Coronavirus. La guida ai vaccini/ Da Pfizer a Sputnik: tutti i dati disponibili su efficacia, costi, tempi e limiti di età

Dagli Usa alla Cina, ecco i farmaci per battere il Covid-19 Al momento sono solo tre quelli autorizzati in Italia A cura di GIOVANNI BALUGANI



Pfizer o Moderna, Astrazeneca o Sputnik? Di nuova generazione con mRna messaggero o tradizionale? Da dicembre siamo travolti da informazioni sui vaccini per il Coronavirus. Non che sia un male, anzi. È una fortuna poterne parlare, significa che esistono, che gli scienziati sono riusciti in un’impresa a pochi mesi dall’esplosione della pandemia. Resta, però, un fisiologico disorientamento di fronte a un dedalo così intricato di nozioni. Abbiamo chiesto di farci da guida al professor Andrea Cossarizza, immunologo dell’Università di Modena e tra i massimi esperti nazionali sui vaccini.

«Una breve premessa è necessaria – sottolinea il professor Cossarizza - per fare un po’ di luce sui diversi tipi di vaccini. Tutti i vaccini attuali si basano sul fatto che il sistema immunitario debba riconoscere una proteina di superficie del Sars-CoV-2, la proteina spike, e produca quindi anticorpi capaci di neutralizzarla, ovvero di impedire che la proteina possa legarsi al recettore Ace2 presente sulla membrana esterna delle cellule dei polmoni. In questo modo gli anticorpi neutralizzano la proprietà biologica fondamentale della spike, ovvero la sua capacità di legarsi al recettore Ace2, e quindi il virus non è capace di infettare le cellule. I vaccini hanno però alcune differenze nel modo di veicolare l’informazione al sistema immunitario. Vediamo quali».



Sono tre i vaccini al momento autorizzati in Italia, Pfizer, Moderna e Astrazeneca. I primi due sono cosiddetti di nuova generazione e contengono materiale genetico, mRna, che ha al suo interno le istruzioni per produrre la proteina del Coronavirus. In questo modo, con la vaccinazione viene fatta produrre dalle nostre cellule la proteina spike, che il sistema immunitario riconosce e contrasta.

Entrambi per essere efficaci prevedono un protocollo con due iniezioni. Per Pfizer le somministrazioni devono avvenire a circa 21 giorni di distanza, mentre per Moderna si sale a 28 giorni. L’efficacia dei due vaccini è straordinaria: 95 per cento per Pfizer, mentre per Moderna la capacità di prevenire il Covid sintomatico è del 94,1 per cento, percentuale che sale al 100 per le forme gravi. La conservazione è un altro fattore determinante: circa -70 gradi per Pfizer, tra -25 e -15 per Moderna.



L’altro vaccino al momento disponibile in Italia è Astrazeneca. A Modena da domani il personale scolastico potrà prenotare la propria dose tramite il medico di base. La conservazione, infatti, è molto più semplice rispetto agli altri due, quindi i medici potranno tenere il farmaco nei propri studi.

Astrazeneca per ora ha ricevuto da Aifa (Agenzia italiana per il farmaco) l’approvazione per essere utilizzato dai 18 fino ai 55 anni di età, anche se il limite a breve sarà alzato fino a 65 anni. Il suo meccanismo è tradizionale, in quanto già usato per altri vaccini. Utilizza una versione modificata di un comune adenovirus del raffreddore che infetta gli scimpanzé. L’efficacia mostrata dagli studi è del 59,5 per cento. Il protocollo prevede due iniezioni a distanza di 4/12 settimane.

Questi quelli utilizzabili per ora, ma ce ne sono tanti altri in fase di sperimentazione o in attesa di approvazione. Come l’italianissimo Reithera, che si basa su un adenovirus del raffreddore del gorilla. È in fase di sperimentazione presso l'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e il Centro ricerche cliniche di Verona e, se tutto andrà bene, le prime dosi potranno essere somministrate in estate. Si stima possa offrire una protezione superiore al 90 per cento. Il vaccino prevede un’unica somministrazione.

Poi c’è Sputnik, il vaccino russo, molto discusso per la scarsa trasparenza dei dati. Al momento gli studi indicano un’efficacia straordinaria, superiore al 91 per cento e pari al 100 per cento per le forme gravi. Viene somministrato in 2 dosi a 21 giorni l’una dall’altra.

Anche la Cina ha il suo vaccino, prodotto da Sinopharm: 2 dosi a 21 giorni di distanza, con un’efficacia pari al 79 per cento.

Anche un colosso come Jhonson&Jhonson è al lavoro per il suo vaccino. A differenza di quelli in uso attualmente prevede una sola somministrazione e l’efficacia sarebbe sul 66 per cento.

