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Modena. I fratelli Galassini comprano il Mammut

I proprietari del colosso Usco si aggiudicano l’asta per 560mila euro. L’idea è costruire una cittadella per lo sport di base

Giovanni Balugani

MODENA. Ad agosto ne aveva parlato alla Gazzetta, dicendo che era solo un’ipotesi. Ora, invece, è realtà: Paolo Galassini, con il fratello Massimo, sarà il nuovo proprietario del Mammut Club, il celebre circolo modenese che fu di Antonio Caliendo fino al fallimento del Modena Calcio.


Il crac della società sportiva travolse anche il Mammut che era stato usato dall’ex presidente come garanzia per l’iscrizione al campionato di serie C, una garanzia crollata sotto i colpi dei debiti e dei creditori, finendo nella mani del Tribunale. La quarta asta fallimentare, che ha avuto luogo ieri, è stata decisiva. Prima nessuno si era presentato, anche perché si partiva da una valutazione di 2 milioni e 321mila euro con base d’asta di 1,7 milioni di euro. Una cifra decisamente onerosa che il Tribunale ha via via tagliato fino ad arrivare all’ultima procedura con numeri molto più accessibili: prezzo di vendita 578mila euro e offerta minima 433.575.

I Galassini ne hanno messi sul tavolo 560mila, un investimento sufficiente a battere un gruppo guidato da Luca Toni e un imprenditore milanese, arrivato terzo.

Non si può ancora parlare di ufficialità. Il complesso iter potrà ritenersi concluso solo dopo l’8 marzo, ultima data valida per la presentazione di ulteriori rilanci da parte degli altri imprenditori che hanno partecipato alla gara. Un’ipotesi remota, ma che va sempre tenuta in considerazione.

E ora che ne sarà del Mammut? Se negli anni di Caliendo è stato un club esclusivo, l’idea dei fratelli Galassini, proprietari del colosso meccanico Usco, è decisamente diversa. Il progetto che Paolo aveva raccontato alla Gazzetta in estate era mirato all’inclusività, allo sport e ai ragazzi. Un’idea anche ambiziosa, quella di realizzare una cittadella dello sport, con la parola sport intesa in un senso ampio perché spesso e volentieri al Mammut si associa subito il calcio. E invece no, il futuro del Mammut sarà multidisciplinare, con spazio sì per il calcio, ma anche per il basket, la pallavolo e in generale l’attività di base dei ragazzi. Un progetto nobile, ancora più di spessore se si pensa a quanto il Coronavirus abbia penalizzato il giovani nell’attività di base.

Una sorta di villaggio olimpico, un qualcosa che a Modena si è solo immaginato finora e che richiede determinazione e investimenti, perché il Mammut non si trova in buone condizioni e necessita di importanti lavori. I fratelli Galassini potrebbero essere affiancati in questa esperienza da un altro manager, quel Livio Proli che l’estate scorsa ha lanciato un nuovo sodalizio cestistico, il MoBasket. L’amicizia tra Proli e Paolo Galassini potrebbe essere l’asse portante di questa nuova area polivalente, che sorgerà sulle ceneri del gioiello che Caliendo aveva costruito nel secolo scorso. Una pagina di Modena che si chiude, lasciando lo spazio a chi vorrà scriverne una nuova, con una trama del tutto diversa. —

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