Contenuto riservato agli abbonati

Palagano Morto il nazista mai finito in carcere per le stragi, tra cui quella di Monchio

Karl Wilhem Stark aveva 101 anni  si è macchiato ed è stato accusato di eccidi commessi nel 1944 in varie località dell’Appennino Tosco-Emiliano, componente a tutti gli effetti di quella compagnia Görhing che tra il 18 marzo e il 5 maggio 1944 sterminò circa 360 persone fra le province di Modena, Reggio e Arezzo: da Costrignano, Monchio, Susano nel Modenese

PALAGANO «È rimasto nazista ed Ss fino alla morte, senza mai un pentimento. Non credo si possa perdonare». Italo Rovali, avvocato e coordinatore parenti e famigliari delle vittime della strage di Cervarolo - frazione di Villa Minozzo sull’Appennino reggiano, profondamente legata a Palagano per le stragi del 1944 - si presentò nel dicembre 2012 a Monaco di Baviera, portando con sè la sentenza di condanna all’ergastolo emessa il 6 luglio 2011 dal tribunale militare di Verona, confermata in appello il 26 ottobre 2012 e poi diventata definitiva in Cassazione, il 19 marzo 2014. Ma il sergente della terza compagnia Hermann Görhing, Karl Wilhelm Stark, dopo essere stato riconosciuto da tre gradi di giustizia militare come autore dell’eccidio avvenuto il 20 marzo 1944, non ha mai scontato la pena che gli è stata inflitta dalla giustizia italiana. Né mai lo farà.

Classe 1920, Stark è morto in Germania. Il decesso risale al 14 dicembre, ma solo ieri la notizia è stata divulgata. Morto anche Alfred Stork (97 anni), ritenuto responsabile di una delle stragi sull’isola di Cefalonia nel settembre 1943 contro i militari della Divisione Acqui. Erano gli ultimi due tedeschi superstiti condannati definitivamente all’ergastolo per l’uccisione indiscriminata di militari e civili italiani.


Stark si è macchiato ed è stato accusato di eccidi commessi nel 1944 in varie località dell’Appennino Tosco-Emiliano, componente a tutti gli effetti di quella compagnia Görhing che tra il 18 marzo e il 5 maggio 1944 sterminò circa 360 persone fra le province di Modena, Reggio e Arezzo: da Costrignano, Monchio, Susano nel Modenese, passando per Civago e Cervarolo, fino ad arrivare a Vallucciole, sul versante toscano.

Una lunga scia di sangue nazifascista rimasta per decenni senza giustizia, riemersa solo dopo il 1994 grazie alla scoperta del cosiddetto Armadio della Vergogna: 695 dossier e un Registro generale con 2.274 notizie di reato, raccolte dalla Procura generale del Tribunale supremo militare, relative a crimini di guerra commessi in Italia fra il 1943 e il 1945 dalle truppe nazifasciste.

Fascicoli nei quali era presente anche la strage di Cervarolo, costata la vita a 24 innocenti. Fra le vittime, anche i familiari di Italo Rovali, che perse suo zio omonimo, suo nonno all’epoca 52enne, e il bisnonno Antonio, all’epoca 84enne, che non venne risparmiato dalla ferocia nazifascista nonostante fosse infermo. Il padre, militare, si salvò perché non era in paese. Vennero risparmiati solo la nonna e un altro zio che aveva due anni.

Le ultime notizie sul sergente Stark risalivano a giugno 2018, quando una troupe del Tg1 si recò nel sobborgo di Monaco, trovandosi di fronte un anziano contrariato e reticente. La stessa reticenza che incontrò anni prima Rovali, che ora ricorda: «Si nascondeva in casa come un topo nella fogna. Poteva ammettere le sue colpe, invece non lo fece mai».

Oltre alla casa di Stark, a Monaco Rovali si recò anche in procura, presentando denuncia alla giustizia tedesca: «Ho portato le prove e la sentenza di condanna, dopo quattro giorni hanno aperto un procedimento, ma non è mai stato istruito – spiega – recentemente ho capito perché. Nel 1947 in Germania fu fatta una legge dove a capo di questi criminali tolsero le aggravanti: una sorta di amnistia per questi crimini contro l’umanità. In Germania non è stato mai processato, portando nella tomba i suoi segreti». —