Modena, il dg Brambilla: «Un anno di Covid tra dolore, lotta e responsabilità»

Il direttore dell’Ausl ha perso un fratello in Lombardia: «L’epidemia ci ha anche insegnato come migliorare» 

MODENA. Sacrifici e dolore, ma anche senso di coesione e forza nel reagire. Il direttore generale dell’Ausl Antonio Brambilla ripercorre un anno di epidemia nel Modenese, un anno che non solo ha messo a dura prova la sanità, ma anche lo spirito e la forza d’animo delle persone. Brambilla compreso.

«Il Covid mi ha portato via un fratello – ricorda con estrema compostezza – La mia famiglia è originaria della Lombardia e durante la prima ondata c’è stato il caos, l’organizzazione territoriale era carente. È stata un’esperienza che mi ha segnato. E quando sento parlare i negazionisti resto ancora più sorpreso proprio perché ho vissuto quel dolore sulla mia pelle».


Un grave lutto che non gli ha impedito di reggere l’urto e di “guidare in battaglia” l’Ausl, grazie anche alla forza dei suoi collaboratori: «Quando sei alla guida di oltre 5mila dipendenti – prosegue – senti la responsabilità. Quello che più mi ha aiutato è stato lo strenuo impegno messo in campo da tutto il nostro personale. Nessuno si è mai tirato indietro e vedere tale slancio è stato per me corroborante. Mi ha dato l’energia per continuare».

GLI INSEGNAMENTI

Dopo un anno la macchina della sanità è provata, ma si è anche rinnovata e ha imparato l’importanza della sicurezza all’interno dei reparti ospedalieri e delle strutture per anziani: «L’Italia, purtroppo, al pari della Romania era ultima nella resistenza agli antibiotici. Ciò significa che non venivano osservate alcune regole fondamentali negli ospedali, come il lavaggio delle mani o l’uso della mascherina. Ora che abbiamo recepito tali protocolli dovremo mantenerli anche per il futuro per evitare di abusare di antibiotici e l’insorgenza di batteri multiresistenti. Allo stesso modo le regole che impediscono la diffusione del Covid, impediranno la trasmissione di altre infezioni». L’altro aspetto è stato il rafforzamento del contact tracing, ossia dell’importante opera svolta dalla Sanità pubblica nel risalire la catena dei contagi. Un’operazione che Brambilla rivela essere tutto fuorché semplice: «Specie i più giovani fanno fatica nell’indicare le persone con cui hanno avuto contatti. Lo fanno per proteggere un amico o un parente, in modo che non debbano finire in isolamento anche loro». L’epidemia ha anche imposto alcune riflessioni: «Ad esempio sul ruolo dei medici di base, che nell’emergenza si sono dimostrati disponibili e pronti a tutto. Ora, però, mi chiedo se l’attuale contratto abbia ancora un senso: servono nuovi modelli come la dipendenza o l’accreditamento che superino la convenzione tra medici e Ausl».

POPOLAZIONE STRESSATA

Brambilla è consapevole che nella popolazione si sta sviluppando un fardello psicologico molto difficile da sostenere: «Soprattutto nei ragazzi – ammette – ma anche nella fascia di età fino ai 40 anni, quella che più delle altre si muove. So bene che non sono più contenti di rispettare le norme come all’inizio, ma i dati ci dicono che sono proprio loro quelli che si infettano di più. A Modena l’età media dei nuovi contagiati dell’ultimo giorno è di 39 anni. Significa che c’è ancora bisogno di rispettare le regole. Io credo che il sistema a semaforo funzioni, ma conta di più la responsabilità individuale: da piccolo mi hanno insegnato che ognuno di noi ha una responsabilità verso se stessi e verso gli altri. Se siamo entrati in zona arancione è perché c’è stato un certo innalzamento dei contagi nell’ultimo periodo: ora rispettiamo le norme, perché abbiamo le prove che funzionano».

VACCINAZIONI

Così come funzionano le vaccinazioni, anche da un punto di vista organizzativo a Modena: «Siamo in grado di tenere ritmi molto alti, ma non possiamo farlo senza le dosi necessarie. Finora è stato vaccinato l’80 per cento degli operatori sanitari e poco meno di tale percentuale del personale amministrativo. Nelle residenze per anziani siamo al 95 per cento tra gli ospiti e al 92 per cento degli operatori. Con l’aiuto delle 12 unità esterne (Usca) più una pediatrica, sono stati a oggi vaccinati a domicilio circa 1.500 anziani fragili». Ma solo se arriveranno le dosi si potrà correre di più: «Credo che la sanità da un anno a questa parte abbia fatto i miracoli», conclude Brambilla. —

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