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Cheli e il futuro dell'astronautica: «Andare su Marte per scoprire il nostro passato»

Ventincinque anni dopo la sua avventura nello spazio, Maurizio Cheli - stavolta da spettatore - ha assistito all’atterraggio del rover Perseverance su Marte, che ha sancito la partenza della missione Mars 2020 della Nasa. Il rover resterà sul Pianeta Rosso per un anno marziano (687 giorni, quasi due anni terrestri) con l’obiettivo di cercare qualsiasi traccia di vita del passato su Marte. «Io lo chiamo il paradosso dello spazio - osserva Cheli - un'attività che tutti associano al futuro, nel senso che lo spazio è un ambiente trainante per la tecnologia. Poi uno va nello spazio su Marte con delle sonde, e prossimamente con degli esseri umani, per andare al«Sla ricerca delle origini. All’idea di spazio si associa il futuro, in realtà ci si va per capire il passato».



L’uomo su Marte, una nuova sfida come quelle che ama Cheli. Orbitare per due settimane intorno alla Terra per tanti può rappresentare la fine dei sogni, cos’altro si può fare nella vita di altrettanto emozionante? Passare dallo spazio all’Himalaya. Nel 1996 a bordo dello Space Shuttle Columbia l’astronauta modenese aveva fotografato la montagna più alta del mondo. Da lassù la vista dell’Everest lo aveva affascinato a tal punto da convincerlo a conquistarne la vetta. Nel 2018, 22 anni dopo l’esperienza nello spazio, il modenese ha realizzato anche questo sogno: “Ho sempre desiderato raggiungere la cima di quella montagna. Per farlo ho trasferito la filosofia di addestramento che mi aveva accompagnato per tutta la vita prima come pilota di caccia e poi come astronauta, ad un nuovo ambiente, ad una nuova sfida». Astronauta, aviatore, avventuriero e imprenditore: Cheli è uno degli unici due uomini al mondo ad aver volato nello spazio ed essere salito in cima alla montagna più alta della terra, l’Everest. Impresa raggiunta all’alba del 17 maggio 2018, toccando la vetta quota 8848 metri: “Per me salire sul tetto del mondo è stata un’emozione talmente forte, che mi sono messo a piangere. Ci sono molti modi per raggiungere il cielo: andare nello spazio è qualcosa di incredibile, ci si va dopo tanta preparazione ma con un mezzo meccanico, sull’Everest ci sono arrivato con le mie gambe, col mio fisico. Un’impresa che fino a poco tempo prima ritenevo impossibile, eppure sono arrivato fin lassù partendo da zero”. —

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