Modena Si licenzia dopo un giorno di lavoro: «Meglio il reddito di cittadinanza»

Intervista a Fabio Poli, imprenditore della storica azienda Gruppo Sirio, che lancia l’allarme: «Un ragazzo si è licenziato dopo un giorno di lavoro. Ha detto che preferisce il reddito di cittadinanza. Non si trovano tecnici e persone motivate»

MODENA. «Ragazzo assunto ieri, oggi ha dato le dimissioni. Motivo: mi conviene stare a casa e prendere il reddito di cittadinanza. Siamo spacciati».



Un post di Facebook, eloquente e certamente anche provocatorio nella riflessione di chi oggi si trova a guidare aziende e piccole imprese. Lo ha scritto sulla sua bacheca Fabio Poli, imprenditore di un’importante azienda modenese, il Gruppo Sirio - 150 dipendenti e giro d’affari da oltre 10 milioni di euro - denunciando uno degli aspetti più problematici che il mondo del lavoro oggi sta vivendo: «Ci sono settori come il nostro - spiega Poli, direttore generale e vicepresidente del consiglio amministrazione - dove abbiamo bisogno di assumere ma non troviamo le persone adatte. Non scrivo mai sui social, e se sono arrivato a descrivere ciò che mi era appena accaduto un motivo c’è».



Ce lo spieghi.

«È indubbio che ci sono stati settori della nostra economia che sono stati martoriati dalla pandemia: penso ad esempio a ristorazione, ospitalità, sport. Noi un calo di lavoro non lo abbiamo avuto. Prosegue un trend di crescita che testimonia come, in certi settori, chi fa le cose fatte bene ha ancora opportunità. Abbiamo molto più lavoro di quello che riusciamo a fare con le nostre risorse. Sono mesi che cerchiamo persone e non ne troviamo».

Si è dato una motivazione?

«È la voglia di lavorare che manca e si dimostra solo coi fatti. In un mestiere come il nostro dove le competenze tecniche sono la base e il capitale umano è la risorsa più importante, è veramente difficile trovare persone preparate e motivate. Chi comincia non vuole fare fatica e così finisce che sfrutta aiuti statali come il reddito di cittadinanza (in media 573 euro al mese)».

È la prima volta che le capita un licenziamento dopo un giorno di lavoro?

«Un giorno sì, i precedenti erano di quattro giorni, una settimana. Ma come capita a me capita a tanti altri imprenditori che in questo momento avrebbero bisogno di assumere. Chiedete, tutti vivono situazioni così. Per un imprenditore che investe sui suoi dipendenti è mortificante. Non voglio nemmeno sottolineare che per quel dipendente era stata fatta una formazione, la visita medica, gli adempimenti burocratici per la sicurezza».

Cosa le dà più fastidio?

«Ci sono le condizioni per cui in questo Paese le persone possano guadagnare senza lavorare. Poi arrotondano facendo altre cose, molto spesso non in regola, e si campa così. Arrivano al colloquio spesso in modo premeditato. Sa cosa mi ha detto un altro ex dipendente dopo qualche settimana?».

No, dica.

«Ha chiesto che fossi io a licenziarlo così da poter accedere alla Naspi (l’indennità mensile di disoccupazione). Quando succedono queste cose penso comunque alla fortuna che ho nell’avere tutti quei dipendenti sui quali poter contare».

Qualche storia positiva allora c’è.

«Altrimenti non scommetterei sugli altri. Il peso di 150 famiglie a cui far arrivare lo stipendio si sente. C’è chi si alza alle 5 per essere da noi in orario, straniero, parla quattro lingue. O una ragazza che col diploma in mano è venuta a candidarsi: capisci subito quando c’è forza di volontà. Ma a volte i giovani italiani si nascondono fino all’ultimo e, appunto, durano un giorno...». —

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