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CENTRI DI VICINATO IN CRISI/1. Modena. Lucchetti e abbandono ma alle Torri si resiste «Dobbiamo provarci»

Dalla dinamicità della vita pre-Covid a un lungo inverno di rinunce e chiusure «Nessun sostegno: siamo dimenticati anche se diamo servizi fondamentali»

MODENA Spirito di servizio e senso di abbandono. Ecco le due anime che si fondono nel centro di vicinato Le Torri. La primavera di sagre ed eventi che fioriva prima della pandemia lascia il posto a un inverno di saracinesche abbassate e negozi vuoti. È lo scenario di partenza per un nuovo viaggio della Gazzetta: un percorso alla riscoperta dei centri di vicinato modenesi.



I lucchetti dominano al primo piano, in cui resistono strutture storiche come i servizi sanitari e le attività di una cooperativa sociale. Ancor più lucchetti tra le attività presso il centro di vicinato al piano terra: un negozio di calzature, una parafarmacia e un’edicola hanno deciso - per ragioni diverse - di chiudere i battenti. Una nuova attività però è in arrivo nei pressi della parafarmacia. La polisportiva Gino Nasi sta predisponendo un piano di rilancio che parta dalla ristorazione. Intorno alla mappa per la ripartenza si sta sedendo il bar Le Torri, che auspica un’azione congiunta per fronteggiare la crisi. Una crisi senza precedenti a memoria di un negozio storico della zona. È la tabaccheria Moruzzi di via Viterbo.



I fratelli Marco e Maurizio Moruzzi guidano una nave collaudata da quasi cinquant’anni in un mare in tempesta. Se la ripartenza non si scruta ancora all’orizzonte, esiste per Marco Moruzzi una zavorra di cui sarebbe il caso di liberarsi: la percezione di un disinteresse da parte di chi gestisce la cosa pubblica. «L’amministrazione non sta mostrando interesse verso il centro di vicinato», dice Marco.

Da imprenditore, avrebbe qualche consiglio per rilanciare le attività della zona. «Sicuramente servirebbe una diminuzione dei costi che dobbiamo affrontare - sottolinea - perché le spese per gli immobili, la luce e il gas continuano a incidere, anche se le entrate sono più basse. Ma a Modena non sembra esserci sostegno verso il centro di vicinato. Gli interessi sembrano più rivolti verso il mondo delle cooperative. Eppure, il centro di vicinato soddisfa le necessità degli abitanti della zona, quelli che sono senza mezzi di trasporto autonomi o che per la loro età non possono raggiungere le grandi strutture».

È lo spirito di servizio che consente di affrontare le difficoltà l’uno di fianco all’altro. «Il Conad ha organizzato un servizio a domicilio quando la gente doveva restare a casa - ricorda Marco - arrivando dove non giungeva l’assistenza pubblica. Anche noi come tabaccheria siamo rimasti aperti e abbiamo dato un sostegno molto grosso. Il centro di vicinato è servito e serve per questi motivi. Ed è brutto sentirsi abbandonati dalle istituzioni. Noi comunque ci siamo, e chi vive la zona vede la nostra presenza».

L’atteso comparto Vaciglio-Morane potrebbe portare benefici con il suo sviluppo? «Vedremo - nota Marco - non sappiamo che cosa succederà in futuro, intanto dobbiamo affrontare un presente di attività che stanno chiudendo».

L’imprenditore fa un altro esempio della distanza percepita dall’amministrazione. «Ci hanno chiesto di tenere le luminarie accese per dare più luce alla zona - ricorda - e noi lo abbiamo fatto, anche per aumentare la sicurezza della zona. Nessuno però ci è venuto incontro a livello economico per sostenere le spese delle luci, accese da noi al posto del pubblico».

Il fratello Maurizio vede altri scogli ancora più insidiosi da affrontare tra poco, a causa della crisi innescata dal Covid. Ma in questo caso gli ostacoli derivano da livelli superiori rispetto al Comune.

«Lo Stato invece di ricorrere al jackpot degli scontrini e al cashback potrebbe azzerare tutte le tasse - esorta Maurizio Moruzzi - così magari le persone che hanno esercizi commerciali riuscirebbero a rimettersi in piedi. Invece no: c’è solo una sospensione per i pagamenti, che restano da saldare. Lo stesso vale per gli affitti, i dipendenti, le utenze».

Qual è la morale? «Tutti tengono duro ma non si vede un futuro - conclude Maurizio Moruzzi - e sono convinto che quando arriverà lo sblocco dei licenziamenti sarà una catastrofe». —