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Formigine. «Dalle rinunce economiche al peso di questa pandemia Ma ho fatto la scelta giusta»

Il primo cittadino di Formigine Maria Costi sui sette anni di mandato «Che emozione inaugurare un nuovo servizio per la comunità» 

FORMIGINA Più di una volta si è detta che le servirebbe... un commercialista - lo è lei stessa - per ricordarle che i vantaggi di quello che sta facendo sono decisamente pochi. Poi però pensa ai sorrisi dei bimbi che le dicono cosa farebbero al suo posto, o alla soddisfazione di aver inaugurato la casa della salute. Maria Costi, commercialista di Formigine, è anche il primo sindaco donna della storia del quarto Comune della provincia, che oggi conta più di 34mila abitanti.



Sindaco, partiamo dai numeri: lei quanto guadagna?

«Il mio stipendio netto da sindaco è di 1.500 euro al mese: avendo altri redditi, ho delle decurtazioni che riducono ulteriormente l’indennità netta. Senza dubbio quella economica è una rinuncia importante, per me e per tutti i sindaci della provincia e d’Italia: non è giusto che i primi cittadini, con il carico di lavoro e responsabilità che hanno, siano pagati così poco. Più di una volta mi sono detta che avrei bisogno di... un buon commercialista per ricordarmi che i conti non tornano e che avrei potuto fare altre scelte. Insomma, il tema dello stipendio c’è, e il rischio è che a voler fare il sindaco siano solo i pensionati. Una cosa sulla quale sono d’accordo invece è la regola del doppio mandato: uno solo sarebbe troppo poco per mandare avanti tante cose, ma un tempo più lungo sarebbe eccessivamente totalizzante».



Nei 7 anni di governo della città non si è mai chiesta... chi glielo ha fatto fare?

«Sì, me lo sono chiesta, ma non adesso: è successo la prima volta che sono stata eletta, forse perché mi sono resa conto della responsabilità che mi ero presa. Però poi quei dubbi sono scomparsi, e oggi sono molto soddisfatta, anche perché sono il primo sindaco donna di Formigine: prima di me erano stati tutti uomini, e su questo aspetto devo ammettere che Formigine era un po’ indietro...».

Pochi guadagni, tante responsabilità: perché fare il sindaco oggi?

«Lo si fa per passione e per spirito di servizio: fare il sindaco è un’esperienza unica ed estremamente formativa, e con la pandemia lo è ancora di più. In questo anno è cambiato molto anche per noi: un conto è occuparsi del Comune in una situazione di normalità, mentre un’altra cosa è farlo con una pandemia in corso. A maggio ragione, oggi per amministrare un Comune serve grande equilibrio tra prudenza e coraggio, cosa per nulla facile».

Rispetto ai colleghi del passato oggi avete un amico-nemico in più: com’è il suo rapporto con i social network?

«Oggi i social sono un elemento di cui non si può fare a meno, e io sono stata tra i primi sindaci che hanno aperto una pagina personale. Allo stesso tempo, Facebook e Twitter complicano la vita, perché bisogna imparare a gestire e selezionare, lasciando andare quando ci sono brutte parole o insulti, perché non bisogna abbruttirsi nel rancore. Del resto, oggi i social sono uno specchio della realtà, che spesso è sofferente. Io comunque cerco sempre di rispondere in prima persona a chi mi scrive».

Detto dei problemi, passiamo alle cose belle: cosa le piace di più del suo ruolo?

«La cosa bella di fare il sindaco è che ti occupi di tutto, e incontri tutto l’arco della vita, dai bimbi agli adulti. Certo, c’è anche chi vede il Comune in maniera negativa: per qualcuno siamo solo quelli che vengono a riscuotere Imu e Tari, dimenticando i tanti servizi che garantiamo ai cittadini».

Quali sono stati i momenti più belli in questi 7 anni?

«Le cose più belle sono gli incontri con i cittadini, ma anche l’inaugurazione di nuovi servizi, come la casa della salute, e gli incontri con i bimbi per il progetto “Casa-comune”. Ho chiesto loro cosa farebbero da sindaco, e le risposte sono state interessanti... In questi anni ho imparato a dire “sì”, e a fare tutto il possibile affinché quello di cui hanno bisogno i cittadini diventi realtà».

Non le manca il suo mestiere?

«Sì, un po’ mi manca, ma ho trovato un gruppo di giovani validi per mandare avanti lo studio. Del resto, fare il sindaco con la possibilità di tornare al proprio lavoro dà una grande libertà». —

L.G.

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