Modena. Mille persone nella tenaglia della droga «E il 2021 è già iniziato con un aumento»

L’età media delle persone seguite dal Sert adesso è di 40 anni. «Più fragilità legata alla crisi, riaffiorano i problemi»

MODENA È allarme droga a Modena, forse anche come conseguenza della crisi. Il caso del 58enne trovato morto di overdose sabato sulla panchina del parco XXII Aprile non è che la punta di un iceberg. Come del resto appare anche dal dialogo di questi giorni con i residenti, che riferiscono di un giro di spaccio che va avanti da tempo. E non certo solo qui. A Modena la droga circola, e in questo inizio 2021 già più che nel 2020, per una serie di fattori. Ne abbiamo parlato con Chiara Gabrielli, responsabile del Servizio Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Modena.

Dottoressa, quante persone seguite adesso e di che fascia di età prevalentemente?


«Presso il Servizio per le Dipendenze Patologiche di Modena sono state seguite nel 2020 oltre 1.500 persone, di cui 970 per sostanze illegali presso il Servizio Tossicodipendenze (SerT) e le Unità di Strada cittadine dedicate. Le persone in carico al SerT hanno mediamente un'età che si aggira sui 40 anni, confermando il dato stabile degli ultimi anni».

Sono aumentate?

«Si è assistito ad un trend in crescita di accessi fino al 2019, con un calo nel 2020 e una buona ripresa purtroppo in questo avvio di 2021».

C’è gente che inizia a drogarsi anche da adulto, magari anche per la crisi?

«Diciamo che affrontare nella propria vita una situazione come quella attuale ed insieme una grave patologia come è la dipendenza, rende le persone più fragili. È possibile iniziare a usare sostanze a causa della crisi, ma è più probabile un peggioramento della dipendenza pregressa che, a causa delle difficoltà, può diventare più forte o riemergere dopo un periodo tranquillo. Ma anche il contrario: alcune persone hanno deciso di smettere».

Quali sono le droghe che girano per la maggiore adesso? C’è un allarme per le sintetiche?

«Le sostanze più diffuse restano, a livello europeo, ed anche in Italia, i cannabinoidi, seguiti dalla cocaina, che crea molto allarme: è diffusa, ubiquitaria a livello sociale, molto pericolosa per gli effetti fisici, psichici e comportamentali. Non dimentichiamoci mai però dell'alcol, che è la sostanza di gran lunga più diffusa soprattutto tra i giovanissimi, insieme ai cannabinoidi. Le sostanze sintetiche (che sono moltissime) creano allarme perché da un lato sono continuamente sintetizzate e immesse sul mercato come novità, dall'altro sono “vecchi” farmaci (oppioidi), utilizzati con senso di sicurezza perché vengono sentiti come “farmaci”. Ma vengono usati lontano da qualunque forma di controllo su dosaggi e somministrazione».

Com’è la gestione di queste persone al SerT? Si riesce a fare un percorso o tendono ad abbandonare?

«Il trattamento delle persone con dipendenza è un trattamento multidisciplinare poiché la dipendenza interessa sia la salute fisica che psichica e socio-relazionale. È necessario quindi che i professionisti dei Servizi Dipendenze Patologiche (medici, infermieri, educatori, assistenti sociali, tecnici della riabilitazione psichiatrica, psicologi) si occupino di ogni persona in team di cura che possono comprendere altri professionisti dei Servizi socio-sanitari. I programmi sono diversificati a seconda dell'intensità necessaria (dai ricoveri ai progetti residenziali e semiresidenziali, a quelli ambulatoriali, a quelli di bassa soglia e di riduzione del danno). Gli abbandoni possono capitare, certo, ma le persone sanno che si può ripianificare sempre un programma all'interno della rete dei servizi. Quello che preoccupa di più è il primo accesso che, se tardivo, dopo anni di dipendenza, carica le persone di occasioni perse nello studio, nel lavoro, nelle relazioni e nella vita. Che, in molti casi, sarebbero state recuperabili». —

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