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Frassinoro. Si è girata la testa di San Pellegrino custodita nella teca «Forse è un segno»

La scoperta al termine della messa nel santuario tagliato dal confine: la parte alta del corpo ricade ancora in Emilia, i piedi invece in Toscana 

FRASSINORO La scoperta è stata fatta alla fine della messa pomeridiana di domenica 21 febbraio. Il parroco, don Fulvio Calloni, come avviene spesso si era fermato a parlare con i fedeli a proposito di alcuni interventi da fare in chiesa. Il gruppo di persone si trovava attorno al tempietto realizzato nel XV secolo dallo scultore Matteo Civitali per ospitare le spoglie dei santi Pellegrino e Bianco. È stato in quel momento che, dando uno sguardo alla teca in vetro che ospita i resti mummificati del santo che dà il nome al paese, è stato notato qualcosa di molto diverso dal solito. La testa di san Pellegrino non era dritta, con il volto verso il cielo, ma girata su un lato. La testa che ricade entro il confine emiliano, a Frassinoro, vista la linea divisoria che, com’è noto, attraversa a metà i corpi dei santi, portando i piedi in Toscana.



Del fatto è stato immediatamente informato il vescovo monsignor Paolo Giulietti, mentre in tanti si sono interrogati sul cosa potesse essere accaduto, sul perché e sull’eventuale significato di quel cambiamento. Non si è gridato al miracolo: le possibili spiegazioni potrebbero essere diverse, a partire da un lieve movimento tellurico.

Non dimentichiamoci che siamo in zona fortemente sismica, e giusto il giorno prima un terremoto di magnitudo 3,1 (quindi non fortissimo, ma nemmeno troppo debole) era stato registrato a Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze, che è si lontano, ma che si trova sulla stessa faglia che attraversa tutto l’Appennino Tosco-Emiliano. Così come le violente escursioni termiche di questo periodo potrebbero essere all’origine dell’accaduto («Quel giorno - racconta don Fulvio - quando ho celebrato messa davanti a una ventina di coraggiosi, erano 7 gradi sottozero»).

Però in tanti hanno visto lo stesso in quanto accaduto una sorta di messaggio. A memoria d’uomo, infatti, un episodio del genere si era verificato solo in altre due occasioni: la prima nel 1939, la seconda in tempi molto più recenti, nel 2013.

In due circostanze molto diverse: nel 1939 aveva preceduto di pochi mesi la tragedia della seconda guerra mondiale, nel 2013 invece aveva seguito (e probabilmente ne era stata una conseguenza) lo sciame sismico dopo il forte terremoto del 25 gennaio. Insomma, a voler interpretare quanto accaduto come un segno, facendosi trascinare emozioni, in un caso precedette un evento drammatico, nell’altro invece segnò la fine di un periodo di grande preoccupazione (e, visto il momento che stiamo attraversando, questa seconda lettura è più avvincente).

Nel 2013 fu sempre don Fulvio a risistemare la testa del santo nella corretta posizione. Pur essendo rimasto profondamente colpito da questo secondo evento, il parroco non si sbilancia in interpretazioni particolari: «Non gli darei tanto peso, è già successo.

Certo, lì per lì siamo rimasti tutti un po’ impressionati, ma credo che si sia trattato di un fatto naturale. Se poi vogliamo parlare di un segno da interpretare, beh, prendiamolo come un segno benevolo. Credo che quando i santi si rivolgono agli uomini, lo facciano sempre con benevolenza, con un sorriso». —

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