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Formigine. Addio “Politeama” il cinema che ha fatto da colonna sonora a tanti formiginesi

Lo storico immobile è stato demolito e farà posto a una palazzina Venne costruito negli anni Trenta e a gestirlo era la famiglia Maletti 

FORMIGINE. Fu il primo vero cinema di Formigine, la sua nascita risale agli anni Trenta. Ora, su via Veneto, al posto di quello che era l’ex-Politeama, la cui demolizione è stata giorni fa, sono partiti i lavori per l’edificazione di nuove palazzine.

E se del vecchio cinema non restano nemmeno le macerie, sono tanti i ricordi nel cuore dei formiginesi che, tra quelle mura, hanno trascorso alcuni tra i migliori momenti dell’infanzia e dell’adolescenza, in quello che fu il periodo d’oro per i piccoli cinema, prima che approdassero i multisala. L’arrivo dello stesso Politeama, all’epoca, fu accolto come un segno di modernità.

Prima della sua nascita, a Formigine c’era un altro cinema, come spiega lo storico locale Mauro Bavutti: «Il Politeama – racconta – aveva la proiezione come la conosciamo oggi, ci si sedeva, c’erano il sonoro e le immagini. Prima di quello, intorno al 1900 o 1905, in un prato non molto lontano, era sorto un cinema con solo le immagini. Sopra un trespolo c’era un signore, uno dei pochi che sapeva leggere e scrivere in paese. In pratica lui, quando apparivano le immagini, metteva il sonoro interpretando e leggendo i dialoghi».

Poi, negli anni ’30, questo tipo di cinema venne soppiantato, come detto, dalla modernità: il Politeama, gestito dalla famiglia Maletti, che aveva anche il cinema Italia. Le proiezioni arrivavano un po’ dopo rispetto a Modena: «Ma erano sempre film in prima visione – sottolinea Bavutti – anche se si doveva aspettare solo un po’. Magari si sentiva parlare di una pellicola che era diventata di moda, e qui arrivava dopo un mese. Era un altro mondo rispetto a oggi». Negli anni ’60 venne anche organizzato un festival canoro sulla linea dello Zecchino d’Oro, a cui parteciparono i bimbi delle scuole formiginesi: alcuni cantarono da solisti, altri facevano parte del coro. Fu una grande festa, ma venne organizzata una sola edizione. Intorno agli anni ’80 il Politeama venne restaurato: dopodiché si chiamò Ideal, ma il suo nome, nel cuore dei formiginesi, rimase sempre lo stesso, anche se cambiò totalmente faccia.

Certo, l’Ideal aveva, ad esempio, sedute più comode, con le classiche poltroncine in pelle, mentre in precedenza c’erano sedie in legno. E anche se la sala era chiusa ormai da anni, basta menzionarla per riaccendere ricordi indelebili, come quelli di Luciano Vaccari, che parla del «signor Maletti o la moglie che staccavano i biglietti, di due colori a seconda della zona scelta. Erano stretti e lunghi, con il timbro Siae, e madre e figlia si strappavano a mano, proprio come una volta. Le due sale erano divise a metà da ante di legno a molla, stile saloon del Far West. Che bello quando al buio passavi sotto solo per il piacere di provare l'adrenalina di chi poi temeva di essere "beccato" e cacciato dal cinema».

C’è anche chi, come Silvia Ferrari, ha sentito, all’ex Politeama, per la prima volta, le “farfalle nello stomaco”: «Ero alle medie – dice – e una domenica pomeriggio ho visto “I Goonies” insieme a un possibile fidanzatino dell’epoca. Ero una ragazzina molto timida e per me fu una vera avventura avere il permesso dai miei». Anche Giuliano Motti ha vissuto un’avventura grazie al Politeama di cui ricorda anche le “romelline salate”: la domenica pomeriggio trasmettevano due film di fila e la proiezione terminava alle 18. «D’inverno – racconta – era un problema, perché dovevo tornare a casa prima che fosse buio e spesso non riuscivo a vedere la fine del secondo film. Una volta sono rimasto fino al termine e rientrato, per paura delle sgridate sono andato direttamente a letto. I miei, non vedendomi tornare, si sono molto preoccupati ma poi, trovandomi a letto, mi hanno perdonato». —

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