Lama Mocogno. L’ultimo sogno di Marcello Fiorentini: la scalata al Monte Bianco

Il 33enne travolto dalla valanga era già salito sul Rosa e non si voleva fermare Pasini: «Aveva esperienza, è stata fatalità». Tanti amici commossi per l’addio

Daniele Montanari

Lama Mocogno. Il Monte Bianco. Stava preparando la salita sul Monte Bianco, Marcello Fiorentini, il 33enne travolto sabato da una valanga mentre con due amici stava facendo un’escursione sul Monte Giovo. Lo ha rivelato il sindaco Giovanni Battista Pasini nelle sue commosse parole di saluto, ieri al funerale. Un momento denso di commozione a Montecenere, il suo paese natìo, dove si sono radunate 150 persone (in maggior parte fuori dalla chiesa per garantire il distanziamento) per l’addio a questo sfortunato ragazzo. Perché sfortuna è stata, o destino o fatalità, come la si voglia chiamare .



«Non è stato un azzardo, ma una tragica fatalità - ha sottolineato Pasini - Marcello era un escursionista molto esperto: ho saputo che aveva già scalato il Monte Rosa e stava pianificando l’ascesa sul Monte Bianco, con il suo fidato compagno di cordata. Quel che è successo è una tragedia così grande che può essere interiorizzata solo nel silenzio». E in silenzio - ammutolita, commossa e ancora incredula - è rimasta la folla, che ha iniziato a radunarsi ben prima della cerimonia attorno alla chiesetta.

Tanti compaesani (anche l’ex sindaco Luciana Serri), giunta e consiglieri, ma anche tanti ex compagni di università a Ingegneria, e altri amici su amici. Strazianti gli abbracci alla fidanzata Marianna davanti al carro funebre. Così come i suoi passi dietro alla bara mentre teneva forte la mano di Augusta, la madre di Marcello, a fianco della sorella Lorella e degli altri famigliari.



Sulla bara, metri e metri avvolti di corda arancione, la corda da arrampicata che ha usato un’infinità di volte: un contrasto stridente quello tra la vitalità, lo spirito d’avventura racchiuso in quella corda, e l’immobilità della morte. Tra i fiori bianchi anche quelli degli amici fungai, altra testimonianza del suo straordinario attaccamento alla montagna.



«Mercoledì scorso abbiamo salutato un anziano di 102 anni e la sua lunga vita, quella di Marcello è stata molto breve nei suoi 33 anni, ma in questo poco tempo ha saputo amare tanto la natura e la montagna: ha saputo riconoscere la bellezza» ha detto il diacono Gino Vedovelli. «È morto a 33 anni come Cristo - ha ricordato il parroco don Romeo Venturelli - e anche lui in modo tragico. Possa incontrare nell’Aldilà questo suo coetaneo e stringersi nella sua amicizia - ha detto interrotto dalla commozione - come tante amicizie aveva stretto tra i coetanei che adesso sono qui a salutarlo». Da loro il toccante messaggio di commiato: «Chi ha avuto il privilegio di essere suo compagno, adesso vanta il pregio di vivere nel suo sogno». —

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