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Modena. Via Viterbo, Carla punta tutto sui giovani «Servono i loro investimenti Non può mancare l’edicola»

La titolare della merceria ha una visione chiara del futuro della zona «È come una famiglia ma l’amministrazione ci deve stare vicino» 

MODENA «Investire sui giovani». Tre parole, un mantra per Carla Turci. La titolare de La Merceria di via Viterbo non ha dubbi: il centro di vicinato può trovare nuova linfa ringiovanendosi.



«Il quartiere invecchia - osserva Turci - e invecchiamo noi come operatori. Continuando così, non so come potremo andare avanti». Il valore aggiunto degli affari non risiede per lei nelle transazioni economiche in sé. «Per tante persone siamo importanti e necessari - spiega l’esercente - Le aiutiamo anche con una parola, un sorriso, una chiacchiera. Ci sono tanti anziani che non possono andare nei supermercati grossi. Al contrario, da noi si sentono più tranquilli e un pochino più in famiglia. Il centro di vicinato è come un piccolo paese».

L’esercente ha ascoltato progetti di rilancio, come il ristorante-pizzeria presso la polisportiva Gino Nasi o gli eventi proposti dal bar Le Torri, una volta che saranno consentiti. «Serve anche altro - rilancia Turci - come aiutare a riaprire le attività che sono state chiuse con gli incentivi. Servono anche incentivi per i giovani. C’è bisogno di gente giovane, che abbia davanti almeno altri venti anni di attività».

Le attività ambulatoriali che si tengono al piano superiore sono viste come una manna dal cielo. Da sole non bastano. «Il quartiere avrebbe bisogno di un maggiore aiuto dell’amministrazione - domanda l’esercente - Abbiamo tante attività infatti che sono chiuse e un’importantissima è l’edicola. Ci troviamo tante persone che si sentono spaesate. Avevamo un altro giornalaio in strada Vaciglio Centro, che ha chiuso l’anno scorso. L’amministrazione non può lasciare una zona così popolosa priva di un’edicola. Occorrerebbe che l’amministrazione supportasse le attività. Siamo in zona da tanti anni e cerchiamo di reggere, ma diventa sempre più difficile». —

G.F.

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