Modena. «Grazie ai due defibrillatori Beppe aiuterà ancora gli altri»

Giuseppe Loschi, il medico del Modena scomparso un anno e mezzo fa a 39 anni, è stato ricordato con due donazioni: una alla Croce Blu e l’altra al centro vaccinale

Gabriele Farina

«Beppe potrà continuare a fare quello che amava: aiutare il prossimo». Giuseppe Loschi avrebbe compiuto ieri 39 anni. L’ex medico del Modena Calcio è scomparso il 14 settembre 2019 in un parcheggio di Ponte Alto, stroncato da un infarto fulminante. Da ieri mattina il suo nome rivive in due defibrillatori: uno è posto su un mezzo della Croce Blu, l’altro è in funzione in un centro vaccinale dell’Ausl.


«Abbiamo voluto ricordarlo nel giorno del compleanno - spiega con gli occhi lucidi la moglie Isabella Faenza nella sede della Croce Blu - sappiamo quanto Beppe fosse legato al mondo dell’emergenza e del volontariato. Vogliamo sostenere voi, i veri soccorritori, nella speranza che questi defibrillatori possano salvare vite». Oggi è presidente dell’associazione “Giuseppe Loschi - Beppe nel cuore”, che ha donato i due strumenti salvavita con il contributo di due aziende modenesi (Doxee e Fanton Arrigo). «Imparare l’utilizzo corretto del defibrillatore può salvare vite - assicura l’infermiera Carola Bernabei, tra i primi soccorritori di Loschi - e può aiutare tutti noi a fare la differenza». Una differenza che tutti sono chiamati a compiere in una fase delicata. «I casi sono in aumento. Sicuramente dovremo riconvertire i reparti». La previsione è della dottoressa Silvana Borsari, direttrice sanitaria dell’Ausl Modena. «Le nostre attività del 118 e dell’emergenza territoriale sono strettamente correlate a quelle di associazioni di volontariato che lavorano nell’emergenza - certifica la dottoressa - La correlazione è un valore aggiunto nella nostra provincia fondamentale». Fondamentale come rispettare le regole. «Sapevamo già purtroppo che avremmo avuto un aumento dei casi con il passaggio alla zona gialla - rimarca Borsari - Serve molta capacità da parte dei cittadini di autoregolamentarsi, di fare l’indispensabile e di avere un’attività sociale limitata. So che s’è stanchi. L’unico aspetto positivo è che siamo verso la primavera». Una primavera in cui gli stessi camici bianchi auspicano di riavvicinarsi al lavoro ordinario. «È davvero sfiancante per i professionisti ricominciare a ripulire gli spazi per riprendere le attività normali, soprattutto quelle chirurgiche - descrive la direttrice sanitaria - e poi invece ricominciare a ragionare di ritornare al punto di partenza». Si andrebbe quindi verso una nuova riconversione di reparti sanitari da ordinari a Covid. «Dobbiamo capire quanti nelle prossime ore e nei prossimi giorni», avverte Borsari. Vi sono comunque passi incoraggianti. «Abbiamo vaccinato tutte le persone nelle case residenze per anziani - evidenzia la direttrice sanitaria - e la maggior parte dei nostri professionisti. Ne abbiamo pochissimi che si stanno contagiando e il dato è per noi molto positivo». —

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