».

Troppo poco per risollevare i conti di un periodo così in sofferenza: la speranza diventava il Natale, ma anche questo treno è andato perso per la mancata apertura degli impianti: «C’è poco da fare: se aprono le piste ha senso aprire anche una struttura come questa, altrimenti è improponibile: è solo una rimessa». Da qui l’amarezza del momento, e la decisione di mettere fuori quel cartello: «Dopo 20 anni sono arrivata a questo punto - nota - dopo tanti sacrifici mi ritrovo a regalare il mio hotel se non posso contare su una stagione invernale normale, dopo un’estate già difficile. Io non capisco perché debbano rimetterci solo certe categorie per le restrizioni anti-virus: se si chiude, si chiude per tutti, non solo per alcuni». —

D.M.

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