I costi, che non sono per il cittadino ma a carico degli Stati e dell’Unione europea, variano molto. Ad esempio quello cinese potrebbe avere un prezzo attorno ai 150 euro a dose, mentre Astrazeneca appena di 1,78. Gli altri in commercio, Pfizer e Moderna, costano all’Europa rispettivamente 12 e 14,7 euro a dose. —

 

PFIZER - BIONTECH

Il primo a essere approvato dall’Agenzia del farmaco
Ha un’efficacia straordinaria: il 95 per cento
 

Il vaccino realizzato da Pfizer-BioNTech è stato il primo a essere autorizzato dall’Agenzia italiana del farmaco. Si tratta di un vaccino di nuova generazione che contiene materiale genetico, mRNA, che ha al suo interno le istruzioni per produrre la proteina del Coronavirus. In questo modo, con la vaccinazione viene fatta produrre dalle nostre cellule la proteina spike, che il sistema immunitario riconosce e contrasta. Il vaccino viene somministrato in due iniezioni che devono avvenire a distanza di circa 21 giorni l’uno dall’altra. Gli studi mostrano che il vaccino, in generale, ha un’efficacia di circa il 95 per cento. Ricerche più recenti mostrano che è più efficace contro la variante inglese e un po’ meno contro la variante sudafricana, ma è molto presto per trarre delle conclusioni. Deve essere conservato a una temperatura intorno ai meno 70 gradi e, per questo, la Pfizer ha sviluppato contenitori con materiale isolante e ghiaccio secco, che dovrebbero garantire il mantenimento della temperatura per diversi giorni. Il costo di una dose nell’Unione europea è di 12 euro  

ASTRAZENECA

Il “tradizionale” è stato l’ultimo approvato da Aifa
Le dosi sono 2 a 4-12 settimane di distanza
 

Il meccanismo di azione del vaccino prodotto da Astrazeneca è per così dire “tradizionale”, in quanto già utilizzato precedentemente in altri vaccini. Utilizza una versione modificata di un comune adenovirus del raffreddore che infetta gli scimpanzé (dato che l’uomo non viene a contatto con questo tipo di virus, non ha prodotto anticorpi che neutralizzino l’attività del vettore virale) che contiene il materiale genetico, in questo caso Dna, della proteina spike del Sars-CoV-2. Una volta introdotto, il vettore virale non è in grado di replicarsi. Dopo la vaccinazione, viene quindi prodotta la spike, che attiva la produzione di anticorpi da parte del sistema immunitario. È l'ultimo approvato da Ema e Aifa. Gli studi mostrano un’efficacia del 59,5 per cento e sembra funzionare maggiormente negli under 55, anche se i dati sulle persone più anziane sono ancora pochi. Al momento non può essere usato sopra i 55 anni, asticella che a breve sarà alzata a 65. Non sappiamo ancora se sia efficace contro le varianti emergenti. Le dosi sono due a 4-12 settimane. Può essere conservato tra 2 e 8 gradi. È il più economico: 1,78 euro a dose

 

 
 
Prestazioni monstre: fino al 100% contro le forme gravi
All’Unione Europea costa 14,7 euro a somministrazione
 
Lo statunitense Moderna è un altro vaccino di nuova generazione che si basa su mRNA, materiale genetico che contiene le istruzioni per produrre la proteina spike del coronavirus, esattamente come il vaccino realizzato da Pfizer. L’altra analogia è che viene somministrato in due iniezioni a distanza di almeno 28 giorni l’una dall’altra. Straordinarie le prestazioni fin qui accertate. Ha un’efficacia del 94,1 per cento nel prevenire il Covid-19 sintomatico e del 100 per cento contro le forme gravi. Ricerche recenti hanno mostrato che è efficace contro tutte le variante emergenti, compresa quella inglese e quella sudafricana. Deve essere conservato a una temperatura compresa tra -25 gradi e i -15 gradi. Il che lo rende più “maneggevole” rispetto a Pfizer e non deve inoltre essere conservato in ghiaccio secco o a temperature inferiori a -40 gradi. Il costo di questo vaccino nell’Unione europea è di 14,7 euro a dose. In Italia è stato il secondo a essere approvato dopo Pfizer e può essere usato anche negli anziani.
 
 
 
Funziona con una iniezione ed è facile da conservare
Gli studi rivelano garanzie anche contro le varianti  

Da mesi anche un colosso come Jhonson&Jhonson è al lavoro per la realizzazione di un vaccino contro il Coronavirus. La multinazionale ha scelto un meccanismo di azione a Dna che si basa su un adenovirus umano, nel quale è stato innestato un gene in grado di indurre alcune cellule del corpo umano a produrre delle copie della proteina spike, la chiave d’ingresso del virus nelle cellule. Il meccanismo è lo stesso citato precedentemente per AstraZeneca. La grande differenza rispetto ai vaccini più noti al momento è che il protocollo prevede una sola iniezione e non due. Il vaccino della Johnson & Johnson sarebbe efficace in media al 66 per cento e, secondo gli ultimi studi, anche efficace contro la variante inglese, sudafricana e brasiliana. Non è stato approvato dall’Ema, ma l’agenzia europea sta definendo le tempistiche. Solo in un secondo momento toccherà ad Aifa. Come il vaccino AstraZeneca, si conserva facilmente a temperature da frigorifero (2-8°C) e questo lo rende molto conveniente. Il costo a dose è di 6,92 euro.


