Appennino modenese Il conto salato per gli hotel: centinaia le disdette

Lo stop allo sci complica le cose per gli albergatori. Circa cinquecento cancellazioni causate dalla chiusura degli impianti

Enrico Ballotti

Difficile fare un calcolo preciso, ma una prima stima può già essere confezionata. Lo stop degli impianti, dettato dal Cts, ha portato in dote diverse disdette negli hotel. Ieri, proprio sulla Gazzetta, raccontavamo delle partenze dall’Appenino. Oggi, come detto, è probabilmente il momento dei numeri: sono circa mezzo migliaio, 500, le disdette arrivate nei vari alberghi del comprensorio.


Già perché se Atene piange, Sparta certo non ride. Le testimonianze delle difficoltà arrivano sì da Passo del Lupo, ma anche da altre località della montagna. Analisi sempre puntuale, per esempio, quella di Ivan Boilini che alle Piane di Mocogno gestisce il Noleggio Boilini oltre al ristorante-pizzeria Grizzly. «Avevamo preparato tutto, sapere dello stop con qualche giorno di anticipo ci avrebbe evitato ulteriori spese. Credo che questa sia una sconfitta per il nuovo Governo, tutti speravamo che ragionassero diversamente». C’è poi un altro aspetto: «Il peso politico ed economico delle nostre imprese evidentemente non interessa. Questo è un mio parere, ma purtroppo è confermato dai fatti. La montagna, in generale, non è assolutamente tra le priorità di Roma. Lo dico con grande amarezza». Si torna ai preparativi: «Avevamo venduto gli Skypass, fatto spesa. La mia attività ha investito 3mila euro per la riapertura, non oso immaginare quanto hanno speso gli hotel. Il 5 marzo? Non saprei come commentare, non saprei cosa dire. La stagione è fortemente danneggiata, questa è una certezza».

Dalle Piane a Piandelagotti dove c’è una vera istituzione, il ristorante-albergo Alpino. Così Ferdinando Lunardi: «Noi qui puntiamo sullo sci che definisco “alternativo”. Non abbiamo le discese di altre località. Qualche disdetta è arrivata. Il mio punto è semplice: sabato e domenica si è lavorato, lunedì un po’ meno, oggi (martedì, ndr) praticamente niente. Avevo persone che sarebbero rimaste alcuni giorni, ma se ne sono andate. Comunque ci tengo a dire una cosa: siamo qui da 130 anni e di crisi ne abbiamo affrontate. Affronteremo anche questa sapendoci reinventare, puntando su un turismo diverso. Mountain bike, passeggiate in estate. Oppure, come detto, sci di fondo o ciaspole. Speriamo, allo stesso tempo, che arrivi qualche aiuto».

Hotel e ristoranti, ma non solo. Ci sono anche le agenzie immobiliari. La Ninfa è un’attività storica per Sestola. Dall’ufficio parla Anna Tintorri: «Solitamente non sono una persona che si “accende” facilmente. Ma devo dire che ho assistito ad una cosa vergognosa. Chi governa sa benissimo che qui la gente lavora stagionalmente: luglio, agosto, dicembre e gennaio. Non abbiamo avuto la possibilità di farlo, ma le spese sono rimaste. Già per capodanno avevo dovuto rimborsare gli acconti dopo i divieti pre-Vigilia. Di domenica la mazzata. Avevamo proposto case a prezzi stracciati da qui a maggio, magari i turisti potevano sfruttarle nel fine settimana. Lo stop degli impianti ha lasciato interdette le persone. Qualcuno è venuto ugualmente, magari per una camminata. A molti altri abbiamo restituito quello che ci avevano versato. Non chiediamo molto - chiude Anna- solo di fare il nostro lavoro e di non lasciare la nostra montagna». —

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