Covid, regole dure fino a Pasqua «I commercianti modenesi sono allo stremo»

Le associazioni di categoria modenesi chiedono di poter lavorare: «Ok anche a controlli più rigidi, ma si rischia di saltare»

MODENA Restrizioni almeno fino al 6 aprile. Il Governo va verso la proroga delle misure su indicazioni del Comitato tecnico scientifico. Una decisione che trova il disaccordo delle associazioni dei commercianti modenesi che, chi con toni più severi chi meno, chiedono flessibilità. «Una pessima notizia per ristorazione, turismo e commercio – dice Tommaso Leone presidente provinciale di Confcommercio Modena – che da un anno stanno pagando un prezzo altissimo. Ci auguriamo che le nuove misure vengano stavolta comunicate con preavviso ma soprattutto che ci siano compensazioni adeguate». Non si discutono le norme sanitarie, ma Leone ritiene necessario un allentamento per consentire alle imprese di «operare in sicurezza». In gioco ci sono «intere filiere» dal turismo ai negozi dei centri storici senza dimenticare quelli «dei centri commerciali, i cui negozi sono costretti da mesi alla chiusura nei giorni più redditizi, con perdite anche oltre l'80 per cento». C’è poi il capitolo indennizzi: «Non disperiamo che arrivino presto veri e adeguati ristori e che le norme in gestazione da parte del ministro Speranza contengano aperture, come ad esempio sul tema della possibilità per i ristoranti di aprire la sera e dell’attribuzione di contributi mirati per ridurre costi fissi come gli affitti».

Un tema, quello delle aperture in sicurezza, che riprende anche Confesercenti Modena: «Le consumazioni al tavolo – sottolinea la dg Marvj Rosselli - assicurano condizioni di sicurezza e non creano assembramenti, anzi, consentono di diluire il flusso su un orario più ampio. Se il timore è che si producano assembramenti all’esterno, si devono rafforzare idonei controlli». Rosselli ritiene che «le imprese devono poter lavorare anche nella fascia serale anche nelle zone arancioni: ribadiamo la nostra disponibilità, se necessario, alla discussione di nuovi protocolli». Il ritardo della campagna vaccinale è un dramma: «Ci avevano detto che sarebbe stata “la luce in fondo al tunnel”, ma il suo ritardo (che costa 4,7 miliardi di mancato recupero dei consumi al mese), unito al proseguimento delle restrizioni, rischia di far diventare questo “tunnel” fatalmente troppo lungo per centinaia di migliaia di piccole imprese».


Alberto Papotti, segretario di Cna Modena, è convinto che «la lotta al virus sia compatibile con la possibilità di aprire alcune attività. Ad esempio, i ristoranti, almeno sino alle 22 ed eventualmente intervenendo in senso restrittivo sui protocolli, ma anche concedendo ai consumatori di andare fuori comune per servirsi del professionista di fiducia. E che, soprattutto, siano effettuati gli opportuni controlli». Papotti, nella speranza che la campagna vaccinale inizi a dare qualche risultato tangibile, ritiene fondamentale «attivare ristori da erogare velocemente e con procedure snelle. Ristori che, peraltro, non possono essere vincolati ai codici ateco, ma all’effettivo calo di fatturato delle imprese, perché molte volte anche chi può rimanere aperto di fatto non ha clienti, non ha mercato». C’è anche un peso psicologico: «Mentre negli altri Paesi si comincia a programmare la riapertura, o comunque se ne parla, qui da noi a tenere banco sono sempre e solo le limitazioni. Una situazione grave anche sul piano della tenuta sociale».

«Pensiamo – dice Carlo Alberto Rossi, segretario generale Lapam - alle grandi difficoltà che continua a vivere la ristorazione, intesa nel senso più ampio e comprendendo la filiera. Il continuo stop and go disorienta imprese e cittadini, senza contare il cospicuo spreco di materie prime». Rossi affronta poi un tema poco considerato, la pausa pranzo: «La ristorazione è anche servizio pubblico. Non dare la possibilità a chi lavora in un ufficio di mangiare in sicurezza e di fruire dei servizi igienici, ad esempio, rappresenta un problema serio per tanti lavoratori. Grazie anche alle pressioni portate dalla nostra associazione siamo riusciti ad allargare il concetto di mensa ai ristoranti e bar che hanno convenzioni con le imprese, ma questo purtroppo non basta». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA