Modena Est Ci sono anche i volontari vicini ai malati di Aids «L’impegno continua»

MODENA «Le persone immunodepresse sono più “appetibili” per il virus». Giancarlo Marchetti è il vicepresidente dell’associazione Asa 97. Dai primi anni Novanta, l’associazione si prende cura di pazienti con sindrome da immunodeficienza acquisita. L’acronimo inglese (Aids) ha rappresentato a lungo un’emergenza per cui non era possibile trovare molte risposte, così come il virus che la causa (Hiv).

«Adesso è quasi una malattia come un’altra - osserva, supportato dal personale sanitario in sede - o meglio è diventata una malattia cronica. Quando abbiamo iniziato nel 1991, i farmaci antiretrovirali non esistevano e la diagnosi di infezione da Hiv era una diagnosi di morte. Ci sono state persone rimaste positive per 30-40 anni abbastanza fortunate, perché non ha contratto infezioni. Altre invece non ce l’hanno fatta».



Dallo sport professionistico al mondo della musica gli esempi non mancano, in un senso o nell’altro. Anche Modena ha i suoi pazienti, di cui il personale sanitario e l’associazione continuano a prendersi cura nonostante la pandemia. «Le nostre attività sono cambiate drasticamente - spiega - prima svolgevamo un servizio in ospedale nel reparto di Malattie infettive. Con l’avvento del Covid, siamo stati allontanati come tutte le 24 associazioni che svolgevano un lavoro di volontariato al Policlinico».

“Lavoro di volontariato” esprime bene il concetto di chi fa dell’impegno per gli altri una missione di vita, superando tutti gli ostacoli. «Se devi accompagnare qualcuno in ospedale, lo accompagni fino all’ingresso di Malattie infettive, poi viene giù l’infermiera a “prenderlo” e tu aspetti giù. I medici e gli infermieri fanno lo stesso lavoro di prima. Sono anche gli unici ad andare a casa dei pazienti».



Un servizio in più è offerto dalla raccolta alimentare. «Raccogliamo cibo nei supermercati - riprende il vicepresidente - quando ce n’è bisogno. Molta gente è autonoma ed è un servizio svolto anche dalla Croce Blu. Lo facciamo anche noi per i nostri pazienti. Come numero siamo però purtroppo una miseria». —

G.F.

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