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Carpi. Progetto Zero K Quando l’arte incontra le cure palliative

CARPI Unire due mondi apparentemente molo distanti tra loro, quello delle arti contemporanee e quello della cultura delle cure palliative. A Carpi, l’associazione Zero K utilizza i linguaggi esplosivi e diretti di tutte le arti per veicolare messaggi ed informazioni, che spesso non trovano spazio nella nostra società attuale. Le malattie inguaribili, oncologiche e non, il dolore, la sofferenza e la morte non fanno parte del nostro immaginario quotidiano, ma spesso ne veniamo travolti direttamente o indirettamente, e all’improvviso ci scopriamo fragili e vulnerabili, soli e senza riferimenti.


«A più di 10 anni dalla legge del 15 marzo 2010, n. 38 concernente “Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, molti italiani, tra cui moltissimi professionisti della salute, non ne conoscono l’esistenza ma soprattutto, cosa ancor più grave, non ne propongono l’attivazione – spiega Massimiliano Cruciani, infermiere esperto di cure palliative e terapia del dolore che da più di 20 anni si occupa di cure palliative, di formazione, ricerca ed è presidente di Zero K - In Italia solo una persona su quattro che avrebbe bisogno di cure palliative riesce ad ottenerle. Viviamo in una realtà in cui non si può morire, dove la medicina ha quasi l’obbligo di proporre sempre e comunque un trattamento anche se futile, dove la pandemia ha travolto la nostra routine ed ha portato alla luce tutte le mancanze strutturali organizzative e umane di una società disumanizzante».


Ogni anno in Italia circa 543mila persone adulte necessitano di cure palliative, ma il tasso di copertura del bisogno si ferma a circa il 23%. Un valore molto inferiore a Germania (64%) e Regno Unito (78%). La realtà di Zero K rappresenta una proposta unica nel suo genere a livello nazionale e anche europeo: gli artisti e i collaboratori che la compongono hanno sviluppato competenze e conoscenze in ambito di cure palliative, attraverso master e corsi di formazione, conosciuto persone e famigliari durante i percorsi di cure palliative, sono entrati negli hospice, li hanno vissuti.

«Tutto questo è necessario per trasferire all’artista (musicista, attore, fotografo regista…) la filosofia e la cultura delle cure palliative, per permettergli poi di sviluppare percezioni sensoriali diverse, più alte, elaborare opere ed eventi ricchi di significato ed emozioni, reali – spiega Cruciani - Allo stesso tempo l’arte e la cultura possono aiutare i professionisti della salute ed i cittadini a “saper stare”, ad utilizzare strategie relazionali e comunicative diverse, ad osservare con prospettive nuove il qui ed ora, ad aumentare la loro cultura e così le loro competenze, a sentirsi in poche parole parte di un “progetto di vita”. Mi piace ricordare che il tempo di relazione è tempo di cura, in una relazione che deve essere autentica e sincera».


Dalla musica con Roberto Andreoli, Daniela Bertacchini, Alessandro Pivetti e Simone Forghieri alla poesia con Alessandro Focarelli, alla fotografia con Domiziano Lisignoli, sono tanti gli artisti coinvolti nel progetto. Per la danza Francesca Bacchelli e Leila Terrieri; per la parte teatrale La Compagnia delle lucciole e Saverio Bari. «Molti sono gli artisti che si sono avvicinati e si stanno avvicinando alla nostra realtà.

Proprio in questi giorni abbiamo avuto contatti con la cantante Annalisa Baldi, ex concorrente di X Factor ed ospite di molti programmi televisivi, molto sensibile a queste tematiche – dice Massimiliano - In questo momento così difficile, abbiamo scelto di condividere il nostro viaggio con le tutte realtà territoriali, mettendo a disposizione le nostre risorse professionali ed artistiche.

Prima della pandemia le nostre attività venivano realizzate su tutto il territorio nazionale grazie alle collaborazioni con la Federazione Cure Palliative, Samot Onlus di Palermo, Il Rumore del lutto e tante altre realtà fuori regione. Ad oggi uno dei nostri obiettivi è supportare dal punto di vista formativo gli operatori delle rsa fortemente colpiti dalla pandemia».

L’arte è bellezza, è vita, strumento prioritario per il raggiungimento del benessere soggettivo e della collettività. «Nulla si improvvisa, nulla accade per caso, ogni progetto, ogni evento richiede sforzi importanti da parte di tutti noi – conclude Cruciani - Il punto di forza delle cure palliative è l’equipe e la vera forza di Zero K è racchiusa nello spirito di squadra, nella continua ricerca della condivisione e del confronto». Per maggiori informazioni: associazionezerok.it. —
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