Carpi, The Paac lancia guardaroba da 100 vestiti “in affitto” senza obbligo di acquisto

L’idea di Alessandro Franzese: «Ogni due settimane la cliente sceglie 4 capi che può utilizzare e cambiare dopo 15 giorni»

L’idea è nata una sera, mentre Alessandro Franzese aspettava la compagna che si preparava per uscire frugando tra due armadi stracolmi di vestiti per esclamare dopo lunghe, inutili ricerche: «Non ho niente da mettere».

Franzese ha 28 anni e a Carpi aveva già maturato un’esperienza nell’azienda di abbigliamento dello zio: un paio di anni fa l’ha lasciata prima che venisse decisa la chiusura e si è gettato con coraggio in una start up con l’obiettivo di rispondere all’esigenza suggerita da quella frase «Non ho niente da mettere» che accomuna tante donne.


«Ho capito – racconta Franzese – che la vera insoddisfazione non era dovuta alla mancanza di capi ma alla staticità del guardaroba, che troppo spesso non permette di soddisfare il bisogno di esprimersi in maniera sempre rinnovata. E così è nata “The Paac”, un servizio che consente di utilizzare oltre 100 capi all’anno a una frazione del costo e del relativo impatto ambientale degli stessi». Franzese spiega che alla base di questa idea innovativa ci sono anche altre motivazioni: «Le ricerche – dice – suggeriscono che, in media, un capo viene archiviato, se così si può dire, o gettato dopo essere stato indossato solo sette volte. Con numeri così, perché mai acquistare un vestito che accantonerai dopo poche settimane e che resterà sul fondo dell’armadio per sempre? Ecco allora un modo per ovviare a questi problemi di spazio e portafogli, un servizio che consente di avere un guardaroba pressoché illimitato che però non occupa in via permanente spazio nel guardaroba e dà l’opportunità di variare stile in armonia con i desideri della giornata».

La denominazione richiama il pacco, la scatola o box che arriverà a casa con quattro vestiti scelti visitando il sito aziendale: «Capi di abbigliamento femminile – dice Franzese – che si collocano tra la fascia media e quella medio alta del mercato, escludendo il lusso. Brand come Pinko, Twin Set e tanti altri ma presto avremo Liu Jo, Eleonora Amadei. È un’idea rivoluzionaria per il settore perché porta ad abbandonare l’acquisto per indirizzare verso l’utilizzo dei canali digitali: si ha così un abbonamento per due settimane e i costi sono divisi in due fasce, una da 49 euro e l’altra da 79. In queste somme sono compresi 10 euro di credito che potranno essere utilizzati per l’eventuale acquisto definitivo di un capo. I quattro vestiti scelti arrivano a casa e per due settimane possono essere utilizzati senza limiti e senza alcun obbligo di acquisto. Rinnovando l’abbonamento, nel momento in cui arriva il corriere a casa per ritirare i 4 capi ne verrano consegnati altri 4, scelti nel frattempo dal cliente per le due settimane successive. Ecco perchè in linea teorica si parla dell’opportunità di avere oltre 100 capi all’anno a disposizione senza doverli acquistare. Poi accade che alcuni vestiti vengano anche acquistati, ma a un prezzo scontato e utilizzando i crediti accumulati con gli abbonamenti».

Chiediamo al giovane imprenditore carpigiano quale sia il valore medio dei capi che “The Paac” commercializza: «Se parliamo di valore medio – risponde Franzese – diciamo 600 euro ad ogni scatola, quindi 150 euro per ciascun capo, ma ci possono essere anche vestiti da 1.500 euro. La gamma di scelta è vasta e destinata ad ampliarsi».

Un’idea che riscontra consensi, anche se è presto per definirla vincente perchè solo dal dicembre scorso è stato avviato un vero lavoro di marketing per diffondere questa opportunità: «Spotify, Netflix e AirBnb – aggiunge Franzese – hanno rivoluzionato le rispettive industrie spostando l’attenzione sui loro servizi. The Paac farà lo stesso per l’abbigliamento». —