SINOPHARMA 

 
Realizzato in Cina, per l’Europa costi alle stelle
Pechino dichiara il successo vicino all’80 per cento

È un vaccino prodotto in Cina sotto forma di virus inattivato. Il vaccino cioè virus che vengono uccisi e mescolati ad un adiuvante (idrossido di alluminio) prima di essere iniettati nei pazienti. In questo modo si ottiene una buona risposta immunitaria e naturalmente, essendo il virus morto, non emerge alcuna infezione. La risposta in questo caso non è solo diretta contro la proteina spike, ma anche contro altre proteine del virus. Si somministra in due dosi, quindi con due iniezioni diverse a 21 giorni di distanza l'una dall'altra. Da quanto riferito dall'Istituto di Pechino la sua efficacia si attesta al 79,34 per cento. L'azienda ha fatto sapere che gli anticorpi prodotti dal vaccino «coprono tutti i virus isolati in diverse parti del mondo», quindi anche le varianti inglese, sudafricana e brasiliana. Il vaccino può essere conservato a una temperatura compresa tra i 2 e gli 8 gradi, il che lo renderebbe vantaggioso nella distribuzione e conservazione. Il costo di ogni dose potrebbe essere molto elevato per il mercato europei: circa 150 euro 

SPUTNIK V

Il primo registrato al mondo e realizzato in Russia
Percentuali altissime, ma poca trasparenza sui dati

Quello russo è il primo vaccino registrato nel mondo, ma ha suscitato e sta suscitando molte polemiche per il modo con cui sono stati presentati i risultati e la poca trasparenza dei dati. Il vaccino russo si basa su due diversi vettori adenovirali umani che permettono una risposta immunitaria più forte e a più lungo termine rispetto ai vaccini che utilizzano uno stesso vettore. Gli studi indicano un'efficacia al 91,4 per cento e al 100 per cento per le forme gravi. Non è ancora chiaro se questo vaccino russo funzioni contro le varianti emergenti che stanno preoccupando il mondo – e questo è comunque un problema comune a tutti gli altri vaccini. Viene somministrato in due dosi separate a distanza di 21 giorni l'una dall'altra. Invece, le modalità di conservazioni sono piuttosto semplici: precisamente a una temperatura compresa tra i 2 e gli 8 gradi. È difficile poter stabilire il costo a dose per l’Unione europea, l’ipotesi è che possa essere fissato attorno agli 8 euro. Diversi Paesi, anche europei,stanno pensando se acquistarlo.

 

REITHERA

L’orgoglio made in Italy: si stima un’efficacia del 90%
Potrebbe essere pronto in estate, basta una sola dose

Anche i ricercatori italiani sono al lavoro per la realizzazione di un vaccino che potrebbe essere la svolta per avere forniture maggiori nel nostro Paese. Reithera è il vaccino made in Italy che si basa su un adenovirus del raffreddore del gorilla, con cui l’uomo non è venuto a contatto, all’interno del quale viene inserito il Dna della proteina spike del Sars-CoV-2. Anche in questo caso, l’obiettivo è quello di “insegnare” al sistema immunitario ad attaccare questa proteina e quindi a neutralizzare i virus. È in fase di sperimentazione presso l’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e il Centro ricerche cliniche di Verona e, se tutto andrà bene, le prime dosi potranno essere somministrate in estate. Gli studi indicano che è sicuro ed efficace. Si stima possa offrire una protezione superiore al 90 per cento. Il vaccino prevede un’unica somministrazione. La conservazione avverrebbe a una temperatura tra 2 e 8 gradi Centigradi. Il costo a dose dovrebbe aggirarsi intono ai i 5-10 euro

 
 
Dall’India a Novavax, tutto il mondo è al lavoro
A breve potrebbero essere decine i farmaci pronti

Decine di aziende farmaceutiche e università nel mondo sono al lavoro per la realizzazione di vaccini per il Coronavirus. Ce ne sono almeno altri quattro già pronti, cioè che attendono solo il via libera delle autorità sanitarie per essere impiegati nella campagna di vaccinazione. Si tratta di un passaggio obbligato prima della commercializzazione. In Italia è Aifa a dover dare il via libera, mentre in Europa è l’agenzia Ema. Tra i tanti farmaci che potrebbero essere approvati a breve c’è il CoronaVac che viene realizzato da Sinovac: si basa su un virus inattivato e prevede due dosi a due settimane l’una dall’altra. Un’altra importante casa farmaceutica al lavoro è Novavax, così come è al lavoro Cansino Biologics. Non poteva mancare una forza emergente come l’India: qui si sta lavorando a Covaxin, un vaccino basato su un virus inattivato e che secondo le prime indicazioni fornite avrebbe un’efficacia molto buona. È chiaro come più vaccini saranno realizzati più la campagna vaccin © RIPRODUZIONE RISERVATA