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Modena «Le risse tra ragazzi  sono ovunque I problemi sono in famiglia»

Lo scontro che ha coinvolto decine di persone e ferito un ragazzo non è il primo Tra le pensiline dell’autostazione e il mercato tutti d’accordo: «Problema sociale»

Gabriele Farina

I click per sfidarsi e l’eco delle sirene. I suoni delle scazzottate e il silenzio di alcuni genitori. Tra l’autostazione e il Novi Sad rimbombano ancora i rumori della rissa giovanile di sabato pomeriggio. Una “foto” (l’ennesima) che ispessisce un album di violenze a cui i modenesi darebbero volentieri una sfogliata in meno: «Devono intervenire i genitori», auspica Antonello Somma. Il giovane percorre il mercato a pochi metri di distanza dall’ultimo scontro, sviluppatosi tra il PalaMolza e le pensiline delle corriere. «Il problema alla base delle risse e in generale dei comportamenti dei giovani di oggi è la mancata educazione da parte dei genitori - argomenta Somma - Tale problema non è ascrivibile né al Covid né all’isolamento dovuto al Covid».


Il richiamo alle madri e ai padri non è una novità assoluta. «Senza un lavoro trasversale con le famiglie non si ottengono risultati», rilanciava tra queste pagine la psicologa modenese Francesca Scalise. Era la vigilia dello scorso Natale e la nostra città s’interrogava su una mappa di scontri estesa dal centro storico al Polo Leonardo. «Bisogna tornare alla buona educazione», l’appello di Scalise, che identifica in tanti giovani un «vuoto educativo». Concorda il giovane modenese.

«La scuola ha la sua importanza - prosegue Somma - ma i genitori devono seguire di più i ragazzi e “controllarli” di più anche sull’uso dei social. Non tutti approverebbero, ma i genitori dovrebbero controllare un attimino l’uso che fanno i ragazzi di oggi dei social».

Gli scontri “convocati” in rete, come riscontrato più volte, non rappresentano un esempio corretto. «I social sono strumenti che usati bene hanno una loro utilità - ribadisce il giovane - Il problema non è dovuto ai social». Tre insegnanti di scuola media rispondono quasi all'unisono: «Se si danno un appuntamento per una resa dei conti è un discorso, ma se diventano aggressivi con gli altri diventa un problema sociale». Fanno parte del gruppo Annalisa Renna, Grazia Maglione ed Emi Manfredi. «Sabato pomeriggio abbiamo sentito il suono delle sirene - attesta Manfredi - e ci siamo chieste cosa stesse succedendo». L’esposizione del fatto di cronaca non le rasserena. «Che bel passatempo», commenta Maglione, chiamando in causa le famiglie. «Si tende a giustificare i comportamenti sbagliati», ravvisa l’insegnante. «I ragazzi non vengono seguiti dalla famiglia con la scusa del lavoro», riprende Manfredi. Il giudizio di Renna è più elaborato. «A scuola possiamo notare che fondamentalmente c’è poco controllo da parte della famiglia - il quadro descritto dalla prima insegnante - Inoltre, è davvero cambiato il modo di concepire la scuola rispetto a quando ci andavamo noi. È tutto un approccio diverso alla scuola. Oggi la famiglia va contro l’insegnante, non c’è più la collaborazione tra genitori e docente per educare il ragazzino».

All'educazione concorrono gli insegnanti. «Per quanto la scuola si possa impegnare - lamenta Renna - è però normale che fuori dagli istituti ci siano situazioni spiacevoli. A casa non solo non c’è controllo, ma addirittura si tutelano atteggiamenti aggressivi. Lo abbiamo notato anche nei piccoli centri. Nelle scuole medie si vive in un limbo». —

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