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Pavullo e Polinago. L’ultimo viaggio del “Carandin” tassista, ballerino e suonatore

Enzo Madrigali se n’è andato a 72 anni dopo 40 di viaggi su e giù per l’Appennino La figlia: «Uno spirito libero che ha amato la vita fino all’ultimo». Oggi il funerale

Daniele Montanari

Pavullo. Fino a due anni fa, nonostante la pensione, ha continuato tutte le volte che poteva a essere lì in centro a Pavullo, con la sua Opel Meriva ferma nel posteggio davanti all’Albergo Corsini, sempre pronto ad accogliere il passeggero con il sorriso e un po’ di chiacchiere. Sul paese, l’Italia e soprattutto la vita, che è sempre riuscito ad amare tantissimo, in tutti i vari passaggi. Adesso è partito per il suo ultimo viaggio Enzo Madrigali, per tutti “il Carandin”, tassista che per quarant’anni ha accompagnato generazioni di pavullesi, e non solo, verso destinazioni vicine e lontane.


Si è spento lunedì a 72 anni a Polinago a casa della figlia Barbara (titolare dell’Agriturismo Ca’ dei Castelli), oggi alle 10 il funerale (seguito dalle Onoranze Verucchi) nella chiesa parrocchiale di Polinago. Da tempo aveva problemi di salute, si è spento a poco a poco circondato dall’affetto dei famigliari: la moglie Mara e oltre a Barbara l’altro figlio Marco. Saranno sicuramente tanti oggi a volergli dare l’ultimo saluto, ovviamente nel rispetto delle prescrizioni anti-Covid, a partire dai musicisti delle tante orchestre in cui ha suonato, gli amici storici del ruzzolone di Monzone, quelli delle partite a briscola e gli alpini. Ma era caro anche a tanti altri tra Pavullo e circondario: lo testimoniano le centinaia di messaggi di cordoglio arrivati in poche ore su Facebook all’annuncio della morte.

È un altro pezzo di storia che se ne va, legata agli anni più belli dell’Appennino. Enzo aveva iniziato a fare il tassista a Pavullo nel 1976: è stato il secondo a conseguire la licenza in paese dopo Barbari, e ha portato in giro migliaia di persone. Dai classici passeggeri diurni a ragazzi e ragazze che andavano nelle discoteche dell’epoca (Bamboo di Pavullo, Blue Caramel e Riò di Serra, Da Martino sulla fondovalle…), il Carandin era sempre pronto a qualsiasi orario. «Ne ha viste di cotte e di crude, ma gli piaceva tanto quel mestiere perché amava la vita libera» sottolinea Barbara, che ne continua la professione: è anche lei taxista da 28 anni e autista di scuolabus, come lo è stata sua mamma Mara fino alla pensione (e dall’età di 21 anni).

Ma Enzo è stato anche molto altro, uno straordinario ballerino innanzitutto. In coppia con Mara ha vinto fior fiore di gare di ballo, anche di rilievo nazionale: «Negli anni Ottanta erano i più bravi della montagna - ricorda Barbara - a Montefiorino vinsero una gara importantissima ma brillarono anche in tante altre, a cominciare da quelle di casa al mitico Bamboo di Marino Ferrari. Quando sentivano che c’erano in gara loro due, parecchie coppie si ritiravano: in giro si erano fatti una fama eccezionale, praticamente da imbattibili».

Dalla danza alla musica, l’accostamento è immediato. E infatti Enzo è stato anche un appassionato suonatore di organino: da una festa all’altra, si univa ai gruppi con grande trasporto. Ha suonato anche con l’Orchestra Casadei, con la Castellina-Pasi, “I figli di nessuno”, “Deborah” e altre. Una passione trasmessa al figlio Marco, diventato fisarmonicista di primo piano (nel 2007 ha vinto il festival di Castelfidardo, premiato da Franco Oppini), con cui andò anche in tv alla Corrida di Corrado nel 1994. Hanno suonato tante volte assieme, lo hanno fatto anche all’ultimo Carnevale di Pavullo (prima dello stop per il Covid). Con tutta probabilità oggi non mancherà un omaggio musicale all’uscita dalla chiesa.

E ancora il tiro al piattello, un’altra grande passione in cui Enzo primeggiava: era diventato un artista nel celebre campo di Polinago gestito dal mitico Giovanni Giorgetta, scomparso un anno fa. «Tra le coppe vinte lì e quelle per il ballo non sapeva più dove metterle, e ne era orgoglioso» nota Barbara. Poi il ruzzolone assieme agli amici di Monzone, e i grandi tornei di briscola tra Pavullo e Polinago, sempre con la stessa foga. «È stato un uomo che fino all’ultimo ha amato la vita in modo straordinario - chiosa Barbara - gli piaceva stare assieme ai giovani, amava la compagnia, lo sbaraccare, il portare e il condividere momenti di gioia: dove c’era un po’ di aria pesante lui quando arrivava riusciva sempre a portare allegria. Anche per questo rimarrà indimenticabile per tante persone. Ciao papà, fai buon viaggio». —

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