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Zocca. Venticinque anni fa Maurizio Cheli diventava l’uomo delle stelle 

L’astronauta di Zocca ripercorre uno degli eventi emblematici della storia di Modena. Maurizio Cheli ricorda la sua missione «Coronato il sogno che avevo da bimbo»

ZOCCA. Cape Canaveral, 22 febbraio 1996. È un giovedì, 15:18 ora locale della Florida, sulla rampa di lancio 39B del Kennedy Space Center splende il sole. Scatta il conto alla rovescia, i motori del Columbia con l'astronauta modenese Maurizio Cheli a bordo iniziano ad accendersi. In Italia Pippo Baudo ferma il Festival di Sanremo per fare vedere agli italiani il lancio, da Zocca mamma e papà Cheli seguono su un maxischermo in piazza la diretta di Retequattro.

Cinque secondi prima che il Columbia si stacchi da terra Maurizio, astronauta dell’Esa e primo specialista di missione non americano del programma Space Shuttle, rileva dalla strumentazione di bordo un difetto di potenza del motore principale destro.



FALSO ALLARME

"In quei momenti non puoi avere paura - ricorda Cheli a distanza di 25 anni - perchè quella ti fa commettere degli errori. Eravamo molto tecnici e preparati, il lungo addestramento prevedeva di affrontare diversi imprevisti anche se la mancata accesione di un motore non era stata considerata tra le eventualità. Ma io e i miei sei compagni abbiamo affrontato il problema in modo razionale. Questo è lo spazio, un posto in cui l'imprevisto è sempre in agguato". Nonostante una spia indichi un (falso) calo di potenza del 40%, accesi i due booster a propellente solido la navetta decolla e inaugura la missione STS-75. Il Columbia si tuffa rapidamente tra le nuvole del cielo della Florida: un “mezzo” da 2500 tonnellate che in poco più di otto minuti e mezzo schizza da zero ad oltre 28mila chilometri all’ora.

COUNTDOWN

Per Cheli è l'inizio di un'avventura meravigliosa, secondo italiano di sempre nello spazio dopo Franco Malerba: “Il countdown è molto emozionante, un qualcosa che avevo visto solo in televisione. Un conto è vederlo da spettatore, un conto viverlo. Anche perchè rappresenta quell’istante in cui realizzi che tutto quello che hai sognato negli anni passati, quello per cui hai studiato, ti sei impegnato, hai combattuto, trova il suo compimento”. Momenti indimenticabili, vissuti con palpitazione anche da chi era a poca distanza dalla rampa di lancio, il fratello, la moglie Marianne, il sindaco di Zocca Aldo Preci e l’allora presidente della Provincia Graziano Pattuzzi. Ma anche da chi è rimasto a casa, che assiste al momento storico incollato al televisore.

IL DECOLLO

I venti secondi successivi al decollo sono tra i più lunghi della sua vita, confermato che il problema è legato solo a un sensore difettoso il sogno di Maurizio e dei suoi tre compagni dell'equipaggio può davvero prendere forma. Tolti tuta e casco, presa dimestichezza col galleggiamento per l'assenza di gravità, Cheli inserisce con rapidità i controlli nel computer di bordo per iniziare la sequenza di apertura dei portelloni della stiva di carico. E lentamente davanti si suoi occhi si spalanca uno spettacolo inimmaginabile: "Lì ho potuto apprezzare la bellezza del nostro pianeta. Stavamo sorvolando l'oceano Pacifico, ho ammirato il blu molto intenso della terra, il bianco delle nubi dell’alta atmosfera e il nero dell'universo. Un nero così intenso che non avevo mai visto in vita mia. Impressionante".

