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Appennino Modenese: ciaspole e escursioni “salvano” la montagna, boom di sportivi sulla neve

Con gli impianti di risalita chiusi si stanno rivelando le alternative nei weekend

Saverio Cioce

SESTOLA. Il disco verde alle attività sportive in montagna non servirà a recuperare una stagione perduta ma potrà almeno limitare i danni, contenere il ripianamento delle spese vive. Anzi, paradossalmente, il ping pong tra divieti e aperture potrebbe rivelarsi già dal prossimo inverno un investimento, imprevisto ma importante.


Alcuni alberghi restano aperti e sperano d’intercettare tutti quelli che hanno voglia di neve, che amano le escursioni con sci e pelli di foca o con gli sci da fondo. Con le ciaspole sono tantissimi.

«Nei giorni d’apertura ho trovato il 90% della gente in coda agli impianti che non appartenevano al solito giro di frequentatori del Cimone - racconta Luciano Magnani, 61 anni, presidente del Consorzio del Cimone e per trent’anni direttore della Scuola Sci di Sestola - Non potendo andare in Trentino, facendo tre ore d’autostrada e altrettante al ritorno, tanti emiliani e romagnoli hanno riscoperto la montagna vicino a casa. Le piste innevate e le strutture, le attività sportive anche di nicchia, possono dare tante soddisfazioni anche sull’Appennino».

Detto questo Magnani è un torrente in piena. Le sue proteste arrivano dopo tre mesi, come dice lui stesso, di battaglie per ottenere a tutti i livelli l’apertura degli impianti che invece sono rimasti inesorabilmente chiusi.

«Per mesi - lamenta il presidente del Consorzio - mi sono speso assieme ad altri, in tutte le sedi, per tenere aperti gli impianti di risalita. Anche per metà gennaio noi eravamo pronti per organizzare code ordinate agli impianti, in maniera da garantire il distanziamento. E così pure avremmo ridotto al 30% la capienza». «Certo - ammette controvoglia - si possono fare tutte le specialità dello sci ma non quello da discesa che però è ammesso per chi fa agonismo. Ma se io non tengo fuori dalle piste chi fa una ciaspolata o pratica sci alpinismo rischio grosso se c’è un incidente sulle piste. Magari rischio pure la galera».

Enfasi a parte però sono tutte le discipline della neve a essere ammessa tranne che per l’attività regina, la discesa per l’appunto, che nell’anno dei Mondiali a Cortina ha riacceso l’attenzione anche degli sciatori della domenica o di metà settimana.

Persi i venti giorni a cavallo di Natale sono saltate anche le settimane bianche; con le aperture annunciate e disdette sono rimaste in piedi solo le richieste di risarcimento per chi aveva prenotato e versato la caparra. «I cinque milioni di euro di fatturato dal 9 marzo scorso mancano all’appello - conclude cupo Magnani - Vedremo cosa faranno Regione e governo con i ristori».

Chi invece va con molta cautela è Davide Pagliai, a capo di “Le Vie dei Monti” che accompagna gli escursionisti in Appennino nelle quattro stagioni. «Ci hanno telefonato in tanti in questi giorni - dice - Io però non mi sento di dire che non ci sono problemi e così pure la nostra associazione che raggruppa le guide, l’Aigae. Le ciaspole non sono un attrezzo sportivo definito come lo sci, servono a camminare nella neve fresca anche se ci sono percorsi appositi. Ma che facciamo se qualche escursionista che viene in montagna è multato?»

Le sue perplessità non sono quelle del Cai, ad esempio. Resta il fatto però che le piste per il fondo, a Frassinoro e Lama restano aperte. Lì niente assembramenti e distanziamento assicurato. —