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Modena, i ristoratori e la zona arancione. L’appello alle istituzioni «Servono modifiche agli orari di apertura»

MODENA «Serve un cambio nella gestione della pandemia e degli orari di apertura».

Il ristoratore Giovanni Nora invita il governo che si è appena insediato a guida Draghi al tavolo delle trattative. L’invito sarà consegnato (virtualmente) al presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini.


«La settimana prossima incontreremo Bonaccini come associazione Ristoratori Modena e Provincia - anticipa Nora, vicepresidente dell’associazione e titolare del ristorante Da Enzo - e poi terremo altre conferenze a distanza con parlamentari modenesi eletti nel Partito democratico. Lo abbiamo già fatto con il Movimento 5 Stelle, che ha presentato un’interrogazione parlamentare».



Nora rilancia le posizioni espresse da Bonaccini e dall’assessore regionale alla Salute Raffaele Donini sul sistema dei colori. «I colori devono essere bypassati a livello nazionale - sostiene il vicepresidente dell’associazione - Con il sistema attuale è difficile organizzarsi».



Il ristoratore auspica tavoli tecnici allargati per far rialzare interi settori. «Per far ripartire il turismo serviranno dai 12 ai 18 mesi - prevede Nora - Anche gli alberghi dovranno ripartire con le aziende che chiamano dall’estero. Dev’essere fatta una concertazione con tutte le categorie e gli enti locali per il compensare il vuoto che ci sarà almeno per un anno a Modena, così come in tutta Italia».



Una difficoltà aggiuntiva per il settore arriva dalle nuove modalità di lavoro di molte imprese. «Lo smart working ha rimpiazzato una fetta di mercato per noi basilare - la lettura del ristoratore - Le aziende hanno risparmiato tanti soldi e hanno visto come si possono ridurre i costi con le videoconferenze da casa. Così non ci sono più alberghi, voli, ristoranti, colazioni».

Il tasto dei ristori continua a essere dolente. «Non sono stati sufficienti nemmeno per pagare la metà degli affitti nel periodo in cui siamo stati rossi», assicura Mario Schioppa dal Caffè del Collegio. Il titolare dell’attività di via San Carlo domanda al neopremier Draghi un cambio di passo.



«La chiusura obbligata alle 18 impedisce il lavoro serale - argomenta Schioppa - che per noi rappresenta l’80 per cento dell’incasso. L’asporto non serve a niente: si incassa un ventesimo di quanto servirebbe per pagare le spese». Defiscalizzare le bollette per l’emergenza una soluzione proposta dal titolare, che ricorda i dipendenti in cassa integrazione e critica il bonus monopattini. «Sono stati sprecati miliardi», giudica Schioppa. —