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Progetto modenese La rotta balcanica trova un aiuto nella rete solidale

MODENA Una catastrofe umanitaria annunciata da tempo che ci riguarda come cittadini italiani ed europei. Quello che sta accadendo in Bosnia-Erzegovina non è un’emergenza, la catastrofe in corso è dovuta ad un complesso intreccio di responsabilità e certamente non ci sono soluzioni facili.


La rotta balcanica si è aperta in modo massiccio nel 2015 e di questo è doveroso rendere consapevoli i cittadini, a volte non adeguatamente informati o vittime di una comunicazione sensazionalistica.

È questo l’obiettivo dei tre incontri online che si terranno a partire da domani, patrocinati dai comuni di Fiorano, Formigine, Maranello e Prignano sulla Secchia per comprendere e approfondire ciò che sta accadendo non lontano da noi. «Come riportato dalle cronache dell’ultimo periodo, da dopo l’incendio del Campo di Lipa avvenuto lo scorso 23 dicembre, le notizie che provengono dalla Bosnia-Erzegovina non sono per niente buone.

Purtroppo ad oggi non sono stati aperti corridoi umanitari, pur nella consapevolezza che la rotta balcanica non è solo un problema bosniaco, ma un problema europeo» afferma Roberta Biagiarelli, maker culturale ed esperta di Balcani, referente dell’associazione Babelia & C.- Progetti Culturali che promuove questa serie di incontri grazie anche al contributo di Emil Banca, anteprima 2021 della rassegna “Balcani d’Europa. Lo specchio di noi”, nata quattro anni fa per riflettere sul nostro presente (www.balcanideuropa.it).


Come denuncia Biagiarelli, parliamo di un vero e proprio lager a tre ore di macchina da Trieste, dove le persone vivono in condizioni disumane. Ad oggi non si è ancora trovata alcuna mediazione e sembra che quel poco che resta del campo di Lipa resterà in funzione.

È quindi necessario capire lo scenario per acquisire la consapevolezza che la rotta balcanica andrà avanti per molto tempo ancora, intensificando i transiti con l’arrivo della primavera.

«Abbandonare i migranti al loro destino significa abbandonare l’Europa, l’attuale crisi umanitaria è una conseguenza della politica di rafforzamento dei propri confini bloccando migliaia di persone nell’estrema periferia del territorio europeo o nei paesi confinanti, per chiudersi dentro la ‘Fortezza Europa’ – dice Biagiarelli - Eppure sono tempi in cui l’Europa invade positivamente il nostro presente di cittadini per le auspicate risoluzioni delle nostre necessità primarie, sanitarie, economiche e sociali.

Assistiamo quindi a una politica europea totalmente contradditoria che esternalizza i suoi confini lasciando i migranti fuori dalle porte di casa sua e contravvenendo a ogni suo fondamento. Questo è un problema di politica internazionale che geograficamente in questo momento lo dobbiamo affrontare noi, consapevoli che sì, c’è la rotta di mare che tutti conosciamo ma altresì ci sono tantissimi dispersi e morti anche sulla terra».


Gli aiuti umanitari sono fondamentali in termini di donazione in denaro più che di invio di materiali che causa Covid e problemi di gestione in loco non rappresentano un aiuto effettivo. «Le donazioni in denaro servono per comprare cibo che la Croce Rossa distribuisce quotidianamente a chi ne ha bisogno – spiega Roberta – Il cibo, poi, viene comprato in loco e anche questo è un modo importante per sostenere l’economia locale oltre che per far fronte alla situazione della rotta». Nel primo appuntamento di domani alle 20.45, con i diversi ospiti si cercherà di mettere a fuoco la situazione dei richiedenti asilo bloccati da mesi, e in alcuni casi da anni, sul confine tra Bosnia Erzegovina e Croazia e il perché si è giunti a questo tragico stallo. Il 23 febbraio (sempre alle 20.45) si traccerà un ragionamento geopolitico più esteso su quella che è al momento la situazione migratoria nell’area balcanica mentre l’ultimo incontro, previsto per il 26 febbraio alla stessa ora, sarà l’occasione per presentare il dossier “La Rotta Balcanica. I migranti senza diritti nel cuore dell’Europa”, realizzato dalla rete diritti in movimento RiVolti ai Balcani con alcuni suoi autori.


«I Balcani sono un luogo molto complesso e l’ultimo posto del mondo dove mettere i migranti in transito è la Bosnia, luogo già fragilissimo di suo, che ha bisogno a sua volta di assistenza - conclude Biagiarelli - C’è una presa di coscienza e di responsabilità molto più ampia che i cittadini italiani devono fare, non possiamo rimanere indifferenti perché quando il livello di violenza si alza per gli altri, è un problema per tutti». Sarà possibile seguire gli incontri sulla pagina Facebook e sul canale YouTube “Balcani d’Europa. Lo specchio di noi”. — RIPRODUZIONE RISERVATA