RICORDI

In quel momento nella mente di Cheli iniziano a riaffiorare ricordi dell'infanzia trascorsa nella sua Zocca dove tutto è cominciato nel 1959, il suo anno di nascita: "Un'emozione forte, ma positiva, originata dalla soddisfazione di aver coronato il sogno di un bambino con tenacia e forza di volontà. Fin da piccolo volevo volare, fare il pilota, non ho mai pensato ad altro". Sogni che hanno preso vita nel giardino della sua casa di Zocca quando col naso all'insù guardava i caccia militari che volavano a bassa quota. "I miei genitori, papà Arnaldo e mamma Eulalia, non mi davano retta, erano perplessi, loro non erano mai saliti su un aereo e si chiedevano da dove venisse questa mia passione. Non ho mai cambiato idea, ho continuato a coltivare il sogno di volare e alla fine si sono rassegnati. E quel 22 febbraio 1996 sono stati orgogliosi di me".

EMOZIONI

Dalla carriera di pilota collaudatore dell'aeronautica militare per più di quindici anni, Cheli ha virato verso quella di astronauta. Tutta “colpa” di un annuncio su un giornale: la Nasa cercava astronauti. Maurizio passa per una selezione severa che dura oltre due anni e da 1600 candidati arriva a sei: è l’unico italiano che risulta idoneo. Dopo un ulteriore, intenso addestramento con l’Esa (Ente spaziale europeo) viene assegnato ad una missione Nasa. Quella del 1996 dura due settimane, estenuanti e meravigliose: "Sembra incredibile, ma a distanza di venticinque anni sento ancora le vibrazioni e la pelle d'oca provate nel momento in cui si sono accesi i motori, sensazioni indimenticabili che restano scolpita nella memoria. Mi ricordo tutto come fosse oggi, compresa la vigilia della partenza". Tutti s'immaginano una notte insonne, in realtà gli astronauti hanno altri parametri: "In orbita dovevamo coprire l'arco delle ventiquattro ore divisi in due turni, per cui andavo a letto alle cinque del pomeriggio per svegliarmi alle due del mattino. Quindi con gli orari ero già sfasato prima del decollo. La settimana di quaratena, trascorsa in isolamento, l'abbiamo sfruttata per regolare il ciclo del sonno quindi eravamo preparati. Siamo partiti intorno alle 15,30 del pomeriggio, quindi un’ora e mezza dopo io ero già a letto...".

LA CORRIERA E VASCO

378 ore in orbita e 10 milioni e mezzo di chilometri dopo il lancio, un viaggio pazzesco per Cheli: "Da piccolo prendere la corriera da Zocca per andare a Bologna mi sembrava un tragitto interminabile e per certi versi avventuroso. Lassù nello spazio mi sono rivisto in quella corriera... credo sia inevitabile che quando uno fa delle cose di un certo tipo ripensa da dove è partito”. Ma da Zocca nella sua avventura in orbita Cheli non si è portato solo dei ricordi: “Oltre ad un gagliardetto del Comune, ho preso con me in orbita un cd di canzoni del mio compaesano Vasco Rossi. La sua musica ha fatto da colonna sonora a quella straordinaria missione”. Voglio una vita spericolata cantava il Blasco, evidentemente Cheli l’ha preso in parola....—

CHELI OGGI

“Per me lo spazio rimane un luogo di scoperta, un posto in cui fare scienza. Perchè non ci sono tornato? Per quanto ogni volo sia diverso, mi sembrava di ripetere qualcosa. Ho preferito accettare nuove sfide. In fondo credo che nella vita occorra sempre guardare avanti, mettere da parte quanto imparato dalle sfide precedenti per affrontarne di nuove. Almeno, io sono così: ho bisogno di novità”. Dopo il pilota, l’astronauta, l’alpinista e il collaudatore, adesso Maurizio Cheli vive a Torino e fa l’imprenditore: costruisce aeroplani. Oltre a gestire l’azienda, in parallelo tiene dei seminari: «Si tratta di conferenze motivazionali. Porto la mia esperienza spaziale e ne applico i principi all'organizzazione di un'azienda. Parlo di team, leadership, motivazione, di come ho affrontato l'isolamento nello spazio. Insomma, tantissimi paralleli. L’attività nello spazio può davvero rivelarsi utile all'interno di un'organizzazione aziendale”. Per chi vuole saperne di più su Cheli e le sue attività è possibile consultare il suo sito internet personale wwww.mauriziocheli.com



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