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Modena. Morì nel cantiere: non doveva trovarsi lì

Un pensionato in visita al figlio fu ucciso da una canna fumaria precipitata durante l’installazione: assolti gli artigiani

Modena. Assolti i responsabili di tre ditte per la morte di un pensionato in un cantiere a Modena: non è stato un omicidio colposo. La decisione del giudice è arrivata a quasi dodici anni dai fatti, perché da un lato la procedura di installazione del comignolo precipitato era stata corretta e dall’altro la vittima, come si è chiarito nel corso del processo, non doveva stare in quel posto: l’accesso era per i soli addetti ai lavori.

Non ci sono quindi colpevoli né responsabilità legali per la morte di Renzo Iattici, l’83enne che nel luglio 2009 morì in un cortile recintato per lavori di via Crespellani dopo essere stato colpito da schegge di una canna fumaria precipitata per trenta metri. Canna che stava montando suo figlio, un artigiano lattoniere.


Il fatto avvenne in serata. L’anziano si trovava all’interno del cantiere su invito del figlio. I due avevano parlato per un po’. Poi Renzo Iattici è rimasto da solo. Si trovava in uno slargo del cortile di un edificio a dieci piani. Sul tetto erano in corso opere di installazione e rifacimenti di parti usurate. Una di queste parti era proprio una canna fumaria che il figlio doveva installare per conto di una ditta incaricata dall’amministratore condominiale.

Durante l’installazione, mentre veniva spinto verso l’alto, il comignolo urtò contro qualcosa sul tetto e andò a pezzi cadendo dall’alto per trenta metri e colpendo il pensionato. Non ci fu nulla da fare.

Le indagini della polizia e della Medicina del Lavoro arrivarono alla conclusione che qualcosa non era andato per il verso giusto nel montaggio della canna fumaria. La Procura chiese una perizia e la relazione indicò una procedura di installazione sbagliata. Vennero rinviati a giudizio il figlio della vittima in quanto artigiano incaricato del montaggio, la ditta assegnataria dei lavori e il responsabile della sicurezza del cantiere, difesi dagli avvocati Heinrich Stove, Andrea Stefani e Antonio Mannarino.

Il processo ha chiarito che la relazione del perito non era corretta e quindi la procedura adottata per il montaggio era corretta. Si era trattato quindi di un incidente, non di una morte dovuta a imperizia.

Ma l’aspetto più importante emerso riguardava la vittima. L’anziano era stato chiamato dentro il cantiere ma, proprio perché luogo di lavoro pericoloso, non doveva stare lì.

Il cantiere non era del tutto interdetto dall’esterno ma questo non toglie che la segnaletica indicasse il divieto di accesso ai non addetti ai lavoro. Per cui l’incidente mortale è stato dovuto a una situazione che non doveva verificarsi. Di qui l’assoluzione dall’accusa di omicidio colposo per tutti e tre gli imputati. I familiari della vittima erano già stati risarciti.