Contenuto riservato agli abbonati

Modena Figlio morso in testa da un cane ma devono pagare le spese

La sentenza di appello ribalta la decisione del giudice ai danni della famiglia «L’importante è che il bambino stia bene, ma siamo arrivati all’assurdo»

«Nostro figlio è stato morso in testa da un cane e dobbiamo anche pagare le spese legali».

Una famiglia modenese punta il dito sulla giustizia italiana. Si sente tradita dal sistema, ma non intende proseguire nella battaglia legale. «L’importante è che nostro figlio stia bene - spiega il padre - perché a quest’ora avrebbe potuto non esserci più».


Tre estati fa il bambino stava giocando in un parchetto vicino casa. “Covid” suonava come una parola straniera e l’unico imperativo era divertirsi con gli amici. «A un certo punto è arrivato un cane di grosse dimensioni senza museruola né guinzaglio - descrive il genitore - e ha morso sulla testa il primo bambino che capitava: nostro figlio».

Le parole si accompagnano alle immagini scattate alla testa del figlio e alla denuncia presentata ai carabinieri dopo un passaggio al pronto soccorso.

Nella denuncia, il genitore si riserva il diritto di costituirsi come parte civile in un procedimento a carico del padrone del cane. Secondo quanto esposto in sede di denuncia, quest’ultimo si sarebbe allontanato dal luogo senza fornire le generalità. La famiglia modenese decide di percorrere le vie legali, presentando causa per lesioni personali colpose. Il giudice di pace esprime un verdetto di condanna, unitamente a un risarcimento (e alle spese legali) perché l’imputato è stato ritenuto responsabile oltre ogni ragionevole dubbio.

Nella sentenza si fa riferimento a minacce che sarebbero state rivolte al padre del bambino e si cita il referto medico, esibito in sede processuale. La persona imputata non si dà per sconfitta e presenta appello, vincendolo. Il ragionevole dubbio emerso da un processo all’altro risiede in diverse motivazioni, tra cui una testimonianza.

«Prima dell’appello una signora ha spiegato di aver assistito alla scena - aggiunge il genitore - e di conoscere il nome del signore. In seguito, ha chiesto di non voler essere in mezzo. Si sono appellati al fatto che la signora non ci abbia messo la faccia».

Nella sentenza di appello sono esplicitate le perplessità del giudice, tra cui l’indicazione del nome dell’imputato dopo la denuncia, presentata a carico di ignoti. Un ulteriore elemento su cui il genitore riflette è l’inattendibilità delle testimonianze dei minori. «I bambini purtroppo non possono essere chiamati in tribunale - si amareggia il padre - e la signora non ci ha messo la faccia. Il proprietario del cane non s’è nemmeno presentato prima del processo per chiedere scusa. Non s’è mai fatto vedere per dirci nulla». Il padre guarda il figlio con un sorriso e si consola: la giustizia italiana gli ha dato torto, ma può ancora coccolarsi il figlio con la moglie. —

G.F.

© RIPRODUZIONE RISERVATA