Tour in Buon Pastore dove le case costano ma nelle zone verdi serve manutenzione

Le attività commerciali tengono duro e c’è anche chi apre Di sera le strade vuote fanno perdere il senso di sicurezza

MODENA A detta della maggior parte degli abitanti del quartiere, vivere in Buon Pastore a Modena significa abitare in una delle zone più belle, tranquille e servite della città.

Viaggio nei quartieri. Buon Pastore resiste

A pochi passi dal centro storico e costellato da piccole aree verdi, il quartiere non conosce crisi immobiliare come confermano gli agenti di vendita dell’agenzia “Tempo Casa” di viale Amendola che sono quotidianamente in giro per le vie nel reperimento di appartamenti per soddisfare l’altissima richiesta dei clienti. La crisi commerciale poi, dettata dall’emergenza sanitaria di quest’ultimo anno, benché sia stata percepita da tutte le attività della zona in modo più o meno importante, non ha comunque cambiato l’assetto commerciale del quartiere: non si sono verificate chiusure di attività, anzi, il quartiere ha beneficiato anche di una nuova apertura che sembra essere molto apprezzata dai residenti.



«Noi abbiamo aperto da pochi mesi e l’attività sta andando molto bene – conferma Damiano Carlo, uno dei titolari del "Forno pasticceria S. Agnese" di via Buon Pastore – l’attività è frutto di un progetto giovanile che ha visto l’apertura anche di un altro bar pasticceria in via Medaglie d’Oro, ma devo ammettere che in questa zona abbiamo subito iniziato a lavorare alla grande. La cosa che ci ha fatto molto piacere è che gli abitanti del quartiere si sono fidelizzati e ci hanno dato ottimi feedback, addirittura inviandoci clienti. Certo, purtroppo il debutto ha avuto anche qualche incidente di percorso: il mese scorso in piena notte abbiamo subito una rapina. Un ubriaco con un grosso sasso ha rotto la vetrina per rubare il fondo cassa. È stato più ingente il danno del vetro rotto che la refurtiva. Tanto spavento, speriamo non accada mai più».



A tal proposito non è l’unica persona che in questi ultimi mesi ha subito una rapina in zona. E benché la maggior parte degli abitanti continui a definirlo un quartiere tutto sommato sicuro, c’è anche chi ritiene che il parchetto a metà viale sia diventato luogo di spaccio e degrado. Come hanno denunciato anche alcuni passanti e il benzinaio del viale. Certamente manca manutenzione.

«Se prima portavo i miei nipoti a giocare qui – rammenta la signora Laura, che vive nel viale, purtroppo ora non mi fido più. Spesso, anche durante il giorno, si aggirano facce a mio avviso poco raccomandabili e mi è sembrato di notare un viavai sospetto. Inoltre dal lockdown a questa parte c’è molta sporcizia sulle panchine perché di notte è diventato un luogo di ritrovo di persone che si intrattengono fino a tarda ora bevendo molto».

Del resto sul problema sicurezza e desolazione serale e sul fatto che, soprattutto da quando è entrata in vigore la chiusura obbligata di bar e ristoranti entro le 18, il quartiere già nelle prime ore serali si svuoti, lo conferma anche il signor Cristiano Bassi e la signora Marta Pecchi, titolari di due attività in loco.

«Ogni sera, quando chiudo il negozio alle 19,30 – racconta Bassi – mi sale molta tristezza. Il viale si spopola non appena scende il sole, tanto che potrei chiudere già alle 18. Non era mai stato così, prima si incontravano tanti ragazzi giovani, ora più nessuno, il vuoto, tanto da provare quasi paura e camminare guardandosi alle spalle».

Questa sensazione di desolazione serale è confermata effettivamente un po’ da tutti, anche e soprattutto dai ragazzi più giovani, ma non solo. Sono infatti tanti i modenesi che rimpiangono uno dei locali storici di Modena che prima del lockdown stava andando per la maggiore: il "Caffè delle Passioni", che, annesso all’omonimo teatro ha chiuso a causa della riqualificazione della zona.

«Un pezzo di cultura modenese che se ne è andato – sostiene Angela Castelli, habitue del locale e del teatro- era un luogo unico, frequentato da gente di tutte le età. Si poteva ascoltare musica come assistere a pièce teatrali o a incontri culturali come ballare o semplicemente passare serate di chiacchiere, avvolti in un’atmosfera unica. Davvero una grande perdita per l’intrattenimento e la cultura del quartiere e della nostra città». —

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