Modena. Al PalaPanini la protesta dello spettacolo «Siamo fermi da un anno: fateci lavorare»

Sul piazzale tecnici, dj, organizzatori di eventi: «Chi dice che i teatri riaprono il 27 marzo dimostra incompetenza»

«Fateci lavorare». Sono le 21,10 di ieri quando si leva un coro di protesta davanti al PalaPanini. Lo elevano oltre quaranta donne e uomini dello spettacolo modenese. Il quattro è un numero ricorrente. Lo spazio di fronte alla biglietteria del tempio del volley ospita le telecamere di “Sempre più fuori dal coro”, programma di Rete 4.

Modena, il mondo dello spettacolo protesta: "Fateci lavorare"

Quattro è il voto massimo (in decimi) che molti darebbero all’operato della politica per un settore in forte sofferenza. #Franceschinidimettiti è uno slogan che ricorrere tra lo schermo sullo sfondo e qualche cartello sorretto dagli operatori. «Il ministro Franceschini che riapre i teatri il 27 marzo dimostra incompetenza», l’affondo di Giancleofe Puddu, titolare di Gp Eventi.


La stroncatura è spiegata poco dopo. «Per organizzare uno spettacolo il 27 marzo servono almeno trenta giorni - aggiunge Puddu - tra l’allestimento della promozione, i servizi connessi, lo scritturare l’artista per lo show. Se poi tre giorni prima, come per gli sciatori, cancelli tutto chi mi ridà i soldi che ho investito?».

Il titolare affronta il tema dei ristori («ho visto 2.200 euro in più di un anno») e riflette sugli operatori “dimenticati”. «I ragazzi per ogni spettacolo lavorano dalle 8 di mattina alle 4 dell’indomani - riflette Puddu - prendendo cinque euro all’ora».

Esprime solidarietà il dj Luca Zanarini. L’amico di Vasco Rossi ricorda bene l’emozione di Modena Park per il concerto dei record. «È un anno che siamo stati dimenticati - afferma Zanarini - Bisogna dare un segnale, anche se conta poco. Bisogna almeno far vedere che ci siamo».

Il dj offre una panoramica desolante: «Le discoteche sono chiuse, i concerti non si fanno, delle feste in piazza non si parla neanche», elenca il dj. Zanarini si rivolge a ognuno di noi. «L’unica soluzione è rappresentata dai vaccini», il monito dell’amico del rocker di Zocca. «Speriamo che l’immunità di gregge arriverà prima o poi - il commento finale di Zanarini con una punta di amarezza - Speriamo di non morire prima». Una sedia vuota lasciata ieri tra il pubblico ricorda chi non ce l’ha fatta. “L’arte non deve morire” è tra le frasi simbolo che appaiono su magliette e cartelli.

«Stanno ammazzando la nostra sapienza e la nostra intelligenza artistica - l’accusa di Robby Giusti, responsabile delle relazioni esterne della Nazionale dj - Una generazione non vivrà la musica dal vivo. Ragazzini di 10-12 anni non si appassioneranno agli strumenti. Perderemo band, artisti, dj, ballerini».

I timori espressi da Giusti risiedono nelle scelte alternative ai percorsi artistici dei giovani, come le baby gang. «La musica unisce», ricorda Giusti. «Dobbiamo stare vicini a persone che stanno soffrendo - la solidarietà del tatuatore solierese Alle Tattoo, al secolo Alessandro Bonaccorsi - Sono padri e madri di famiglia. Dobbiamo cercare di far sentire la loro voce ovunque. Il governo deve mettersi all’ascolto. Noi cerchiamo di farlo sui social con tutti gli strumenti che possiamo. Sosteniamo gli artisti e le persone che lavorano per loro». —

G.F.

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