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Castelnuovo. Corrado Barani (Barchemicals) «Ambasciatore ucciso a Goma dove noi portammo acqua pulita»

«Nel luogo dell’agguato fummo fermati da miliziani armati. Ce la siamo cavata con una mancia»

Saverio Cioce

CASTELNUOVO. «Quando ho visto in televisione quello che è successo all’ambasciatore Attanasio ho sentito una fitta al cuore. Ho riconosciuto la strada dell’agguato, in quel tratto anche noi siamo stati fermati da milizie paramilitari e ce la siamo cavata con una mancia di dieci dollari, seguendo i consigli della nostra guida locale. Sono passati quindici anni da allora ma non è cambiato nulla. Gli assassini che hanno aggredito i nostri connazionali secondo me sapevano bene cosa volevano».


Chi parla è Corrado Barani, 63 anni, titolare della Barchemicals, l’azienda castelnovese famosa nel mondo per i suoi impianti di depurazione.

Guarda sul video i filmati che lo ritraggono a fianco dei missionari in un centro di accoglienza a Goma e scorrono immagini che sembrano le stesse di poche sere fa in televisione. I bambini ovunque, i soldati in mimetica con le armi spianate che scorrono ai lati della strada, la stessa dov’è avvenuto l’agguato. Dai finestrini della jeep che avanza lentamente nella strada principale si vede in un fotogramma qualcosa che potrebbe essere un posto di controllo per una delle fazioni armate che hanno tenuto per decenni, sino a oggi, in ostaggio i civili. Una guerra tra fazioni che ha fatto quattro milioni di morti dalla metà degli anni ’90 al 2000.

«Siamo arrivati a Goma nel 2002 - ricorda Barani - Nel piccolo aeroporto si sentivano ancora spari, a fianco della pista c’erano i resti di aerei distrutti. Ero lì con il comanante Bianchi per costruire un potabilizzatore per il Progetto Acqua, portato avanti dai club Rotary della nostra provincia, ovvero Frignano, Modena e Val di Secchia, e con l’appoggio economico dei soci di Emilia Romagna e Toscana. Tutto era realizzato per i salesiani che a Goma avevano realizzato un centro d’accoglienza per tremila persone al giorno. L’impianto ovviamente era in grado di offrire acqua pulita per un numero di utilizzatori tre volte superiore. Siamo tornati altre due volte e nel 2005 era tutto pronto e operativo. Negli anni successivi, quando si è guastato qualche pezzo, abbiamo mandato i ricambi. Adesso è sempre lì che funziona, per quanto mi risulta, anche grazie al personale che è stato formato. Purtroppo la situazione politica resta sempre difficile e a pagarne il prezzo sono stati i nostri connazionali».

Ogni tanto gli occhi di Barani diventano lucidi, soprattutto quando rivede i bambini dell’orfanotrofio che giocano in mezzo alle piccole vasche d’acqua a disposizione della comunità. —