La Mirandola-exit spacca gli altri Comuni

Finale si defila dai sette sindaci nel commentare il Tar I sindacati: «Ora dialogo». Golinelli: «Roma è con noi»

La sentenza del Tar sulla Mirandola-exit certifica anche la spaccatura interna agli altri Comuni dell’Unione. Che non ci fosse unità d’intenti lo si era percepito già nelle difficoltà di trovare una strategia comune nel ridisegnare l’ente senza Mirandola, ma adesso va annotata l’astensione di Finale da un comunicato politicamente corretto a commento della decisione dei giudici amministrativi regionali.

“Cogliamo positivamente – scrivono i sindaci di Camposanto, Cavezzo, Concordia sulla Secchia, Medolla, San Felice, San Possidonio e San Prospero – l’esito del nostro ricorso, che ha sempre avuto il solo scopo di tutelare l’ente, e con esso il personale e i servizi ai cittadini. Al tempo stesso, prendiamo atto che l’uscita dall'Unione è un obiettivo dell’attuale amministrazione mirandolese, e che questo tema rimane aperto, e non può certo essere affrontato in tutta la sua complessità e delicatezza nelle sole aule dei tribunali. Ribadiamo la volontà di costruire un’Unione a otto, progetto a cui stiamo lavorando in questi giorni, e in merito al quale restiamo disponibili al confronto con il Comune di Mirandola».


«Una sentenza chiara, che consegna alle parti una indicazione forte sulla necessità di confrontarsi nell’interesse della tenuta dei servizi, dei bilanci e della tutela dei lavoratori – dicono Massimo Tasinari e Andrea Santoiemma, sindacalisti di Cgil e Cisl – In breve, sulla necessaria tutela del bene pubblico che non appartiene a nessuna amministrazione, bensì all’intera cittadinanza. Crediamo che oggi tutti dovrebbero leggere la sentenza come uno stop ad una politica basata su azioni e reazioni, al fine di aprire una fase nuova di riorganizzazione che porti a risolvere le problematiche presenti in Ucman».

Guglielmo Golinelli, leader della Lega, è però assai critico. «Dal Tar non ci aspettavamo nulla di diverso, in quanto già con l’ordinanza cautelare di sospensione aveva anticipato quale sarebbe stata la sentenza – scrive – Ci appelleremo al Consiglio di Stato, forti delle richieste di approfondimento che aveva già manifestato, dell’ordinanza della Corte dei Conti e di quanto affermato in via informale dal Ministero competente prima di deliberare l’uscita, cioè che i 5 anni valgano solo per il ritiro dei servizi e non per il recesso dall’Unione. Non abbiamo alcuna intenzione di tornare sui nostri passi, l’Unione è un Leviatano di spese e di sprechi, che in 18 anni è ancora al primo dei tre stadi di sviluppo (avviamento) e dove i comuni hanno conferito la totalità dei servizi/funzioni solo in 14 casi su 29. Nemmeno la Mirandolexit gli ha portati a dare dimostrazione di coerenza». —